martedì, Agosto 16, 2022 Anno XXI


Tutti noi veri tifosi della Roma, nessuno escluso.

Dai, guardatevi dentro, siate sinceri. Chi non ha mai sognato una vita così?! Chi non si è mai guardato allo specchio indossando la maglia della Roma, magari numero 10, prima di uscire da casa per andare allo stadio, sognando di salire le scalette che portano al campo, guardare il cielo, sentire l’odore dell’erba, il boato del pubblico e il proprio nome strillato?

Tutti. Siamo tutti Totti. Siamo tutti Totti quando, in questa vita fatta più di ingiustizie che di meriti, continuiamo a perdere le partite che vorremmo vincere, dopo aver fatto l’impossibile, giocando ai nostri massimi livelli, nel lavoro, nelle amicizie, in amore. Siamo tutti Totti perché chi ha scelto la Roma, chi ha scelto di seguire questo Capitano, ha scelto un romanticismo malinconico, a volte triste, ma incredibilmente Vero, Vivo.

Siamo tutti Totti quando vediamo qualcuno in difficoltà, nuotare nel mare in tempesta di quella che è la vita moderna e il primo pensiero sarebbe quello di andare al primo bancomat disponibile e ricoprirlo di aiuti. Noi, tutti Totti, nel profondo di un animo generoso, che daremmo la metà di quello che abbiamo.

Siamo tutti Totti anche quando sai di essere nel giusto, lavori come uno schiavo e ti comporti da persona onesta e righi dritto, eppure gli altri sono sempre li che stuzzicano, provocano, spingono. E allora siamo tutti Totti nel momento in cui chiudiamo gli occhi, ci carichiamo di energia e sferriamo quel calcio che in fondo quei provocatori, quei disonesti si meritavano. Siamo tutti Totti quando apriamo gli occhi e quel calcio non lo sferrerai mai, perché in fondo, noi della Roma, conosciamo bene la cultura della sofferenza e della sconfitta e ne facciamo la nostra forza.

Siamo tutti Totti infine quando la ragazza dei tuoi sogni, quella che è diventata tua moglie e forse ti ha dato anche dei bellissimi figli, quella donna che hai coccolato e amato per una vita, decide improvvisamente che forse le vostre strade si devono dividere, perché questa società moderna, fatta di velocità e consumo invece che di ricordi e conservazione, ti spinge a dimenticare, ad avere l’ansia del domani, ad avere tutto e subito piuttosto che essere.

E tu sei li, incredulo, Totti anche tu, che ti chiedi perché, dopo tutti questi anni di amore, non ci sia un modo per conciliare il tutto, un compromesso per entrambi, perché in amore, siamo tutti adulti e vaccinati noi che viviamo una vita vera, sempre di compromesso si parla. Ti offri di fare di più, ti metti a disposizione, di rinunciare persino a qualsiasi eventuale beneficio tu abbia avuto fino ad ora. Pur di restare uniti.

Tu, che sei Totti e che ancora credi nel romanticismo e non hai ceduto alla spirale del mondo moderno, sei rimasto il ragazzo che eri negli anni 90.

E allora noi, tutti Totti, caro Francesco, ti lanciamo una provocazione, stavolta positiva, un consiglio di un amico dall’altra parte del telefono che, come e forse più di te, vuole rivederti con il tuo amore, fosse anche soltanto per un’altra volta sola.

Proponi al tuo amore che rinuncerai a tutto, soldi compresi, pur di avere anche un’altra sola possibilità insieme. Fai capire al tuo amore che non è quello il problema. E che si fottesse la società moderna, con la sua velocità e il suo consumismo. Apri le braccia al tuo amore per far capire che sei indifeso, con nelle mani solo il tuo amore, per andarsi a prendere insieme, anche se stavolta sarai più seduto, più lento, più silenzioso, un’altra, ultima VITTORIA INSIEME.

Getta il cuore oltre Francesco. La tua Amata non potrà dirti di no, almeno questa volta.
Noi siamo tutti Totti e siamo tutti con te. Non potremmo non esserlo. Da quando ti conosciamo siamo stati sempre un’unica cosa. E lo saremo sempre.

Le vigilie, quando si parla di attesa di partite della AS Roma, sono sempre cariche di aspettative, sogni, coppe alzate al cielo, sorpassi in classifica, svolte epocali. Le nostre vigilie calcistiche sono di solito dolci come le fragole su una coppa di gelato, a 3 piani, in una calda serata estiva sul lido di Ostia. Sono sempre state così, che da che mondo è mondo, e per noi romanisti il piacere nel 90% delle volte è stato solo quello. Quello dell’attesa. Meglio di niente…

Da qualche tempo a questa parte invece, direi così ad occhio 5/6 anni, le vigilie in casa Roma sono cariche di ansia, incertezze, paure più o meno trafelate. Il dolce sapore di cui sopra è rimasto solo una sensazione in retrogusto che va pian piano scomparendo. Va scomparendo con i tifosi nostalgici, quelli che chiameremo per comodità “della vecchia guardia”. Parliamoci chiaro, da quando è arrivata la proprietà americana ha anche preso vita un nuovo modello di tifoso della Roma; quello che “vuole vincere per forza”. Continua >>

Il calcio della UEFA Champions League non è più uno sport. E’ una sfilata di multinazionali che pilotano l’andamento dei propri interessi economici ed il tutto va al di là di qualsiasi risultato sportivo meritevole. La Roma ha giocato meglio, doveva per me addirittura vincere, mancano fino a due rigori netti ed il risultato è bugiardo e condizionato. Grazie a Mister Spalletti per aver ridonato la motivazione e grazie a quelli che sul campo (non tutti) ci hanno messo la tigna. Sintesi finita.
Ed infatti non è né la partita, né il risultato sportivo stesso l’argomento di discussione. Quanto piuttosto il vero senso, la sostanza del significato che oramai avvolge l’intero mondo del calcio moderno. Il calcio è ancora uno sport? C’è ancora spazio per il miracolo sportivo? L’allenamento, il sacrificio, il gruppo unito, l’umanità, il talento pagano ancora?

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ultimalegioneromanaGrazie Roma! Ci voleva tanto?! Ci voleva tanto a buttare sul campo sudare, sangue (chiedere al povero Gyomber), tigna?
E’ stato necessario il cambio di allenatore per dare la scossa ad una squadra fino a qualche settimana fa abulica, fantasma, moscia. Ieri a Sassuolo e prima ancora con il Frosinone abbiamo visto una squadra quanto meno sana mentalmente. Sul fisicamente ci lasciamo una riserva.
Il gioco non è ancora quello spallettiano, ci mancherebbe. Il povero Lucianone nostro ha già fatto tanto ed esclusa la sconfitta di Torino ha ridato forma ad un’idea di calcio che avevamo perso l’abitudine a vedere.

Corsa, sacrificio, lavoro. Non chiedevamo altro. Oddio, qualcosa forse da chiedere ce l’avremmo. Le dimissioni in massa di chi ha portato una squadra sull’orlo del fallimento sportivo totale (almeno per quest’anno). C’è anche da dire che la squadra non è coperta in tutti i reparti e continua, a mio avviso, ad essere non equilibrata in ogni settore con buchi CLAMOROSI in alcuni ruoli e reparti.

Quello che ci aspetta è una lotta e patema d’animo (come se non ci fossimo abituati), giornata dopo giornata fino alla fine del campionato. Champions a parte, realisticamente una montagna troppo alta da scalare (cit. Venditti), ci rimane solo il campionato e il terzo posto. Una Champions che ci permetterebbe di dare una spinta alle casse, tenere i migliori e magari riportare a casa dei campioni (1 per reparto), per sperare in un futuro più roseo.

Le basi per un cammino non troppo in salita ci sono tutte. E pare anche sia tornata una perduta serenità e spensieratezza. Diamo la guida di questo viaggio (a fari spenti, siamo pure sempre La Roma), a Mr Spalletti, a Francesco e a chi ha voglia. Gli altri si facciano da parte. Non abbiamo bisogno di prime donne, fighetti da Ibiza ed affini.

Onorate almeno la maglia, visto che per della Curva Sud, ahinoi, per ora e per il futuro prossimo, rimane solo il ricordo.

Forza Sempre grande AS Roma.

Giacomo Serafini