mercoledì, Gennaio 22, 2020 Anno XV
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Gli articoli sono gentile concessione di Claudio Colaiacomo: dal libro Roma Perduta e Dimenticata  Compton Netwon Editori – segui Claudio su facebook o su twitter


Lungo la sponda destra del Tevere, proprio sotto Castel Sant’Angelo, si forma ancora oggi una piccola spiaggia che d’estate si copre di erba e accoglie qualche sparuto pescatore. Qui fino agli anni Settanta si trovava uno degli stabilimenti balneari più noti in città, quello di Rodolfo Benedetti detto Er Ciriola. Non fatevi trarre in inganno da quella spiaggetta, non c’erano né ombrelloni e neppure lettini sulla sabbia. Lo stabilimento si sviluppava sopra due lunghi barconi ai quali si accedeva da una piccola passerella collegata con la terra ferma. Uno era un vecchio battello fluviale inglese, con tanto di ampia terrazza per prendere il sole, ma anche spazi per ballare, spogliatoi foderati di bizzarro velluto rosso e scalette per scendere nel fiume e fare il bagno. Erano i tempi del “biondo Tevere”, che tutt’oggi ha mantenuto il colore biondo dovuto alla tipica sabbia dorata, ma che ha purtroppo perso la balneabilità. Er Ciriola si chiamava così perché era sempre in acqua come un’anguilla, pesce che in dialetto romanesco ha lo stesso nome della forma di pane tutta romana denominata appunto “ciriola”. Continua >>

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Busto Pinelli Trestevere

Roma deve moltissimo a Bartolomeo Pinelli perché, attraverso le sue incisioni, ha raccontato Roma d’inizio Ottocento ormai quasi del tutto sparita sia materialmente sia nei costumi e atteggiamenti del popolo. È una Roma dalla quale molto dello spirito romano moderno attinge le radici e in qualche modo riusciamo ancora a percepirne il retaggio. Pinelli nasce a Trastevere in via di San Gallicano dentro un palazzo che non esiste più, demolito per permettere il passaggio di viale Trastevere. Un busto e una lapide lo ricordano oggi presso il civico diciotto. È considerato “er pittore de Trastevere” non solo per il luogo di nascita ma anche perché i soggetti da lui preferiti erano i popolani, le loro tradizioni e mestieri che a Trastevere erano di casa. Tra le prime opere, una serie di trentasei acquerelli di “Scene e Costumi di Roma e del Lazio” che gli diedero grande popolarità in città. Negli anni a seguire dipingerà migliaia di scene popolari in tutta Italia pur legando la sua fama e notorietà all’Urbe. Bartolomeo era un uomo dal carattere piuttosto irascibile e stravagante, amava girare in città con una folta capigliatura, due grossi cani e un bastone che, all’occorrenza, usava per difendersi nelle zuffe in cui di tanto in tanto si cacciava. Giggi Zanazzo racconta un buffo aneddoto: Pinelli, infastidito dal violino del vicino che abitava al piano di sotto, si andò a lamentare, ma quello gli rispose che a casa sua faceva come gli pareva. Continua >>

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Si fa un gran parlare di quale sia la zona più malfamata di Roma, quale sia il vero Bronx all’ombra del cupolone. Stilare una classifica sarebbe un’impresa piuttosto ardua, anche per la difficoltà di definire i parametri per misurare quanto una zona sia più o meno malfamata. Se prendessimo gli scippi come unità di misura, ad esempio, scopriremmo le zone del centro storico in cima alla classifica mentre per molestie domestiche dovremmo cercare più in periferia. Non è di Corviale, Laurentino 38, Tor Bella Monaca o altre aree della periferia cittadina di cui vogliamo argomentare, bensì di alcune zone considerate malfamate nella Roma del passato. Iniziamo dalla Roma più antica, qui dal tempo della Repubblica esisteva una zona dove abitava la popolazione meno abbiente. Si chiamava Suburra, e corrispondeva in gran parte all’odierno rione Monti. Si sviluppava a partire dalla zona dei Fori imperiali lungo l’odierna via Leonina e via della Madonna dei Monti. Esistevano una Suburra Minor e una Maior, quest’ultima corrispondente all’area alta attorno alla chiesa di San Pietro in Vincoli, piuttos

suburra

Suburra

to ben frequentata. La Suburra minor era il vero Bronx di Roma, malfamato, pericoloso e insalubre, non meritava neppure di essere parte della città vera e propria, era una città inferiore, una sotto-città da cui il nome Sub-Urbe, poi tramutato in Suburra e adattato nella parola italiana “suburbio” o ancora più evidentemente nella parola inglese suburb. Era un intricatissimo reticolo di vicoli, alcuni larghi appena per il passaggio di una persona, con case in legno alte fino a quattro piani, fogne all’aria aperta e acqua corrente solo per le fontanelle pubbliche, botteghe artigiane e spacci di ogni genere. Girare per la Suburra significava rischiare la vita sia per i probabili brutti incontri sia per le condizioni igieniche e di sicurezza. Un’eloquente segno di quella città minore, di quel degrado, sopravvive sorprendentemente fino ai giorni nostri.
Da via dei Fori Imperiali, guardando verso il foro di Augusto e il tempio di Marte Ultore, si vede un altissimo muro in blocchi di pietra grigia che sfiora i trentatré metri d’altezza. Fu fatto costruire in epoca imperiale proprio per proteggere dagli incendi la zona sfarzosa dei fori da quella malfamata della Suburra. Continua >>

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Rupe Tarpea

Roma è la città dei sette colli, cresciuta su altrettante alture, comprese all’interno di una cinta muraria primitiva, edificata da Servio Tullio, il sesto dei sette re. Celio, Esquilino, Viminale, Quirinale, Aventino, Palatino e Campidoglio erano i nomi dei colli che offrivano rifugio strategico, ma soprattutto salubre in posizione più elevata rispetto alle pianure infestate dalla malaria e spesso inondate dal Tevere. Ai giorni nostri non è facile rintracciare e apprezzare le alture, il fitto tessuto urbano e la sovrapposizione di vari strati nel corso dei secoli nascondono le pendici naturali, trasformandole in semplici strade in salita che attirano poca attenzione. Continua >>