mercoledì, Aprile 01, 2020 Anno XV
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“Solenni in vetta a Monte Mario stanno

Nel luminoso cheto aere i cipressi,

e scorrer muto per i grigi campi

mirano il Tebro;

mirano al basso nel silenzio Roma

stendersi, e, in atto di pastor gigante

su grande armento vigile, davanti

sorger san Pietro.”

Così Giosuè Carducci scrisse per descrivere il monte più alto di Roma, descrivendone il panorama dai suoi circa 137 metri.

Credo sia importante parlare di un luogo che per noi romanisti ha un valore in più.

Il monte sorgeva sulla riva destra del Tevere, sull’antica via francigena, il percorso che portava i pellegrini fino al santuario di Santiago de Compostela, ma non è solo questa la caratteristica che lo rende importante. In questo luogo infatti, scavi archeologici hanno riportato alla luce un utensile dell’industria litica di circa 60.000 anni fa, datazione che certifica il luogo come la più antica frequentazione sul suolo romano.

Ora possiamo ammirarlo dalla moderna via Trionfale.

Ma perché Monte Mario?

La fonte più recente riporta un certo Mario Mellini come proprietario terriero del luogo ai tempi di Sisto V, (siamo circa tra il 1470 e 1480 quindi), nonché costruttore di una imponente villa.

Alcuni studiosi di toponomastica però, ritengono derivi dal termine mons malus, risalente al decimo secolo d.c. in quanto luogo di un’impiccagione, o forse dell’esposizione di un cadavere che venne appeso senza testa, del patrizio romano Giovanni de’Crescenzi giustiziato per ordine di Ottone III presso Castel S.Angelo.

Le cronache dell’epoca in effetti riportano tale personaggio come assassino di papa Giovanni XIV, nonché acceso sostenitore dei due antipapi successivi Bonifacio VII e Giovanni XVI, condotta che appunto gli costò la condanna.