mercoledì, Ottobre 21, 2020 Anno XV
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Risata ironica quella di Luis Enrique ai microfoni Rai a fine partita. Risata amara invece la nostra per mandare giù un boccone alquanto indigesto, non tanto per la sconfitta ma per come è avvenuta.

La Roma quando non riesce a sviluppare il suo gioco va in enorme difficoltà. Si ritorna ai passaggi orizzontali o all’indietro. Il tutto ristagna con i giocatori che passeggiano.

Non è la prima volta che un avversario schierato con la difesa a tre e centrocampo a cinque ci paralizza. La corsa dei bianconeri ha fatto il resto. Le diverse infilate subite dalla nostra retroguardia sono frutto dell’incapacità di generare contromosse ad una palese deficienza tattica del momento.

L’asturiano non adotta contromosse nella speranza che la Juve cali alla distanza, ma cosi non è. Inoltre la pessima prestazione di tutti i giocatori in campo potrebbe preoccupare per il futuro.

Potrebbe non esser un caso che con quelle davanti in classifica non hai mai vinto, che nelle partite cruciali per ora sei assente. La speranza è che il tutto sia frutto del primo anno e di giocatori acerbi.

Lavorare senza fare proclami, senza dire vinciamo qui e vinciamo la. La nostra debolezza, che c’è, deve essere superata con tanto lavoro. Lavoro non solo tattico e tecnico ma anche mentale. La famosa rabbia agonistica non può mancare in serie A.

Si deve essere pronti con la testa per certe partite e contro certi giocatori. Una pippa ti mette in difficoltà se ha quella determinazione feroce che hanno mostrato ieri i bianconeri.

Lavorare in silenzio perché tre quattro partite fatte bene non rappresentano una stagione, soprattutto quando sei fuori da tutte le coppe.

petra@corederoma.it