lunedì, dicembre 10, 2018 Anno XV
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da ilmessaggero.it

Botte in condominio per la “precedenza” sulle scale: all’aggressione partecipano anche le mogli. Sangue e pugni

ROMA – La viabilità pedonale all’interno di un condominio sarebbe all’origine di una violenta lite scoppiata tra due residenti di uno stabile sul Lungomare delle Meduse a TorvaJanica.

Quando gli agenti del posto di Polizia di Torvajanica sono intervenuti sul luogo della segnalazione, poco dopo le ore 18, hanno trovato e soccorso una persona sanguinante. La lite tra la vittima e un altro condomino sarebbe scaturita, secondo una prima ricostruzione, per motivi riguardanti la viabilità pedonale all’interno dello stabile. Sulle scale gli agenti hanno rilevato numerose tracce di sangue, risultato dei dissapori tra due condomini.

La lite aveva anche coinvolto le rispettive mogli nonchè una terza persona. Dopo aver effettuato alcuni riscontri, i poliziotti hanno individuato quale responsabile C.D., 35enne romano, con diversi precedenti di Polizia, e lo hanno arrestato per il reato di lesioni aggravate. Successivamente per la vittima, soccorsa presso una struttura ospedaliera per le ferite riportate, i sanitari hanno emesso un referto con prognosi di trenta giorni.

da ilmessaggero.it

ROMA – «Attenti a passare accanto ai santi Cosma e Damiano, scendendo verso largo Romolo e Remo: ci si deve tappare il naso perché pieno di escrementi». Messaggio postato tra guide turistiche. Dritte tra professionisti della «grande bellezza» di Roma per sopravvivere dignitosamente al degrado. E se i Fori Imperiali rischiassero di diventare un caso di igiene sanitaria? In fondo, in ballo c’è «solo» il rispetto delle norme di sicurezza sanitaria. Prima fra tutte, la questione dei bagni al servizio del maxi-sistema di venditori ambulanti che lavora quotidianamente con tanto di permessi nell’area archeologica centrale.

LE NORME 
«Lì dove ci sono dei contesti lavorativi autorizzati, anche transitori come i cantieri, vanno previsti i servizi igienici in rapporto al numero dei lavoratori», dichiara Leonardantonio Leggieri, il direttore dell’Unità operativa prevenzioni e sicurezza ambienti di lavoro della Asl Roma A. Ma ci tiene anche a ribadire che «in un contesto di grande frequentazione pubblica come i Fori Imperiali bisogna garantire un ambiente sano di sicurezza igienica». C’è da chiederci quanto possa essere «igienica» un’area dove le rovine fungono da toilette di fortuna prese d’assalto dagli ambulanti, dove i «bisogni» sono lasciati tra antiche pietre e aiuole sotto gli occhi dei turisti, dove gli odori fisiologici fermentano con le alte temperature. E sì che di alta frequentazione pubblica si parla, qui, visto che nella sola settimana di Ferragosto (dal 12 al 18 agosto) si sono registrati i 131 mila visitatori per il Colosseo, il Foro Romano e il Palatino, circa 15 mila in più rispetto all’analogo periodo del 2012, con un incremento del 12,8%.

I LAVORATORI AUTORIZZATI 
Il bello è che su via dei Fori Imperiali c’è un variegato sistema di ambulantato che ogni giorno svolge le sue attività. I camion bar hanno le loro postazioni fisse, grazie a licenze e autorizzazioni rilasciate dal Comune e in alcuni casi dal I Municipio, e le bancarelle sfoggiano i loro souvenir grazie anche alla bolla papale della fine dell’Ottocento. E in un sistema di apparente tollerata legalità, i lavoratori (in larga parte extra-comunitari) presidiano il loro business in un’area di pregio dalle 8 del mattino a molto dopo il tramonto. Sulla base delle carte comunali, è a tutti gli effetti un ambiente di lavoro.

LA «DIAGNOSI» 
Dalla Asl possono eseguire una diagnosi precisa dei Fori Imperiali: «Questi signori addetti a camion bar e bancarelle risultano lavoratori autonomi, cioè titolari della proprietà, e non si può applicare la normativa in materia di prevenzione e sicurezza perché non risultano lavoratori dipendenti – commenta Leggieri – Per intervenire abbiamo bisogno che risulti anche un solo dipendente oltre al titolare. In questo caso, però, il controllo e la garanzia della salute negli ambienti di lavoro è affidata al sindaco e al suo braccio tecnico, ossia la polizia municipale».

Dalla Asl, quindi, precisano che la competenza della tutela di un sano ambiente di lavoro ricade sui vigili. E che bisogna prevedere l’installazione di un bagno in stretta funzione del numero dei lavoratori sulla zona. «Nei cantieri, per esempio, e in tutte le situazioni con lavoratori dipendenti, noi prevediamo i bagni chimici – avverte Leggieri – In teoria, sui Fori Imperiali, vista la quantità di lavoratori con postazioni fisse, con autorizzazioni, vanno previsti bagni chimici in un numero proporzionato ai lavoratori. Bagni chimici che, mi rendo conto, aggiungerebbero bruttura a bruttura».

«Ma se il Comune – rincara Leggieri – ha dato le licenze alle postazioni di commercio ambulante, allora deve provvedere al rispetto delle norme di igiene e sicurezza sanitaria nell’ambiente di lavoro». Ma condizioni di pulizia e igiene dovrebbero essere garantite anche a chi vuole godersi lo spettacolo della storia all’ombra dei Cesari. E chi passeggia tra gli scavi del Foro di Traiano, o lungo la promenade del Foro di Cesare, non dovrebbe rischiare di imbattersi nei reperti fisiologici dei lavoratori. I Fori meritano ben altri souvenir.

da ilmessaggero.it

Finiscono le ferie di 2 mila operai al lavoro fino al 9 agosto, ma i cancelli restano chiusi. Rischiano il posto anche 3 mila dipendenti delle ditte sub appaltatrici

Metro C, la protesta degli operai sul cantiere del Celio (foto Zanini)Metro C, la protesta degli operai sul cantiere del Celio (foto Zanini)ROMA – L’incontro riservato e la nuova fumata nera. I cantieri della metro C, fermi dallo scorso 9 agosto, restano chiusi. Ma, tra Comune, Consorzio d’imprese e Roma Metropolitane ci sono prove di dialogo. A fare da «mediatore», l’assessore alla Mobilità Guido Improta, impegnato in una difficile missione: non sprecare i soldi dei cittadini, farsi garantire tempi certi per la realizzazione della linea, evitare la chiusura definitiva dei lavori che diventerebbe una nuova emergenza sociale.

 

 

Una manifestazione dei dipendenti Metro C in Campidoglio (foto Jpeg)Una manifestazione dei dipendenti Metro C in Campidoglio (foto Jpeg)

Alla metro C, infatti, a parte le ditte del consorzio (mandataria è Astaldi, Vianini, Ansaldo, Cmb di Carpi e Ccc), lavorano circa 200 aziende piccole e medie imprese sub appaltatricii. E, come sempre accade nella lotta fra i giganti, sono i più piccoli a farne le spese. Improta, così, ha riunito intorno al tavolo metro C e Roma Metropolitane, per cercare – come ha spiegato nel riservatissimo incontro – «di trovare una soluzione giuridica alla vicenda».

 

 

Due caschi da lavoro posati in un cantiere chiuso (Jpeg)Due caschi da lavoro posati in un cantiere chiuso (Jpeg)

L’assessore ha anche pregato i costruttori di «evitare toni polemici». E quelli di Metro C si sono lamentati che, secondo loro, era stato il sindaco «a fare la voce grossa». Di sicuro, la scadenza di due settimane, fissata il 9 agosto, sta per finire. Era il tempo nel quale, secondo la versione ufficiale, i «cantieri rimanevano chiusi per far fare le ferie agli operai». Un escamotage, visto che alle ditte era arrivato un messaggio chiaro: «Si chiude, fino a nuovi ordini».

 

Il termine scadrebbe venerdì 23 agosto, ma nessuno tornerà al lavoro. Secondo il Campidoglio, «si sta facendo di tutto per sbloccare la situazione entro fine mese». Il problema, spiega Luigi Napoli, dg di «Roma Metropolitane», «è di natura giuridica, la legittimità e la fondatezza dello schema di accordo con metro C». Transazione da 230 milioni, conclusa a fine 2012, condotta proprio da Roma Metropolitane, stazione appaltante e «strumento» dell’amministrazione. A cosa serve, ora, l’avallo del Comune? «Occorre l’approvazione dei soci finanziatori dell’opera», la risposta.

Metro C, stop ai lavoriMetro C, stop ai lavori    Metro C, stop ai lavori    Metro C, stop ai lavori    Metro C, stop ai lavori    Metro C, stop ai lavori

Nei giorni scorsi, era circolata un’ipotesi: che il Comune potesse pagare metà di quei 230 milioni per far intanto ripartire l’opera, e poi vedere il resto. Ipotesi smentita dall’assessorato alla Mobilità: «Si ragiona sulla cifra intera, se è giusto darla o no. Non pensiamo a pagamenti a tranche». Da Metro C non parlano: «Mi avvalgo della facoltà di non rispondere», dice il presidente Franco Cristini. Le piccole e medie imprese, intanto, sono sul piede di guerra.

«Il 2 settembre bloccheremo i Fori Imperiali coi nostri mezzi», dice Nicola Franco, del comitato imprese affidatarie di Metro C. Il rischio di crisi sociale è dietro l’angolo: «Finora le banche ci hanno anticipato il pagamento delle fatture. Ora hanno chiuso i rubinetti. Su 3 mila operai la metà è già in cassa integrazione, alcune aziende hanno avviato la messa in liquidazione». Nei cantieri chiusi della metro c’è una bomba ad orologeria che sta per esplodere.

dal corriere.it

Il sindaco:«Roma non è solo il centro. Bisogna arricchire il decoro anche fuori dalle Mura Aureliane»

ROMA – Un annuncio al giorno. Non solo i Fori, non solo il Tridente. Ignazio Marino vuole molto di più: «Pedonalizzare l’Appia Antica, realizzando il parco archeologico di cui si parla dal 1887. E fare un’isola pedonale in ogni quartiere, anche fuori le Mura Aureliane», perché «Roma non è solo il centro», dice a Radio Radio . Il sindaco apre il libro dei sogni: «Bisogna arricchire il decoro delle periferie. Servono aree per passeggiare, fare acquisti, prendere un gelato, chiacchierare». Progetto ambizioso, con una serie di problemi non semplici: i soldi per realizzare gli interventi, il nodo dei parcheggi, i vigili necessari a «sorvegliare» le isole pedonali. Ma le critiche dei commercianti, per i Fori e il Tridente? «È dimostrato scientificamente che ovunque si è pedonalizzato il commercio è aumentato. Se poi l’idea è di poter liberamente e abusivamente parcheggiare in doppia fila, allora certamente questo verrà limitato dalla pedonalizzazione».

 

Il sindaco rilancia anche sulle piste ciclabili: «L’assessore alla Mobilità Guido Improta se ne sta interessando». Nella Roma ideale di Marino, o si gira a piedi oppure si va in bici, perché «in bicicletta si fa prima che coi bus e fa meglio alla salute». Smog e rischio incidenti permettendo, s’intende. Marino precisa: «Servono ciclabili più sicure, percorsi dove le persone non mettano a rischio la loro incolumità». Degrado e sicurezza, da sempre, sono le piaghe delle ciclabili, dove ci sono. Su tutti, basta il ricordo dell’omicidio di Luigi Moriccioli (estate del 2007), ucciso a bastonate mentre andava in bici da due minorenni che gli volevano rubare l’ipod, portafogli e orologi. Il sindaco mette le mani avanti: «Non possiamo sollecitare o pretendere che più persone si spostino in bicicletta se non rendiamo le ciclabili sicure. Io stesso che mi muovo in bici posso assicurare che in gran parte della città è davvero impegnativo, se non a volte pericoloso».

Nella testa di Marino c’è un sistema ideale: bici, auto, pedoni ognuno col proprio spazio. Ma a Roma, in molti casi, le piste ciclabili viaggiano sui marciapiedi. Marino vorrebbe fare piazza pulita anche lì: «Se i marciapiedi sono utilizzati da persone con bambini o con carrozzelle, o da disabili, trovarsi una bici che corre velocemente non è positivo». E cita un esempio: «Nel quartiere Parioli, rinunciando ad alcuni parcheggi su strada, si potrebbero realizzare delle ciclabili e rendere più semplice la circolazione delle bici e proteggerebbe i pedoni da intrusioni sul marciapiede». Con buona pace degli automobilisti, che non saprebbero più dove lasciare la macchina. E i taxi? Secondo Marino «da Termini e dai nostri aeroporti sono scomparsi gli autisti illegali, grazie ai nostri controlli» mentre in centro «non ci sono più venditori abusivi». Una Roma perfetta, o quasi. Anche se le segnalazioni, su un fronte e sull’altro, continuano ad arrivare. Basta? Ancora no. «I furti dei nomadi sono un fenomeno circoscritto», sostiene Marino. Il sindaco «chiederà un incontro ai leader delle comunità rom: chi non vive nella legalità verrà allontanato».