venerdì, Settembre 18, 2020 Anno XV
          Iscrizione Torna alla Homepage Segnala il sito


Questo articolo purtroppo, per varie cause esce un po’ in ritardo rispetto alla data della celebrazione del natale di Roma, ma credo sia assolutamente pertinente al momento storico che stiamo vivendo, sia come Romani che come Romanisti. È nei momenti di difficoltà che non bisogna perdere ciò che ci rende tali, l’identità.

Una data cui tutti noi Romani siamo molto legati.

 

21 Aprile 753 a.c.

 

Varrone la stabilisce grazie ai calcoli astrologici di Lucio Taruzio, che questa è la data in cui Romolo e Remo salirono sui colli per scrutare il volo degli uccelli e cogliere i necessari auspici per fondare una città.

Le datazioni per moltissimi anni, si calcoleranno con questo procedimento, ab Urbe condita, ovvero :”dalla fondazione della Città”, dove la parola Urbe, significherà Roma, come la città per antonomasia.

Sul colle che sorgeva sulla riva sinistra del Tevere nacque quella potenza che fece tremare il mondo per secoli.

Avendo poche notizie attendibili, proviamo ad usare l’immaginazione.

Partire dalle teorie meno attendibili, ma da citare per dovere di cronaca.

 

Secondo alcune teorie, Roma non sarebbe stata fondata tramite un vero e proprio rituale di fondazione, ma semplicemente dal sinecismo abitativo di vari piccoli villaggi, di matrice etrusca, sabina e latina, che si erano collocati sulle alture capitoline per rimanere al sicuro dalla palude, e il periodo nel quale avvenne tale fenomeno sinecistico, sarebbe intorno all’VIII secolo, fase storica in cui, le varie necropoli di proprietà delle popolazioni, vennero abbandonate, sostituite con quella comune situata sul colle Esquilino, sempre in un’area esterna al pomerio, zona nella quale non era consentito far accedere i morti.

A far scartare questa teoria ci sono però i ritrovamenti di mura rinforzate comuni,  risalenti all’VIII, che certificherebbero quindi un’identità cittadina.

 

Immaginiamo una mattina soleggiata di Aprile, un territorio paludoso e un monte, che poi verrà denominato Palatino, che domina il panorama di un aggregato urbano, che somiglia più ad un villaggio che ad una città.

Una capanna costruita rudimentalmente ai piedi del citato monte, circondata dal fango, è la casa di un pastore. Romolo.

Anni prima, proprio in questa zona, la cesta nella quale si trovava a naufragare col suo gemello si era incagliata tra le radici del fico ruminale, per poi essere ritrovata da una lupa che li allevò.

Insieme a suo fratello gemello quindi si recò verso le alture per osservare gli avvoltoi, in una funzione che ricorda molto i rituali di fondazione etrusca, anche se gli etruschi faranno la loro comparsa a Roma secoli dopo.

È probabile che gli storici abbiano decretato il 21 Aprile, in quanto era la ricorrenza in cui si rendeva omaggio alla dea Pales, che presiedeva alla fertilità del terreno.

Quindi vediamo il giovane fondatore, salire sulla sommità del colle e tracciare con dei segni i luoghi sacri che delimiteranno il quadrato sacro della città, (che poi prenderà il nome di Pomerio).

Tali luoghi sono i punti augurati, Ara Herculis, Ara Consi, Curiae Veteres e Sacellum Larundae.

Tutti punti dove erano collocati degli altari, come quello di Ercole, di Conso etc…

Gli animali con i quali si aiutò a tracciare il solco primigenio, una vacca bianca e un toro bianco, vennero sacrificati durante la cerimonia. Una volta creato il quadrato sacro, nessuno potrà superarlo armato, ne pagherà, infatti, le conseguenze il gemello Remo, colpevole di aver oltrepassato il quadrato sacro brandendo un coltello, probabilmente usato più per eseguire un sacrificio che per sfida o per minacciare il gemello Romolo. (Per approfondire leggere negli articoli precedenti “Romolo, mito o realtà?)

Gli scavi, come dicevamo prima, certificano che all’VIII secolo a.c. risalirebbero delle fortificazioni rudimentali in tufo e legno, appartenenti ad una realtà proto urbana.

Esaminiamo con attenzione alcuni elementi etimologici.

Il nome della festa di fondazione era anche Romaia.

Ma la parola Roma esattamente, da cosa deriverebbe?

Elenchiamo alcune delle ipotesi.

Potrebbe derivare dal suo fondatore eponimo Romolo, quindi in lingua (forse osca) potrebbe esser tradotto come “di Romolo”,quindi il rituale di fondazione della città di Romolo.

Probabilmente, potrebbe anche essere un rituale di conversione territoriale, consacrare un insieme di villaggi in una città vera e propria.

Non è escluso che possa derivare dalla parola ruma, che in lingua osca vorrebbe dire colle, ipotesi verosimile se consideriamo che la funzione rituale avvenne su un colle.

Inoltre in greco rhòmee, è tradotto come forza, non sappiamo quanto sia verosimile però, che fosse presente una minoranza di provenienza greca, nei primi villaggi proto urbani, anche se in alcuni manuali, si parla di alcuni discendenti spartani provenienti da Taranto, (unico caso di fondazione lontana dalla città di Sparta), presenti nei villaggi collinari.

Potrebbe venire dalla parola rumon, antico nome del Tevere, ma potrebbe anche voler dire proprio fiume.

Per concludere questo elenco di ipotesi etimologiche, potrebbe venire dal nome della dea Ruma, divinità protettrice dei lattanti, culto attestato già nell’VIII secolo.

Mi piacerebbe concludere questo articolo, citando una delle frasi più profonde che rispecchiano la romanità, quel fuoco che mai come in questo momento sentiamo il bisogno di tenere vivo.

Possis nihil Urbe Roma visere maius « Che tu non possa vedere nulla di più grande
della città di Roma »