domenica, luglio 21, 2019 Anno XV
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Siamo ritornati lì. Lì dove abbiamo vissuto i più bei momenti dell’infanzia.
Il giovedì a scuola era una giornata memorabile! C’erano due ore d’Italiano, sì, ma poi a seguire un’ora di educazione musicale, dove l’unica occupazione era fantasticare sulla scamiciata (si chiamava così un classico abitino di quei tempi, una sorta di salopette con una minigonna) di pelle dell’insegnante, una biondina dai capelli lunghissimi tipo sbarbina del Piper, e poi due ore di educazione fisica, un’ora divertente sia per gli esercizi e le partite di pallacanestro, sia soprattutto per le escursioni furtive nello spogliatoio delle femmine.

E dopo un rapido pranzo, via a spendere il prezioso tesoretto messo da parte rinunciando alle merende scolastiche di mezza settiamana. Il “tesoretto” ammontava a 150 lire. Cinnquanta seervivano per i biglietti del 93, andata e ritorno, altre 50 per 5 super col filtro da fumare in poche ore. E la restante mezza piotta svariava fra more di liquirizia, mentine e carrube da nonnetto di Tormarancio. Il 93 percorreva la via Cristoforo Colombo e ci portava al Tre Fontane. Il giovedì c’era “il galoppo infasettimanale”, una partita nella quale la prima squadra incontrava, nella probabile formazione che sarebe poi scesa in campo la domenica, una mista fra riserve e giovani della Primavera o la De Martino. Una goduria assoluta vedere così da vicino Losi, Cudicini, Carpanesi, Orlando, Fontana, l’idolo assoluto Pedro Manfredini e tutti gli altri.
Ed il ricordo più vivo che conservo di quei tempi, è un involontario scantonamento da quello che oggi definiamo politicamente corretto, ma che un ragazzino delle medie non poteva certo conoscere. Nella Roma era arrivato dall’Inter il mitico Jair, in prestito per un anno. Per me era un idolo prima, figuriamoci quando lo vidi al Tre Fontane con la maglia giallorossa addosso. Solo che, mentre con Pugliese faceva giri di campo, per incoraggiarlo gli gridai: “Daje negro!”. Giuro che era un incoraggiamento, stavo facendo il tifo per lui. Ma Jair si voltò verso di me, mi guardo dritto negli occhi, incazzato come una bestia. Mi incenerì!
Però non potrò mai dimenticare la gioia di quei meravigliosi giovedì, i più felici della mia vita.
Danilo Leo