lunedì, Aprile 19, 2021 Anno XV
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Gli articoli sono gentile concessione di Claudio Colaiacomo: dal libro Roma Perduta e Dimenticata  Compton Netwon Editori – segui Claudio su facebook o su twitter


2. BERTA E LA TRIPPA PE’ GATTI

LLA-F-00R406-0000: Gattara nella Basilica Ulpia, Foro Romano, Roma, 1940-1950 ca., Archivio Leoni / Archivi Alinari

LLA-F-00R406-0000: Gattara nella Basilica Ulpia, Foro Romano, Roma, 1940-1950 ca., Archivio Leoni / Archivi Alinari

A Roma, come nel resto del nostro Paese, si vivono tempi difficili dal punto di vista economico, la crisi porta il popolo a tirare la cinta, rivedere stili di vita e trovare il modo di arrivare con lo stipendio fino alla fine del mese. Roma nei secoli ha vissuto crisi di tutti i tipi; carestie, pestilenze, assedi, invasioni e tiranni hanno lasciato una forte impronta sia nel tessuto urbano sia nella tradizione popolare. Alcuni detti popolari giunti fino a noi condensano in poche parole il senso della crisi, della mancanza di denaro. “Nun c’è trippa pe’ gatti”, ad esempio, è l’eloquente espressione usata per dire che non ci sono più soldi oppure che non si fa alcun credito.

Si potrebbero immaginare quei felini che aspettano invano davanti alla bottega del macellaio per rimediare un pezzetto di carne che non arriverà mai. Invece il detto ha un’origine ben definita: nel 1907, il sindaco di Roma Nathan, in cerca di modi per risanare il bilancio cittadino in crisi nera, depennò dalla lista di pagamenti la trippa per i gatti che il comune acquistava per i mici del centro storico tanto utili per eliminare i topi. Nathan ritenne quella spesa uno spreco e per risparmiare annunciò pubblicamente che a Roma non ci sarebbe più stata trippa per gatti.

Ernesto Nathan

Ernesto Nathan

Un’altra espressione ancora viva tra gli anziani, è il detto “ nun è più er tempo che Bberta filava” che fa, forse inconsapevolmente, riferimento a un’antica storia popolare tramandata di generazione in generazione. Berta era una filatrice di lino dell’antica Roma che un giorno incontrò per caso Nerone e gli augurò di campare mille anni; l’imperatore colpito da tale augurio, le comandò di tornare al lavoro e portare a palazzo tutto il lino che avrebbe filato fino al giorno dopo. Berta terrorizzata e ignara, pensò che Nerone l’avrebbe uccisa. Filò tutta la notte, e il giorno seguente, piena di paura, portò il lino a corte. Nerone ordinò di donarle tanta terra quanto filo aveva portato. Berta diventò ricchissima. Si scatenò una corsa a portare grandi quantità di lino all’imperatore nella speranza di ricevere il medesimo trattamento che toccò a Berta, ma Nerone rispondeva “Nun è più er tempo che Bberta filava”.

Concludiamo con un detto ormai caduto in disuso per descrivere le persone più bisognose, quelle che “commatteveno er cecio cor faciolo”, a indicare che allungavano la zuppa di fagioli con i ceci molto meno pregiati per risparmiare sul costo senza diminuire la quantità.

Dato che una Berta c’è e filava anche questa, ricordiamo il grande Rino Gaetano !!! Certo filava con un pò tutti … 🙂