mercoledì, novembre 20, 2019 Anno XV
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Niente da fare, l’europa rimane terra avara di soddisfazioni, terra di beffe, terra di imprese sfiorate, terra di veleno lasciato sul campo, terra di amarezza.

Due schiaffoni tanto per gradire a inizio partita, con il copione bielorusso riproposto in modo paurosamente uguale. Con il baratro a un centimetro la Roma si rialza e mena a sua volta. Gioca, crea e grazie di nuovo ai calci da fermo raggiunge il pari. Doppietta di De Rossi in mischia e cambia il senso del match.

I tedeschi non reagiscono, fanno grossa fatica. I ritmi sono alti ma i giallorossi affondano e fanno male. Ancora Pjanic a pennellare su punizione e Falque a finalizzare l’ottimo lavoro di Gervinho. Incredibile ritrovarsi sopra di due dopo aver assaporato l’inferno.

I giallorossi ora aspettano dietro per colpire in contropiede e la cosa sembra funzionare. Ma ad una decina di minuti dalla fine i padroni di casa ritrovano la manovra persa durante il match ed è qui che l’impresa viene butta dalla finestra.

Nei minuti finali con il doppio vantaggio non c’è da inventarsi nulla, coperti ma non schiacciati all’indietro e pressing pesante sul portatore di palla. Non è accettabile tanta libertà di manovra allo scadere del tempo. Palla o piede e si porta a casa la partita.

Questo è stato il peccato che ci ha condannato, che ci ha tolto una gioia meritata, che ci ha ridotto di brutto le possibilità di passare il turno.

Lo zaino che si era riempito di entusiasmo ora è di nuovo vuoto. Si andrà a Firenze con un altro spirito, ma non deve mancare la giusta determinazione per riempirlo di nuovo.