martedì, Agosto 11, 2020 Anno XV
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“Svalutation”, cantava Adriano Celentano ai tempi della crisi economica degli anni Settanta, “speculation” può oggi cantare il popolo romanista a indirizzo della nuova era firmata Raptor Capital Managment LP –Unicredit (ce vole la password per accedere al sito).

Tengo a precisare che er sottoscritto è stato entusiasta del passaggio dell’ASRoma alla proprietà americana, pensando, forse ingenuamente, all’esperienza americana del Manchester Utd.
Poi qualcosa non ha funzionato. Prima lo sbarco di Thomas DiBenedetto col salmone in classe economy, divenuto presidente e poi sparito nel nulla. Dopo, la successione dell’uomo forte, dicevano, J. Pallotta, che si presenta in tenuta da giardiniere, con tuffi in piscina, cene al ristorante bostoniano di famiglia e promesse avveniristiche. Lo avete mai visto il presidente der mancestere? Quello se tocca er cazzo cò er fazzoletto. E che dire dei dirigenti giunti dagli States, de er nottambulo Zanzibar e de Tacopina? Quest’ultimo, pochi anni prima, ha indossato la sciarpa del Bologna per scomparire dai radar il giorno dopo.
Sullo sfondo, il fondo speculativo Raptor e una banca d’affari internazionale protagonisti del collasso finanziario di imprese sane e di arricchimenti individuali e spropositati attraverso gli hedge found. La logica che muove questi gruppi è di acquisire aziende indebitate per farne spezzatini e guadagnarci nella compra-vendita del patrimonio esistente.
La scelta del managment tecnico rappresentato dal duo Raptor-Bancaromana è ricaduto, non a caso, su personaggi funzionali al progetto speculativo. BaRdini, dirigente a rimorchio di Capello con ruoli marginali e fuori dal calcio che conta, già protagonista di disastri romani, fu presentato come la “faccia pulita del calcio moderno”. In realtà, attraverso la Roma, è potuto tornare in pista e rinsaldare amicizie che contano. Sabba1900, più un talent scout che un dirigente, durante la sua carriera di direttore sportivo non ha mai saputo costruire squadre di vertice e si è reso protagonista e agli onori della cronaca per alcune operazione di plus valenze con la compravendita di giocatori (non sempre limpide). Non hanno dunque scelto dirigenti vincenti, collaudati, esperti conoscitori di come si conducono le squadre per vincere nel giro di pochi anni.
I numeri sono impietosi: in due anni un settimo e sesto posto. L’obiezione è che neppure Viola e Sensi nei primi anni riuscirono a combinare qualcosa di buono. E’ vero, ma attorno alla Roma tira un’aria particolare, per certi versi inquietante. Prima la vicenda oscura che vide protagonista BaRdini, prima delle sue dimissioni, con lo sventurato sceicco perugino, e poi il giro vorticoso di compravendite di una ventina e forse più giocatori di scarso livello pagati e venduti a suon di parecchi milioni di euro. Una ricapitalizzazione mai avvenuta e messa a tacere malgrado i tanti proclami iniziali.
Fino a oggi è stato messo in circolo tanto denaro che non ha contribuito ad arricchire la squadra ma ha solo approfittato dell’ingresso nel calcio di magnati arabi e russi con una disponibilità finanziaria spropositata. In questo scenario si sono appalesate intenzioni che non credevamo possibili, come le vendite, ad appena un anno dall’acquisto di giovani talenti o a fine mercato, e una strategia volta solo a fare e disfare il parco giocatori. Una tattica utilizzata da squadre di piccolo cabotaggio per sopravvivere o per intascare lauti profitti sempre meno disponibili nel mercato dei diritti televisivi. L’UdiGnese con questa strategia non c’entra nulla. Lì funziona, invece, una rete di osservatori che garantisce un flusso continuo di giovani talenti da piazzare nel mercato. Ma si tratta pur sempre di talenti che garantiscono alla squadra dignitosi piazzamenti.
Questa della ROMA è una nuova realtà che fino a oggi è stata molto amara e con la quale dovremmo fare i conti per comprendere bene quale dimensione ci attende.

SempreFORZAROMA

Mandrake