lunedì, ottobre 23, 2017 Anno XV
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Edin Dzeko ha chiamato la sua prima figlia Una. Una, ovviamente, non in italian. Ma da noi suona di un umorismo involontario, indice di normalità che rifugge la presunta creatività di tanti suoi fantasiosi colleghi. Ci si aspetta che chiami il secondogenito Due, poi Tre e così via, non certo di vederlo con variopinte creste e treccine nei capelli, di tatuaggi di significato arcano, variopinte telenovelas illustrate sulla pelle. Se dovessimo scegliere un oggetto di merchandaising da vendere ispirato a Dzeko, andiamo a stento verso la maglia col numero 9. Continua >>

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Fra le immancabili stupidaggini più in voga nelle chiacchiere da bar sport, (ove “bar sport” è ormai una locuzione del tutto desueta, non ne esistono più: la gente al bar, nella comunque remota ipotesi ci si fermi, parla d’altro ed è quindi più corretta la freccia semantica “chiacchiere da radio e social network”), quella più in voga fra commentatori e seguitori delle vicende romaniste riguarda (o riguardava) la pertinace mania integralista dell’allenatore Eusebio Di Francesco.

I detrattori rimproverano al tecnico abruzzese di voler a tutti i costi adeguare le prestazioni dei suoi prodi pedatori ai suoi sacri ed inviolabili schemi, deleteri e controproducenti anche in quanto ispirati all’abito mentale del suo presunto mentore boemo. Continua >>

Sembra passato un secolo dal nostro vecchio mondo semplice dove convivevano con qualche contrasto, ma con tanto amore, sostanzialmente tre soggetti: la Città di Roma, l’AS Roma e i Tifosi di Roma e dell’ASRoma, che sono poi la stessa cosa…
Chi è romano non poteva che essere Romanista e l’ASR Roma non poteva che incarnare i valori della Città Eterna.
Ora non è più così. Decine di complicazioni. Inutili. Continua >>