sabato, Giugno 06, 2020 Anno XV
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Meno male che ci ha pensato lui, il grande profeta. Prima crea e poi disfa in modo sublime. Il rigore calciato in quel modo, talmente perfetto da far esultare il suo direttore Tare, e il grande intervento difensivo su Pjanic sono le uniche cose belle di questo derby, a parte l’ennesimo record del Capitano.

La prestazione di Palermo è proseguita per tutto il primo tempo, con i giocatori a camminare in campo e marcature a due metri di distanza. Castan ormai non difende più e lascia tirare in libertà chiunque gli si presenti davanti.

Di De Rossi non si nota la differenza tra prima e il dopo la botta presa. Francamente non è presentabile come titolare e non averlo sostituito mentre zoppicava è un grave errore dell’allenatore.

I lanci lunghi la fanno da padrone ma senza una punta vera di ruolo si perdono spesso tra i difensori biancocelesti. Una partita brutta con i laziali più reattivi dal punto di vista fisico.

A inizio ripresa potrebbe calare il buio quando Marquinhos commette una grossa ingenuità. Ma stavolta ci gira bene e con l’ingresso di Destro il capitano prende aria e qualcosa si inizia a vedere.

La Lazio rimane in dieci ma l’unica via conosciuta alla Roma attuale è palla a Totti. Dai calci piazzati le uniche occasioni ma non basta per portare a casa i tre punti.

Purtroppo ci stiamo abituando a questo tipo di prestazioni e sei quasi costretto a prendere per buono un punto contro una squadra assai limitata come quella di Petkovic.

La stagione si trascinerà cosi fino alla fine, l’unico sussulto potrebbe essere la finale di Coppa Italia da conquistare nella semifinale di ritorno contro un Inter che sta perdendo tutti i suoi pezzi migliori.

petra@corederoma.it