lunedì, settembre 23, 2019 Anno XV
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Con ancora negli occhi, e nel cuore, i momenti dell’addio di Daniele De Rossi, ci troviamo oggi nell’insolito ruolo di analizzare dei non-fatti.

Ma prima di addentrarci nei dettagli, ci si consenta di sgomberare il campo dalle prevedibili illazioni di chi, a fine articolo, troverà il sistema di raccontare una realtà distorta.

CoreDeRoma è un gruppo di amici, che prima ancora di essere diventati tali, sono nati tifosi dell’AS Roma. Cresciuti in borgate e città diverse e che hanno coniugato attorno a questa grande passione, l’impegno sul sociale. Pertanto, senza arrogarci la patente dei duri e puri, vorremmo mettere in chiaro che a noi ce rode er culo per la Roma completamente a gratis e senza alcun interesse secondario o nel nome di chicchessia, fosse esso De Rossi, Totti, i Sensi o chiunque altro.

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Il nostro commento sull’ennesima tragedia che si consuma in seno alla nostra squadra gestita in maniera raffazzonata, senza anima e senza cuore ma anche senza lungimiranza da tristi figuri che risiedono tra le brume anglo-americane è quasi pleonastico.

Non c’è tifoso, non c’è sportivo, non c’è persona, che possa comprendere e/o avallare la scelta di questi personaggi di non rinnovare il contratto a Daniele De Rossi.

Decidere di privarsi dell’uomo, del capitano, dell’amico, del guerriero, del simbolo, dell’uomo-spogliatoio, di uno dei figli prediletti della nostra città è talmente autolesionistico che ci fa pensare che ormai sia stata varcata quella sottile linea rossa … e gialla che demarca il confine tra la lucidità e la follia.
Dopo che il signor James Pallotta ha pensato bene di inimicarsi i tifosi della curva sud (unico e inimitabile dal 1927 ad oggi), ovvero del tempio, del luogo in cui viene custodito il fuoco sacro della romanità calcistica, provvedendo ad etichettarli(ci) come fottuti idioti; Continua >>

Il nostro commento sull’ennesima tragedia che si consuma in seno alla nostra squadra gestita in maniera raffazzonata, senza anima e senza cuore ma anche senza lungimiranza da tristi figuri che risiedono tra le brume anglo-americane è quasi pleonastico.

Non c’è tifoso, non c’è sportivo, non c’è persona, che possa comprendere e/o avallare la scelta di questi personaggi di non rinnovare il contratto a Daniele De Rossi.

Decidere di privarsi dell’uomo, del capitano, dell’amico, del guerriero, del simbolo, dell’uomo-spogliatoio, di uno dei figli prediletti della nostra città è talmente autolesionistico che ci fa pensare che ormai sia stata varcata quella sottile linea rossa … e gialla che demarca il confine tra la lucidità e la follia.
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Ci siamo volutamente astenuti dal commentare la ridicola performance di mercoledi contro il Porto per due principali motivi: non ne avevamo alcun dubbio, come già affermato nel precedente redazionale post-derby, e ci sembrava oltremodo sterile alimentare il dibattito su chi, tra arbitro ed allenatore avesse le colpe maggiori del disastro.

Per quanto il furto sia stato palese è evidente che funziona (male) come alibi sulla singola partita, ma non sulla striscia di prestazioni negative da sei mesi a questa parte.

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