venerdì, Febbraio 21, 2020 Anno XV
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di Giulio Minelli

La lupa per il pelo.. ma non il vizio: la sindrome dei grandi appuntamenti, quelli tanto attesi, delicati, ai quali ci si presenta in pigiama, sfacciatamente incuranti della propria figura.

Al San Paolo una Roma in balia delle azzurre onde, dopo la tsunami di lacrime e desideri di rivalsa tutt’altro che velati, in nome di Ciro, il ragazzo che ora guarda il suo Napoli da una postazione privilegiata, e chissà che dietro un animo tornato in eterno fanciullo non vi fosse il l’ardente desiderio domenicale di afferrare il joystick e dilettarsi con la squadra del cuore ad annientare le rivali..

Fuor di metafora, noi tutti ci auguriamo che l’esito di Napoli-Roma sia solo stato una conseguenza di un decreto del destino, secondo cui, essendo tutti a conoscenza delle tristi vicende degli scorsi mesi, non avrebbe potuto esserci risultato diverso. Se così non dovesse essere, c’è da chiedersi se il bombardamento tedesco sia stato troppo difficile da digerire e se abbia avuto ripercussioni più gravi del previsto sui circuiti giallorossi. Come recitava uno striscione, noto alla nostra tifoseria, apparso alla presentazione della squadra nell’agosto 2013, “Non saper rimediare ad una sconfitta è peggiore della sconfitta stessa”, confidiamo dal profondo semplicemente in un momento di sbandamento, dato che quest’anno vige un solo imperativo.

Mercoledì si torna in campo, ultimo sacrificio prima di poter tornare a respirare: di nuovo il Bayern, stavolta all’Allianz Arena. Non ci si aspetta di certo una vittoria, coscienti del delicato momento, quanto meno una prova di carattere che escluda e seppellisca l’umiliazione e riporti la Roma sulla giusta carreggiata. D’altronde non sarà di certo questa la partita decisiva per le sorti del girone, quanto le prossime due contro i russi e gli inglesi. Per ora permane il gelo e la desolazione nei nostri cuori che sussurrano, nonchè il rammarico nel constatare lo sconvolgimento e la disconnessione nella nostra Roma e, come sempre, ci lasciamo consolare dalla nostra eterna costante, la consapevolezza di un così grande amore e di quell’ideale (e slogan) che mai ci abbandona: CHI TIFA ROMA NON PERDE MAI.

Ad maiora.