martedì, agosto 20, 2019 Anno XV
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Ha scelto per andarsene, la concomitanza della partita che nei suoi trascorsi giallorossi lo ispirava di più. Pedro Valdemar Manfredini, quando incontrava il Torino sembrava avere un conto in sospeso coi granata. Nelle 8 partite disputate durante le sue stagioni romaniste, infatti, rifilò ben 9 reti ai sabaudi. Nell’aprile del 2008, confidò a chi scrive, di aver castigato un giovanissimo Lido Vieri, grande portiere degli anni Sessanta e Settanta, persino con un gol direttamente da calcio d’angolo.
Era capace di prodezze di questo genere, Piedone. Ma anche di scelleratezze clamorose, errori sotto porta in situazione dove ci vuole più abilità a sbagliare che a far centro.
Pedro Valdemar Manfredini ha giocato 164 partite, segnando in totale 104 reti (77 in campionato, 9 in Coppa Italia e 18 nelle competizioni europee. Fu nel 1961 il protagonista assoluto dell’unico successo continentale della Roma, la coppa delle Fiere, poi divenuta coppa Uefa. Aveva scelto Roma per affermarsi, rischiò pure di giocare nella nazionale italiana, visto che aveva ascendenze cremonesi da parte dei nonni paterni, e biscegliesi da quelli materni ma, mi raccontò quel giorno, avendo già vestito la maglia dell’albiceleste ai tempi del Racing, non se la sentì di cambiare pelle.
Un idolo assoluto quando era a Roma. Chiedo scusa se approfitto per narrare un aneddoto personale. Quando ero bambino, mia madre mi fece confezionare da una maglierista, la maglia della Roma, rossa coi bordi gialli. Poi, con una fettuccia bianca, costruì un precario numero 9 da cucirvi sopra. Il numero 9, quello di Mafredini. Anzi, ManTredini, come lo chiamò il giornale Il Tifone, in occasione di una sua ennesima tripletta. Quella maglia divenne per me una seconda pelle. E quando quel giorno del 2008 mi recai nel suo bar a Ostia per intervistarlo, tanti anni dopo, l’avevo ancora e la portai con me per mostrargliela. Non ero più un bambino, ma mi tremavano le gambe di fronte a Pedro che, quando vide quella maglietta da bambino, artigianale ma fatta col cuore, a lui dedicata, si commosse e mi abbracciò. Come fossi un suo compagno di squadra dopo un gol. Grazie Pedro, ciao Piedone!