domenica, novembre 17, 2019 Anno XV
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La Roma è un bimbo capriccioso che, nonostante rimedi schiaffoni su schiaffoni, non ne vuole sapere di smettere: continua a ripetere ossessivamente un comportamento non adeguato.

Dopo il pari con il Barca si è atterrati in terra Bielorussa per portare il girone dalla nostra parte, per cercare di facilitarsi il cammino in vista dell’inverno. Con una squadra ampiamente alla portata era questo l’obiettivo della serata.

Ma poco dopo i primissimi minuti, che ci hanno illuso, si è scatenata la tempesta. La formazione iniziale schierata dal mister ha palesato tutti i suoi limiti, lo squilibrio regnava sovrano. Arrivavano da tutte le parti, liberi di scorrazzare nella trequarti giallorossa (ops bianconera).

La prima pizza è arrivata dopo una confusione infernale nell’area di rigore, la seconda su una paperissima del rientrante portierone polacco e la terza sull’ennesima dormita a destra e un’altra mezza papera di Szczesny.

Tutta lasciava presagire ad un altro cappotto, ma fortunatamente Garcia raccoglie quel briciolo di senso tattico che gli è rimasto e ridisegna la squadra in modo diverso. Chissà se ora l’ha capito che Pjanic e tre punte non si possono schierare, soprattutto in certe occasioni.

La ripresa ci offre una Roma che cerca di risistemare i cocci del primo tempo. I padroni di casa mostrano tutti i loro limiti e, subito il primo gol, vanno in affanno.

Arriva anche il secondo di gol e poi anche la traversa di Florenzi, che poteva aprire forse anche la strada per la vittoria. Questo non è avvenuto e così, ancora una volta, la follia delle mezze partite buttate ci fa perdere di nuovo.

Che fare ora? È chiaro che un andamento del genere non porta da nessuna parte. In primis i giocatori devono dimostrare di valere gli ingaggi che prendono, se sono professionisti devo rendere per quello che guadagnano. Ci sono alcuni che non sono proprio presentabili.

Il mister deve darsi una svegliata e sistemare la squadra in un modo più congruo per ottenere prestazioni almeno in linea con il valore della squadra.

Per ultimo la società, intesa come dirigenti e presidente, deve farci capire se c’è, oppure se vivacchia nella speranza di uno stadio che forse non si farà mai e chissà quale glorie ci porterà.