martedì, dicembre 11, 2018 Anno XV
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Si esce dallo Stadium di Torino con una sconfitta di misura, ma con l’autostima sotto i tacchetti. Praticamente non si è mai tirato in porta, con il paradosso di aver fatto catenaccio e di aver preso il gol in contropiede.

Spalletti non ha la bacchetta magica, anche perché l’allenatore era l’ultimo dei problemi in ordine di gravità. Se non si risolvono quelli sopra, difficilmente il tecnico potrà fare miracoli.

La società ha messo in mostra tutta la sua pochezza a livello di presidenza e a livello di dirigenza. Se tutti, in blocco, si trasferissero all’Udinese, sarebbe perfetto: ogni ruolo sarebbe al posto giusto.

I giocatori non sono campioni, non ce n’è nemmeno uno. Il valore della squadra è medio, il che consentirebbe di lottare per un terzo posto in Italia, se non fosse che qui riescono a rendere ancora meno di quanto valgono.

Qualsiasi schema adotti l’allenatore non si adatta ai giocatori, metà squadra non è conforme all’altra metà. Contro la Juve abbiamo visto la difesa a tre, ma Manolas e Rudiger non sono capaci a far ripartire l’azione. Florenzi non può fare l’esterno, perché funziona solo da centrocampo in su, qualsiasi ruolo difensivo lo limita e di tanto. Nainggolan così avanti gira a vuoto come un pesce in un acquario e Pjanic così dietro rende meno di quello che potrebbe dare (che è già poco).

I bianconeri hanno pazientato senza offrire mai il fianco. La zampata del campione, poi, ha fatto il resto sfruttando al massimo la palla persa da Florenzi.

Insomma non c’è stata partita e, quindi, non ci resta che aspettare avversari più deboli per cercare di fare qualche punto e smuovere una classifica che ora inizia a piangere di brutto.