martedì, Dicembre 01, 2020 Anno XV
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Il 26 settembre del 1973 ci lasciava Anna Magnani.Nannarella era la mamma, la zia, la sorella maggiore, portò al mondo la nuova romanità, quella del disincanto, der “damose da fa, se dovemio da arrangià”, der “pane ar pane e vino ar vino”, delle borgate, dove tutti quelli della nostra generazione sono stati svezzati e cresciuti. La nostra romanità non è Giulio Cesare, del quale non si conoscono discendenti diretti, e neanche Giulio Andreotti se per questo, anche se con lui condividevamo fieramente le fede calcistica. La nostra romanità non è il Belli e neanche Trilussa, padri dell’idioma nostro, ma lontani nei tempi. La nostra Romanità è Nannarella, Albertone, Alvaro e Lando, Gabriella, Nino e Renatino, Paolo (panelli) e Gigi.

In loro ci identifichiamo, come loro parliamo e ci muoviamo in questa vita di merda, di loro ne apprezziamo le vette raggiunte che ci fanno essere un po’ migliori anche solo nel tentativo di essergli simili ma lontani anni luce. L’ombelico del mondo non ha viabilità, non ha servizi, non ha tecnologia, non c’è lavoro, ma ha loro, anzi aveva loro, che invece de farci diventare un popolo de cirrosi incazzati, di semisconfitti da rampanti americani russi e cinesi, con il loro agire, prendendoci per mano, mostrando al mondo i nostri difetti e ridendoci o stornellandoci sopra, ci hanno reso immuni allo scherno e fieri di essere ciò che siamo sempre stati: la culla della civiltà, la luce in epoche buie. Nannarella fu la prima a lasciarci, ed ha aperto la via dei campi elisi a tutti i nostri dei. All’alba anche Gigi ci ha lasciato, ed ha raggiunto il pantheon dove ora dimora con tutti loro. Quando il peso dei debiti, l’incertezza del futuro, il cuore altrove ti occupavano l’animo arrivava lui e ti raccontava del gorilla… che quietamente si faceva una canna, della lucertola che voleva fare un tiro, che alla fine gli concedeva, e avendo l’arsura diceva al gorilla che sarebbe andata al fiume a bere. Dopo una decina di minuti un coccodrillo risaliva l’argine e andava incontro al gorilla che vedendolo esclamava…..MA QUANTO CAZZO HAI BEVUTO ?? E la vita risplendeva di nuova luce, di nuovo entusiasmo. Quella luce che come Neno ha mirabilmente scritto, oggi Roma non ha mostrato all’alba, troppo rispettosa del suo figlio scomparso per illuminare il mondo. Oggi è una giornata grigia, e così deve essere. Gigi è nostro, ma la sua immensa grandezza lo porta oltre la romanità schietta e genuina. Lo porta a patrimonio di un Italia che soffre, arranca, ma non si arrende ed è pregna di talento, anzi trae spunto dalle difficoltà per nuove vette e nuovi successi. Non sarà facile esserne degni Francesco e Daniele, non ci tradite mai, abbiamo solo voi e pochi altri eroi