giovedì, novembre 15, 2018 Anno XV
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MARCATORI: Petagna (S) su rig. al 38’ p.t., Bonifazi (S) all’11’ s.t.

Roma-Spal: prestazione vergognosa della Roma!ROMA (4-2-3-1) – Olsen; Florenzi, Fazio, Marcano, Lu. Pellegrini (dal 33’ s.t. Pastore); Nzonzi, Cristante (dal 14’ s.t. Kluivert); Ünder (dal 25’ s.t. Coric), Lo. Pellegrini, El Shaarawy; Dzeko. (Fuzato, Mirante, Juan Jesus, Manolas, Santon, Zaniolo, Cangiano). All. Di Francesco.

SPAL (3-5-2) – Milinkovic-Savic; Cionek, Vicari, Bonifazi; Lazzari, Missiroli, Valdifiori (dal 25’ s.t. Fares), Valoti (dal 32’ s.t. Gomis), Costa; Petagna, Paloschi (dal 20’ s.t. Everton Luiz). (Poluzzi, Simic, Dickmann, Schiattarella, Vitale, Floccari, Moncini, Antenucci). All. Semplici.

ARBITRO: Pairetto di Nichelino.

NOTE – Spettatori 39.839. Espulso al 30’ s.t. Milinkovic-Savic (S) per doppia ammonizione. Ammoniti: Missiroli, Everton Luiz e Paloschi per gioco scorretto e Under per comportamento non regolamentare. Angoli: 7-8. Recupero: 0’ p.t., 5’ s.t..


da twitter.com/OptaPaolo

La SPAL non vinceva un match in trasferta di Serie A con almeno due gol di scarto e senza subirne alcuno dal settembre 1965, anche in quel caso contro la Roma. Impresa.


da laroma24.it

Cancelliamo la parola atteggiamento

Esistono parole che ti proiettano nel vago mondo dell’interpretazione. Che in quanto tale è soggettiva. Le parole personalità, approccio. E quella che va tanto di moda da qualche mese: atteggiamento. Che significa avere un atteggiamento sbagliato? Che ti svegli la mattina per giocare Roma-Spal e decidi di mettere la maschera del supponente? Del presuntuoso? Del superficiale? Parliamo di limiti, forse è meglio.

Quelli strutturali, quelli dell’allenatore, quelli della squadra. Che non significa bocciare senza appello qualcuno. Significa prendere atto della realtà. Che piaccia o meno, la realtà non si interpreta. È impietosa. Se Pastore perde palla a metà campo con la tigna di un bimbetto inerme a cui un bullo toglie il lecca lecca dalle mani, significa che in talune caratteristiche Pastore, squisitamente tecnico, ha dei limiti strutturali. Altrimenti sarebbe Hazard. Si nomina Pastore perché non ha responsabilità per la partita di oggi. È uno dei tanti esempi.

Se dall’inizio della gestione tecnica di Di Francesco la Roma ha vinto appena il cinquanta percento delle partite giocate in casa, non è questione di atteggiamento. Ma di limiti. Strutturali, dell’allenatore, dei giocatori. Aggiungiamo i tredici punti persi in nove partite di campionato, e il quadro è incorniciato. La sconfitta con la Spal United non pregiudica nulla. Alla fine puoi piazzarti per giocare in Champions League anche l’anno prossimo. Il problema è l’appiattimento (che poi è la media rendimento di molti calciatori che fanno tre partite da otto e tre partite da quattro non perché si svegliano con l’atteggiamento sbagliato ma perché hanno dei limiti, non è una colpa avere limiti), una fase difensiva che ha retto solo in quattro partite su undici (limiti strutturali e tattici) le sostituzioni sbagliate, pure le dichiarazioni post gara.

Il problema sono i limiti. E la noia. Perché la Roma si spoilera da sola. Quando vince tre-quattro partite consecutive sai già che ripiomberà in quella crisi che giocatori e allenatore affronteranno dicendo che bisogna lavorare, che è stato sbagliato l’approccio, che bisogna cambiare atteggiamento. Quindi finisce nel tunnel, non vede la luce, si accartoccia su se stessa, e all’ennesimo schiaffo preso da una Spal o da un Bologna qualunque, reagisce, vince una gara difficile che apre la pista a una miniserie di risultati positivi, con tanto di allenatore e calciatori che vanno in tv a battersi il petto chiedendo dove sono ora quelli che criticavano fino alla settimana prima. Scene viste e riviste, film vecchi, B movie. Che noia, che barba.

AUGUSTO CIARDI