mercoledì, Aprile 01, 2020 Anno XV
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Siamo giunti al quarto ed ultimo re sabino, l’ultimo re di origine non etrusca, il quale regnò probabilmente dal 640 a.c. fino al 615 a.c. circa.

Discendente diretto di Numa Pompilio (probabilmente un nipote), si differenzia però subito sia da lui che dal suo predecessore Tullo Ostilio, la sua politica si inquadra sicuramente su una condotta pacifica, ma non disdegnò mai il campo di battaglia per la difesa dei propri territori, tenendo sempre in raccordo la figura  del re con le altre funzioni religiose, legame che nell’ultimo periodo monarchico sotto Tullio si era andato disgregando.

La figura di Anco Marzio, come quella degli altri regnanti, è avvolta dal mistero, forse una figura leggendaria creata per disegnare una discendenza regolare al trono di Roma, ma grazie a studiosi della romanità come Mommsen, sappiamo che in questo periodo, nella città, vennero fatti importanti interventi urbanistici, come terminare ciò che sotto Numa era rimasto incompiuto, un esempio su tutti la riorganizzazione dello spazio fortificato attorno al Gianicolo.
Altra importante opera di infrastruttura è il Ponte Sublicio, ovvero il primo ponte di legno di Roma, infatti sublica in lingua antica significa proprio palanca di legno, che delimitava il confine simbolico tra Etruria e Magna Grecia. Storica sarà l’impresa di Orazio Coclite che fermò l’esercito etrusco di Porsenna avvenuta proprio su questo ponte. Secondo Mommsen però questo stonerebbe con la datazione che vede il ponte costruito da Anco Marzio, in quanto la battaglia probabilmente era precedente la costruzione del ponte, quindi è ipotizzabile che il ponte di cui si parla potrebbe essere un altro.

Ripercorrendo le varie fonti, sappiamo che il carcere tulliano (di cui si parlerà in un prossimo appuntamento), fu edificato proprio per volere di Anco, dotato persino della zona adibita per le esecuzioni post sentenza e un meccanismo di smaltimento dei cadaveri.

Tra le altre opere sicuramente va ricordata la via Ostiense, che conduceva ad una fondazione coloniale,(Ostia per l’appunto), che Anco Marzio creò per fornire un area portuale a Roma alla foce del Tevere, luogo dove tra l’altro installò le prime saline, punto fondamentale per il campo commerciale romano che si sviluppò negli anni successivi.

Nella sua lungimiranza, Anco ritenne opportuno che Roma si dotasse anche di un porto commerciale, per questo motivo creo il porto Tiberino lungo il percorso del Tevere, un vero e proprio scalo per agevolare le operazioni di mercato.

Viene naturale pensare che se Tullo era stato il duplicato romano di Romolo, Anco Marzio lo era del sabino Numa, considerando che le opere del quarto monarca, ricalcavano le orme di Numa, specialmente dal punto di vista religioso, basti pensare all’istituzione della carica dei Feciali, che può essere considerata una carica d’ambasciata divina per le comunicazioni di guerra, per far si di non inimicarsi le divinità del popolo nemico, ma soprattutto per non inimicarsi le proprie divinità ed avere sempre l’autorizzazione divina per muovere atti di guerra.

Anco Marzio come gli altri re, scomparve senza molta chiarezza, senza lasciare alcun erede diretto, anche perché le cronache non riportano alcuna moglie o compagna al fianco del monarca.