lunedì, dicembre 10, 2018 Anno XV
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da forzaroma.info

Il prossimo anno i Fedayn e gli altri gruppi che seguiranno questa decisione, torneranno a ripopolare la Curva Sud, abbonandosi nuovamente

curva sud vuotaUno stadio senza la sua storica anima, privo di cori, striscioni e bandiere a colorare il settore più caldo dell’Olimpico. Un silenzio surreale che ha accompagnato quasi tutte le partite in casa della Roma, togliendo enfasi ad uno spettacolo diventato, a tratti, anche noioso.

La stagione 2015/16 verrà ricordata per essere stata quella senza la Sud ad incitare la Roma: gli ultras hanno combattuto la loro battaglia contro il prefetto Gabrielli per le multe ricevute dai tifosi e per far rimuovere le barriere che hanno diviso un intero settore.

In occasione di Roma-Chievo, però, il gruppo storico dei Fedayn ha Continua >>

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Gli articoli sono gentile concessione di Claudio Colaiacomo: dal libro Roma Perduta e Dimenticata  Compton Netwon Editori – segui Claudio su facebook o su twitter


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Le sedie stercorarie, come dice il nome, erano le antenate di epoca romana, riservate alla nobiltà, dei moderni WC. Avevano un foro nel centro per il passaggio delle deiezioni oppure, come alcuni sostengono, per facilitare il parto o più semplicemente per far scolare l’acqua dopo il bagno alle terme.

Due esemplari sono giunti fino a noi, si trovano uno al Louvre e uno nei musei vaticani. Fino alla metà del Settecento entrambe le sedie erano collocate presso la Scala Santa e avevano un ruolo di prim’ordine durante i riti d’intronizzazione del papa.Il pontefice appena eletto riceveva le chiavi della Chiesa seduto prima su una sedia poi sull’altra, un rito altamente simbolico nel nome della fertilità, umiltà e della nuova nascita.

La tradizione individua un terzo esemplare nel chiostro annesso alla basilica di San Giovanni in Laterano. Una grande sedia di marmo che però non ha nessun foro. Un impasto di tempo e racconti popolari ha dato vigore all’immaginazione facendo credere che la sedia del Laterano fosse in realtà una delle antiche sedie stercorarie. Continua >>

Jeri ho incontrato un Cane poliziotto.
Dico:- Come te va? – Dice: – benone!
Ogni ladro che vedo je do sotto. Continua >>

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Gli articoli sono gentile concessione di Paolo Leone: dai siti corrieredellospettacolo.netculturaeculture.it, e settimanale MIO 


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Cultura&Culture

Questa Arancia Meccanica teatrale è destinata a far parlare a lungo di sé. Come il romanzo di Burgess nel 1962 (pensiamo che genialità!), come il film di Kubrick nel 1971, non è solo la distopia che colpisce, impressiona e sconvolge. In questo caso c’è il lavoro registico di Gabriele Russo che travolge lo spettatore, lo tramortisce, lo spiazza al punto che diventa interessantissimo osservare le reazioni della platea oltre lo spettacolo messo in scena. Il Teatro Eliseo, nell’anno della sua rinascita, ha il coraggio di proporre una delle novità più interessanti, se non altro esteticamente, dell’intera stagione teatrale romana. Non è un adattamento del romanzo o del film, bensì del testo teatrale che lo stesso Burgess scrisse nel ’90 per la Royal Shakespeare Company, quindi con una sua drammaturgia autonoma rispetto al capolavoro cinematografico, seppur sia inevitabile un confronto nell’immaginario di ogni spettatore. Come mettere in scena una storia dai complessi risvolti, non tanto sociologici (che il teatro sa trattare agevolmente), quanto dal punto di vista delle immagini, del loro “montaggio”, per non tradire la storia violenta, profetica e angosciante di Burgess? Continua >>