lunedì, Aprile 19, 2021 Anno XV
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Le vigilie, quando si parla di attesa di partite della AS Roma, sono sempre cariche di aspettative, sogni, coppe alzate al cielo, sorpassi in classifica, svolte epocali. Le nostre vigilie calcistiche sono di solito dolci come le fragole su una coppa di gelato, a 3 piani, in una calda serata estiva sul lido di Ostia. Sono sempre state così, che da che mondo è mondo, e per noi romanisti il piacere nel 90% delle volte è stato solo quello. Quello dell’attesa. Meglio di niente…

Da qualche tempo a questa parte invece, direi così ad occhio 5/6 anni, le vigilie in casa Roma sono cariche di ansia, incertezze, paure più o meno trafelate. Il dolce sapore di cui sopra è rimasto solo una sensazione in retrogusto che va pian piano scomparendo. Va scomparendo con i tifosi nostalgici, quelli che chiameremo per comodità “della vecchia guardia”. Parliamoci chiaro, da quando è arrivata la proprietà americana ha anche preso vita un nuovo modello di tifoso della Roma; quello che “vuole vincere per forza”. Continua >>

Il calcio della UEFA Champions League non è più uno sport. E’ una sfilata di multinazionali che pilotano l’andamento dei propri interessi economici ed il tutto va al di là di qualsiasi risultato sportivo meritevole. La Roma ha giocato meglio, doveva per me addirittura vincere, mancano fino a due rigori netti ed il risultato è bugiardo e condizionato. Grazie a Mister Spalletti per aver ridonato la motivazione e grazie a quelli che sul campo (non tutti) ci hanno messo la tigna. Sintesi finita.
Ed infatti non è né la partita, né il risultato sportivo stesso l’argomento di discussione. Quanto piuttosto il vero senso, la sostanza del significato che oramai avvolge l’intero mondo del calcio moderno. Il calcio è ancora uno sport? C’è ancora spazio per il miracolo sportivo? L’allenamento, il sacrificio, il gruppo unito, l’umanità, il talento pagano ancora?

Continua >>

ultimalegioneromanaGrazie Roma! Ci voleva tanto?! Ci voleva tanto a buttare sul campo sudare, sangue (chiedere al povero Gyomber), tigna?
E’ stato necessario il cambio di allenatore per dare la scossa ad una squadra fino a qualche settimana fa abulica, fantasma, moscia. Ieri a Sassuolo e prima ancora con il Frosinone abbiamo visto una squadra quanto meno sana mentalmente. Sul fisicamente ci lasciamo una riserva.
Il gioco non è ancora quello spallettiano, ci mancherebbe. Il povero Lucianone nostro ha già fatto tanto ed esclusa la sconfitta di Torino ha ridato forma ad un’idea di calcio che avevamo perso l’abitudine a vedere.

Corsa, sacrificio, lavoro. Non chiedevamo altro. Oddio, qualcosa forse da chiedere ce l’avremmo. Le dimissioni in massa di chi ha portato una squadra sull’orlo del fallimento sportivo totale (almeno per quest’anno). C’è anche da dire che la squadra non è coperta in tutti i reparti e continua, a mio avviso, ad essere non equilibrata in ogni settore con buchi CLAMOROSI in alcuni ruoli e reparti.

Quello che ci aspetta è una lotta e patema d’animo (come se non ci fossimo abituati), giornata dopo giornata fino alla fine del campionato. Champions a parte, realisticamente una montagna troppo alta da scalare (cit. Venditti), ci rimane solo il campionato e il terzo posto. Una Champions che ci permetterebbe di dare una spinta alle casse, tenere i migliori e magari riportare a casa dei campioni (1 per reparto), per sperare in un futuro più roseo.

Le basi per un cammino non troppo in salita ci sono tutte. E pare anche sia tornata una perduta serenità e spensieratezza. Diamo la guida di questo viaggio (a fari spenti, siamo pure sempre La Roma), a Mr Spalletti, a Francesco e a chi ha voglia. Gli altri si facciano da parte. Non abbiamo bisogno di prime donne, fighetti da Ibiza ed affini.

Onorate almeno la maglia, visto che per della Curva Sud, ahinoi, per ora e per il futuro prossimo, rimane solo il ricordo.

Forza Sempre grande AS Roma.

Giacomo Serafini

ultimalegioneromanaLa Roma di questi tempi è un incubo dal quale ci si crede di svegliarsi e invece si continua costantemente a vivere. Il cambio di allenatore, il pareggio interno con il Verona e la sconfitta di Torino sono solo scene preannunciate di un tormento dal quale vorremmo tutti svegliarci.

Come quando, dormendo, si è coscienti che in fondo non è la realtà quella che si sta vivendo, che tra qualche ora suonerà la sveglia e tutto tornerà come prima. Ma invece no, ecco l’ennesima curva, la macchina è a tutta velocità, tu cerchi di sterzare e nulla, via giù nel vuoto, in caduta libera.

Apri gli occhi guardi l’orario, le 3.33. Ti riaddormenti, pensando positivo, speri. E riparte tutto da capo. Sei in America, a casa di un tuo lontano zio di nome James. Per pranzo una matriciana scotta e al posto del vino c’è il the freddo. Ti giri per chiedere il parmigiano e sbatti su una vetrata. Tu gridi e nessuno ti ascolta. La voce rimbalza sul vetro. Provi a scappare ma le gambe ti pesano come macigni. Apri la porta e fuori c’è il diluvio, in mezzo alla strada, da soli, un ragazzetto biondo con la maglia numero 10 che cammina da solo, triste. E’ troppo, sai che non può essere tutto vero, ti svegli, finalmente, per davvero.

L’amaro in bocca è quello del più triste lunedì mattino. Il cielo è grigio come nel sogno, le gambe pesanti e gli occhi più chiusi che aperti. Ti rendi conto, tristemente, che è tutto vero. Che un fondo di verità nel tuo incubo c’è. C’è che forse, sportivamente parlando, siamo in un punto di non ritorno. Troppo al largo per tornare a riva e troppo lontani dall’altra sponda. C’è che allora bisognerebbe rimboccarsi le maniche tutti insieme, dirigenza, staff tecnico, giocatori e tifosi per fare quadrato su questo pezzo di cuore chiamato AS Roma. Per ridarle la dignità sportiva che merita.

Come nel sogno però, è tutto un no sense continuo. La dirigenza latita, la popolarità della proprietà è ai minimi storici dai tempi di Ciarrapico, il Mister, appena arrivato, per fortuna con le spalle larghe, larghissime, arranca tra tentativi di recupero, i giocatori sembrano una scolaresca di terza media in gita per la prima volta (insomma fanno un po’ come cazzo glie pare) e i tifosi in tutto questo, mangiano leggero la sera per evitare gli incubi.

E intanto passa un’altra settimana, di un’altra stagione buttata al vento, di un’altra maglia non onorata, di un altro ricordo che si tinge di blu.

Cercando di svegliarmi da questo incubo, che a Roma chiamiamo realtà.

Forza Sempre grande Roma!

Giacomo Serafini