venerdì, novembre 22, 2019 Anno XV
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Non è la posizione in classifica, almeno per ora, ma il traguardo raggiunto dalla Roma di Garcia. Si può dire tranquillamente che è stato raggiunto più per i demeriti altrui che per meriti propri. La partita finale con il Bate è il simbolo di un girone triste, che ha visto qualche lampo, ma molto, molto buio.

Certo siamo contenti della qualificazione e, per ora, conta solo questo, però ci preoccupa il futuro, sia per quanto visto in campo, sia per quanto detto fuori dalla società in tutti i suoi rappresentanti.

I fischi finali sono la rabbia nel vedere la propria squadra incapace di vincere contro la più debole del girone, nell’assistere alla poca personalità dei propri giocatori. Chi ci legge altro sbaglia, a cominciare dal presidente, completamente ignorante di calcio.

Primo tempo brutto, freno a mano tirato per paura della discesa. Meglio i minuti iniziali della ripresa, dove il vantaggio è stato sfiorato più volte, ma Dzeko, Florenzi e Pjanic hanno fallito davanti alla porta.

Si è rischiato grosso un paio di volte e, stavolta, il portiere polacco ha fatto il suo. Poi, fortunatamente, è giunta la notizia dalla Germania: il pareggio ci ha regalato l’accesso agli ottavi. È stata solo una fatalità che il Bayer non abbia vinto la sua partita, considerando le tante occasioni che ha avuto. Se avesse segnato, come si sarebbe giustificato il pari interno con il Bate Borisov?

La Roma appare come i cantieri della metro C, sempre aperti, con nessuna data certa per la chiusura dei lavori.