giovedì, febbraio 23, 2017 Anno XV
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Gli articoli sono gentile concessione di Claudio Colaiacomo: dal libro Roma Perduta e Dimenticata  Compton Netwon Editori – segui Claudio su facebook o su twitter


L’industria del mattone a Roma ha una storia millenaria che in sostanza nasce contemporaneamente alla fondazione della città. In epoca recente la produzione dei laterizi si è spostata a ridosso delle mura della Città del Vaticano, dove oggi scorre via delle Fornaci. La via deve il suo nome proprio ai forni che nel Seicento sbuffavano fumo e fiamme per creare gli elementi necessari a costruire palazzi e la nascente basilica di San Pietro.

Tra le pagine di questo libro, abbiamo già parlato della porta Fabbrica, murata, che un tempo serviva proprio per collegare la zona delle fornaci con il Vaticano. Oggi non rimane più nulla se non il nome della via e quello quasi del tutto ignorato della porta.

Raccolta Roma sparita

Raccolta Roma sparita – Via Baldo degli Ubaldi 1959

Negli anni che seguirono, le fornaci traslocarono di un paio di chilometri a nord oltre al cosiddetto monte del Gelsomino, presso un’area estesa fino a lambire l’odierno Piazzale degli Eroi e che ancora oggi preserva il nome antico, Valle dell’Inferno. Piuttosto singolare trovare una valle così denominata a pochi metri dalla città Santa! Eppure non si tratta solo di semantica, la valle era davvero infernale sia nell’aspetto e sia nelle condizioni di vita di chi ci abitava. Se ci fossimo affacciati dalle mura vaticane due secoli fa, magari al crepuscolo, la scena sarebbe stata inquietante. Decine di casolari e ciminiere illuminate dal bagliore del fuoco vivo, colonne di fumo e gente in perenne movimento, sudicia, intenta nel trasporto di argilla, carbone e mattoni su carrocci di legno. Una di quelle ciminiere è ancora sorprendentemente in piedi, ma per poco se qualcuno non interviene con urgenza. Si trova in via Baldo degli Ubaldi a ridosso del cavalcavia ferroviario. È quel che resta della fornace di Girolamo Veschi, uno dei più importanti produttori di allora.

Fu un esempio industriale di eccellenza, non solo per la qualità del prodotto ma anche per il rapporto tra la proprietà e i dipendenti. Lenin in persona la citò come esempio positivo di relazione operaio-padrone nella società capitalista.

È pur vero che molti di quegli operai erano immigrati che, seppur ben trattati in fabbrica, spesso vivevano in condizioni piuttosto precarie, alloggiati in una sorta di favelas alla romana tra le sterpaglie del monte Ciocci, ben raccontata da Ettore Scola nel film del 1976 Brutti sporchi e cattivi. Chiudiamo con un’informazione per gli appassionati delle cacce agli antichi tesori. I mattoni prodotti da Veschi erano marchiati con il nome della fornace, fate attenzione se vi trovate in vecchi edifici, magari in ristrutturazione, potreste imbattervi in quei mattoni, cotti tra le fiamme della Valle dell’Inferno. Intanto, ecco una “dritta”: nei sotterranei di San Crisogono, aperti al pubblico, troverete alcuni di quei laterizi che uno sull’altro hanno innalzato una buona parte della città.

Luoghi del film
Il film è girato quasi completamente a Roma, nella zona di Monte Ciocci, dal nome del casale di Ciocci, Torre di guardia, esattamente dopo la Scuola Agraria di via Domizia Lucilla; da qui il panorama che si affaccia sulla Cupola di San Pietro e l’Olimpica. La zona era stata, fino al 1977, veramente occupata da baracche piene di sbandati e di operai che lavoravano presso i cantieri di via Baldo degli Ubaldi e Boccea.


Ricordiamo sempre che gli articoli sono gentile concessione di Claudio Colaiacomo: dal libro Roma Perduta e Dimenticata  Compton Netwon Editori – segui Claudio su facebook o su twitter