martedì, gennaio 23, 2018 Anno XV
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C’è uno spazio in cui gli uomini di successo a volte si avventurano che è quello dell’arroganza e questo accade solo un momento prima che la loro arroganza si trasformi in umoristica idiozia.

Il Nostro, lo abbiamo detto la settimana scorsa, c’ha il tratto tipico del parvenù, di quello arrivato nel salotto buono per caso, che cerca di accreditarsi presso gli altri convenuti pavoneggiandosi con storie di ordinaria idiozia mischiate a qualche piccolo frammento di luogo comune. Continua >>

E’ importante esercitare la memoria perché, almeno in teoria, dovrebbe aiutarci a trasformare la vita in esperienza. Qualche anno fa, erano gli albori di Facebook, molti romanisti mettevano sul profilo la scritta “Prigionieri di Rossella” oppure “Rossella vattene”. Aspettavamo un po’ tutti che si compisse il passaggio verso una nuova proprietà perché quella vecchia, morto il grande Presidente Franco Sensi, viaggiava asfittica in un mare di debiti con un orizzonte per gran parte a parametro zero, come i giocatori che puntualmente ingaggiava. Fummo costretti a quei tempi a vedere cose che voi umani…tipo un Adriano da Circo Barnum. Altro che Serie A.

Dopo qualche vicissitudine approdò a Roma una cordata di italo-americani dai contorni incerti con una sorta di “zio Arduino” (cfr. “Arrivano i dollari”) personificato da Tommy Di Benedetto che di lì a breve cedette il suo pacchetto azionario a James Jimbo Pallotta che i più indicarono come una sorta di Re Mida in grado di trasformare in oro tutto ciò che toccava.

Attendevamo l’apoteosi. Invece. Continua >>

Per fugare il pensiero che si faccia tifo da tastiera, diciamo subito che qui non ci sono brufolosi millenials o biliosi haters. Ci stavamo, ahinoi, quando in porta c’era Panetti e Losi a terzino. C’eravamo quando ancora non c’erano i gruppi, prima del Commando, prima di Evangelisti, Marchini, Anzalone, Viola, Ciarrapico, Sensi e Mezzaroma a mezzi, Sensi, Di Benedetto e Pallotta.

A che serve? Serve a disegnare un contesto. Se si capisce bene, altrimenti ce ne faremo una ragione.

Ma perché oggi? Perché a un tiro sbagliato di una futura stella del firmamento del calcio, qua di passaggio per poco o tanto si vedrà? Perché la prestazione è diventata il paravento di un’incompiuta, l’ennesima, che ci porterà anche quest’anno al nulla. “Bello di nonna” social ci informa che usciamo a testa alta dalla Stadium. Altri, tranne il Ninja, che ci siamo andati vicini tanto così.
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La sorte c’ha sottratto oggi un grande fratello romanista che i più anziani tra noi hanno avuto occasione di conoscere e apprezzare quando ancora lo show biz non era esploso e potevi fermare un cantante per strada e scambiarci due parole.

La sua voce straordinaria c’ha regalato grandi emozioni e uno degli inni più apprezzati della AS Roma.

Addio Lando. Ora te poi annà a mette a sede sul bordo della copertura del Tempio assieme agli altri grandi Romanisti che stanno già la e dove, prima o poi, c’andremo a mette a sede tutti.