martedì, luglio 16, 2019 Anno XV
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di Claudio Dag

E’ durato cinque ore il trapianto. Dalle 23 di venerdì 27 alle 4 del mattino di sabato 28. Cinque ore di infusione, cinque ore o poco meno di trasmissione endovena di un sangue midollare venuto da lontano. E’ infatti partito dalla Germania il viaggio della ripresa per Samuele. E’ partito da una città d’oltre Alpi che parla tedesco e ha il volto, il sorriso, l’accento sconosciuto d’una ragazza giovane di cui poco si sa ma a cui andrà sempre la riconoscenza di chi vive questa situazione.

Il “giorno zero” di Samuele è così passato liscio e vederlo dopo un po’ zompettare sul lettino come un piripicchio con i colori giallorossi addosso è un’immagine che fa bene al cuore. E vale allora per un debito d’onore e d’affetto la dichiarazione del papà che già tiene in serbo la divisa bianca Deutschland über alles per i prossimi turni del Mundial: “Samu è un calciatore a tutti gli effetti della As Roma –scherza Andrea- ha firmato a vita ma ormai c’ha pure il passaporto tedesco e se dovesse arrivare una convocazione da parte del coach, Herr Joachim Low detto Jogi, sarà impossibile trattenerlo.”

Battute a parte sullo ius solis o ius sanguis che sia, quelli che si annunciano ora sono comunque i giorni più tosti. Al chiuso della camera decontaminata Samuele fino al giorno +40 dovrà contrastare la fase della riduzione più critica delle difese. In questa fase post-infusione, dove i vecchi globuli bianchi sono totalmente distrutti ma i nuovi faticano a farsi strada, saranno molte le insidie ad offuscare il suo sguardo.  E le noie da qualunque parte provengano avranno sempre nomi antipatici e ostili come mucosite e disepitelizzazione, infezioni opportunistiche varie conseguenze dell’aplasia, disturbi dell’apparato orale e gastroenterico, presenza di nausee diarree o vomito, un cumulo insomma di dolori e fastidi virali che spesso solo attraverso gli occhi, più che con le parole, il piccolo Samuele riuscirà a denunciare.

Ma Samu oltre il cuore forte ha dalla sua una famiglia tosta e, ancor più ora, arricchita da una comunità larga fatta di amici, tifosi, supporter CdR, persone varie dotate di affetto laico o di fede cristiana. E, ancora, ha dalla sua uno staff di grande competenza e impegno al cui interno non manca chi muore dalla voglia di tornare presto a tifare Roma in curva per strillare magari il doppio del solito festeggiando assieme i gol e le tappe vittoriose del percorso di guarigione.

In ogni caso di questa squadra fortissima del Bambin Gesù parleremo qui la prossima volta mentre intanto, ancora una volta, ci viene da dire: “Daje Samuele, stronca l’infame male, vinci pe’ noi!”

Claudio Dag