lunedì, Aprile 19, 2021 Anno XV
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Gli articoli sono gentile concessione di Claudio Colaiacomo: dal libro Roma Perduta e Dimenticata  Compton Netwon Editori – segui Claudio su facebook o su twitter


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Rupe Tarpea

Roma è la città dei sette colli, cresciuta su altrettante alture, comprese all’interno di una cinta muraria primitiva, edificata da Servio Tullio, il sesto dei sette re. Celio, Esquilino, Viminale, Quirinale, Aventino, Palatino e Campidoglio erano i nomi dei colli che offrivano rifugio strategico, ma soprattutto salubre in posizione più elevata rispetto alle pianure infestate dalla malaria e spesso inondate dal Tevere. Ai giorni nostri non è facile rintracciare e apprezzare le alture, il fitto tessuto urbano e la sovrapposizione di vari strati nel corso dei secoli nascondono le pendici naturali, trasformandole in semplici strade in salita che attirano poca attenzione.
Percorrendo il vico Jugario, proprio sotto il lato sud del Campidoglio, il più sacro dei sette colli rivela al visitatore la sua natura originaria. In questo punto le pendici formano un vero e proprio costone, una parete ripida, una difesa formidabile. Le rocce a picco ricordano quelle su cui svettano le città etrusche di Orte e Orvieto. Si comprende facilmente come mai i nostri antenati scelsero proprio quelle alture. Tra rocce e vegetazione appare il Saxum Tarpeium o Rupe Tarpea, dalla quale i romani facevano precipitare i traditori della patria condannati a morte atroce. Si trova di lato alla chiesa di Santa Maria della Consolazione, nel punto in cui iniziano i gradini che portano in cima al colle. La singolare tradizione risale a un evento mitizzato avvenuto nel IV secolo avanti Cristo. Roma era in guerra con i Sabini di Tito Tazio che pressavano per penetrare dentro la città. Nulla avrebbero potuto contro le difese, se non avessero ricevuto aiuto da Tarpeia, una vestale romana che aprì le porte. La donna tradì per ricevere in cambio oro e preziosi. La leggenda narra che i Sabini mantennero la promessa, la coprirono letteralmente di tutti i monili che avevano fino a schiacciarla. L’infausto evento avvenne presso la rupe che vediamo ancora oggi, che da quel giorno prese il nome Rupe Tarpea e divenne il luogo deputato per uccidere i traditori di Roma.


Ricordiamo sempre che gli articoli sono gentile concessione di Claudio Colaiacomo: dal libro Roma Perduta e Dimenticata  Compton Netwon Editori – segui Claudio su facebook o su twitter