lunedì, luglio 22, 2019 Anno XV
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A casa! Si da qualche giorno Samuele è a casa e, immersi nell’agosto più bizzarro e inquieto degli ultimi anni,  tutto procede secondo il protocollo tra timori e attese, i tempi lenti e le speranze incrollabili. Questo che segue è un pezzo  che ha scritto mio nipote Andrea, il papà di Samuele, per gli amici di CoredeRoma.  Solo il titolo è mio. Buon ferragosto a tutti. Claudio Dag

Dialogo tra un genitore che ha paura e un figlio che non ne ha!

Giorno 37. Il fisichino di Samuele reagisce bene, i valori salgono e sta piano piano ritornando ad una vita normale anche se i controlli (Day Hospital) saranno, ancora per i prossimi mesi, frequenti  ed estenuanti sia per lui che per noi genitori o parenti che lo accompagniamo.

Oggi ripensando a tutti quei giorni o quelle ore passate con mio figlio in una stanza del Bambin Gesù mi capita di ripensare anche a tutto quello che ho vissuto con lui, ai dialoghi -più che altro monologhi- che mi capitava di fare con lui.

Con Samuele ho parlato molto. Per passare il tempo, per insegnargli nuove parole o associazioni con gli oggetti che ci circondavano, per infondergli coraggio, per cercare di farlo sorridere e per fargli svanire quel senso di paura per una medicazione, per una visita, per l’ennesima infusione di chissà quale farmaco o semplicemente per scacciare via la paura della situazione in generale (poi in realtà era la mia di paura che volevo far scomparire…)

Uno degli ultimi dialoghi avuti con mio figlio recitava più o meno così:

Papà: Hai visto?.. Ieri è entrato il Primario, sembra che un secondo prima che entri le mura della stanza da bianche diventino grigio scuro, poi un’ombra lo precede e senza proferire parola si avvicina al tuo letto quasi lievitando…come nel miglior romanzo di Bram Stoker…

Samuele: Uhooo

Papà:  Hai sentito che ha detto?….”E pensare che sei mesi fa quando sei entrato stavi così male…poi c’è stato il miracolo ed ora guardati…sei stupendo ” ha proprio detto così posando lo stetoscopio come se deponesse le armi di fronte al vincitore…

Samuele (un po’ annoiato indicando il pallone ai piedi del letto) : AHHAHH

Papà: Vuoi riprendere gli allenamenti?…si ma solo dieci minuti.. bada ancora non sei in condizione e non possiamo permetterci  stiramenti o contusioni…poi i dottori si arrabbiano..

Samuele (con  calzoncini e maglietta della Magica): BAM !..

(Bam! È il suono che proferisce con la bocca quando tira  “LA Botta” quasi a voler dare forza al suo colpo.. Stavolta ha tirato di collo…Un po’ mi guarda ma poi riprende il freestyle col pallone, doppio passo, elastico, palla sotto..)

Papà: Samu hai sentito?  Tra tre o quattro giorni torniamo a casa.. Speriamo bene.. Speriamo che quest’incubo sia finito per sempre.. Ormai non c’è più traccia di quei blasti leucemici maledetti e le cellule midollari sono solo del donatore…Vabbè se mi diventi  Schweinsteiger va bene lo stesso…

Samuele (liscia la palla dopo che l’aveva fatta alzare sull’altro piede e cercando di tirare al volo): AHHH BAM!!…

Papà: Ora ogni giorno, ogni settimana, ogni mese che la malattia non viene trovata e i dottori ci dicono che va tutto bene è un successo e dobbiamo sperare che sia sempre così…In fondo hai sempre dato battaglia a tutto quel che di male ti è capitato in questi ultimi mesi..(e qui escono tutte le paure e le angosce di un genitore ) E se poi questa maledetta si ripresenta?.. Che facciamo?.. Come possiamo vivere co’ st’inferno.. Oddio speriamo di no!.. Dobbiamo sperare che quest’anno sia il completamento di un successo già annunciato, poi penseremo al prossimo…

A questo punto Samuele, intento a fare il giocoliere con la palla, si ferma, si gira verso di me che lo tenevo da dietro, mette le mani sulle mie spalle, mi dà quasi un “ destro” in faccia  con la mano sinistra e urla: ”AHHHAAHHH PAPA PAPA..UHOOOOOO”

Allora sorrido e penso che quei versi potevano dire solo una cosa: “Quindi…Quest’ anno…Che facciamo?….A Papà.. INTANTO….ANNAMOSE A PIA ER TRICOLORE!”

Roma 6 agosto 2014

Un saluto a tutti gli amici di CoredeRoma da Samuele, Barbara e da parte mia, Andrea Santafede.