sabato, maggio 25, 2019 Anno XV
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Niente finale a sorpresa, il regista non ascolta i cuori, la passione ma il soldo di chi lo paga. Un applauso alla squadra e al tecnico per la splendida stagione che ci hanno fatto vivere. L’amarezza e qualche lacrima che il vento si è portato via hanno inciso un’altra tacca ma il nostro bastone mai si piegherà.

Il dito mettetevelo voi in culo gitanti in mezzo ad una piazza semideserta, capaci di gioire il tempo di una candelina di compleanno. Mettitelo in culo te Materazzi piagnone e ometto da rettangolo verde.

Non posso fare i complimenti a te portoghese che approdi nei porti dove abbondano soldi e potere. Le manette dovevano tintinnare ad ogni tua misera e falsa dichiarazione, dovevano tintinnare davanti al volto del tuo presidente che chiedeva rispetto e intanto spargeva petrolio sul fuoco.

Il tifo di Verona è la cosa più bella di una giornata che nel nostro profondo sapevamo già come sarebbe finita. Il gol di Vucinic, quello splendido di De Rossi ci hanno fatto esultare ma l’orecchio, gli occhi andavano sempre alla ricerca di qualcuno con le cuffiette.

Il tutto si giocava a Siena e quando i poveri asini con le ali hanno esultato la nostra fierezza ha fatto il pieno. Fieri di non essere come loro, fieri di non essere la coda di nessuno, fieri di lanciare in cielo i nostri cori.

Lo sappiamo che per vincere dobbiamo essere talmente forti da battere sia la squadra avversaria sia momenti cruciali indirizzati in un modo da chi può farlo, da chi è sulla sedia più alta. Non è rassegnazione è solo la storia che lo dice, non certo i pennivendoli.

La cosa che più pesa è portarsi dietro per un po’ questa gioia repressa, che poteva esplodere e invece è rimasta soffocata dentro di noi.

Quello che invece ci darà la forza per ricominciare è il nostro orgoglio, quello romano e romanista.

petra@corederoma.it