sabato, Novembre 28, 2020 Anno XV
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Il 26 settembre del 1973 ci lasciava Anna Magnani.Nannarella era la mamma, la zia, la sorella maggiore, portò al mondo la nuova romanità, quella del disincanto, der “damose da fa, se dovemio da arrangià”, der “pane ar pane e vino ar vino”, delle borgate, dove tutti quelli della nostra generazione sono stati svezzati e cresciuti. La nostra romanità non è Giulio Cesare, del quale non si conoscono discendenti diretti, e neanche Giulio Andreotti se per questo, anche se con lui condividevamo fieramente le fede calcistica. La nostra romanità non è il Belli e neanche Trilussa, padri dell’idioma nostro, ma lontani nei tempi. La nostra Romanità è Nannarella, Albertone, Alvaro e Lando, Gabriella, Nino e Renatino, Paolo (panelli) e Gigi.

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Con questo memorabile incipit, Paolo Conte sintetizzava lo stupore del campagnolo che si affaccia alla grande città portuale, tutta piena di quel qualcos altro che non te lo immagini finchè non lo vedi.

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Non senza qualche affanno e qualche attimo di paura, portiamo a casa treppunti fondamentali contro un Benevento tutt’altro che scarso e a cui va il pauso di aver pure provato a vincerla.

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