sabato, maggio 25, 2019 Anno XV
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Cedergli il titolo prima dell’ultimo gong non sarebbe stato giusto. Farli festeggiare in casa prima del tempo sarebbe stato un regalo troppo grosso. Come al solito tocca al capitano sistemare le cose. L’abbraccio dell’Olimpico viene ripagato, come sempre, dall’immenso numero dieci.

La Roma è stanca, di testa e di gambe. L’enorme rincorsa, la mazzata della coppa Italia hanno segnato i giocatori. A partita in corso i pali, uno di Totti e uno di Motta, hanno aggiunto anche l’ingrediente del dubbio, il dubbio di non farcela a vincere.

Gli ospiti tengono palla e i giallorossi non riescono ad abbozzare nessun pressing. Le occasioni, alcune clamorose, vengono fuori da folate improvvise e non continue. Menez sbaglia un rigore in movimento e il vantaggio rimane un miraggio.

Intanto a San Siro il Chievo va in vantaggio su autogol, neanche il tempo di non esultare da parte degli scaligeri che gli stessi ospiti rimettono tutto a posto con un altro autogol. Non si sa mai, il tempo corre veloce. Poi succede anche che la terza difesa del campionato becca quattro gol, ma è tutto regolare.

Al secondo tempo inizia a tirare un vento brutto, quello che odora di sventura. La Roma è molle, passiva, non da segnali di vivacità. Il Cagliari continua a fare il suo compito, facendo molto possesso palla. La traversa di Riise, il gol fallito dal capitano, il gol subito stavano per far scorre i titoli di coda.

Ancora una volta Francesco Totti si carica la squadra sulle spalle e con una doppietta allunga il sogno dei tifosi giallorossi. Grazie capitano, per sempre numero uno.

petra@corederoma.it