martedì, maggio 21, 2019 Anno XV
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Fuori la Juve, fuori la palla del cross per la testa di Peluso, fuori senso le parole di Conte a fine partita. Dentro la coppa la Roma, dentro la palla di Gervinho, dentro è rimasto giustamente Benatia.

La più provinciale squadra vista all’olimpico in questa stagione voleva passare il turno con il suo mix di titolari e pippe, con un atteggiamento che cozza molto con la definizione di ‘ammazzacampionato’.

Certo è ‘solo’ un quarto di coppa itaglia, ma questo atteggiamento passivo è quello che storicamente li ha fatti fuori dalle competizioni europee.

La Roma invece è stata brava. Non ha perso la pazienza nonostante il muro bianconero, undici giocatori dietro la palla con un difesa schierata a cinque in linea. Anche Mondonico ha avuto delle nausee davanti alla tv.

Nel primo tempo ha provato soprattutto Maicon a tagliare per vie centrali o a mettere palle basse dal fondo ma l’assenza di una punta di ruolo rendeva questa via poco praticabile.

Conte ci ha lasciato le fasce per fare massa al centro. La Juve ha praticamente rinunciato a tentare qualcosa in attacco, magari con l’intento di prolungare la partita e inserire nel finale i suoi assi nella manica.

Però non sempre l’acqua torna al mare e cosi in un momento di stanca della partita l’asso lo ha calato Garcia: dentro Pjanic. La musica improvvisamente è cambiata e si è fatta più dolce. Il mare ha iniziato ad ingrossarsi fino a creare l’onda gigante che ha portato la palla dentro la porta sotto la Sud.

Il vantaggio è arrivato nel momento giusto impedendo qualsiasi tipo di replica. Le chiacchiere da bar del finale le lasciamo a Conte e a Buffon che nel delirio dell’olimpico hanno avuto allucinazioni svanite forse solo dopo l’atterraggio a Caselle.

petra@corederoma.it