mercoledì, Gennaio 22, 2020 Anno XV
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Gli articoli sono gentile concessione di Claudio Colaiacomo: dal libro Roma Perduta e Dimenticata  Compton Netwon Editori – segui Claudio su facebook o su twitter


L’espressione romana “a uffa” è sinonimo di gratuito, senza pagare, e deve le sue origini a un luogo ben preciso in città, oggi quasi del tutto scomparso.

Presso il muro della città del Vaticano in via di Porta Cavalleggeri, s’intravede una porta ad arco murata e semi infossata sotto il livello stradale, l’antica porta Fabbrica. Costruita a cavallo tra il Trecento e il Quattrocento e quasi subito murata per esigenze militari, fu riaperta nel Cinquecento per permettere l’accesso delle merci necessarie per la costruzione della basilica di San Pietro, in piena attività in quegli anni.

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Porta Fabbrica. Incisione di Giuseppe Vasi

Sul lato esterno presso l’odierna via delle Fornaci si trovava una fabbrica di mattoni con annessa fornace per la cottura dei laterizi. Il nome potrebbe dunque derivare sia dalla fabbrica di san Pietro sia dalla fabbrica di mattoni, a dare forza a quest’ultima ipotesi il fatto che, in una mappa di metà Cinquecento, la porta è indicata come porta Fornacum.

Ma veniamo al detto popolare, i mattoni destinati alla fabbrica di San Pietro erano marchiati con l’acronimo AUFA di Ad Usum Fabricae che li rendeva esenti da dazio. Lo stesso accadeva per qualsiasi altro tipo di merce destinata alla fabbrica.

Già il Belli, nei suoi sonetti, usa l’espressione “a uffa” per indicare il modo in cui il clero otteneva benefici: non pagando, come invece faceva il popolo. Quel detto si è radicato non solo a Roma ma anche nel resto d’Italia prendendo anche una forma alternativa, più morbida, e forse futuristica, diventando “a ufo”.

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