venerdì, Febbraio 21, 2020 Anno XV
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articolo di Giulio Minelli

Se di questi tempi, lo scorso anno, soli in vetta alla classifica, inneggiavamo al tricolor, che serva da lezione, una delle tante, delle solite, aver assistito silenziosamente al trentesimo scudetto bianconero. “Superiorità”, dicevano.

E chissà, forse ad unirsi al coro era anche Gianluca Rocchi. Siamo al 31 ottobre 2014, momento propizio per liberare gli spogliatoi dagli scheletri e spettri che, prepotenti, funestano ed offuscano i momenti di gloria, i nostri.

Siamo in vetta, forse ancora un po’ scossi dalla rapina senza passamontagna, subita agli occhi dell’Italia tutta e dell’estraneo branco dello Stadium, e dalla dura lezione dei giganti bavaresi, cui è seguito il primo pareggio stagionale contro i blucerchiati. Provvidenza calcistica decreti che a trionfare sia l’icona del gioco onesto. Ma non vi illudete, forza d’abitudine.

Siamo alla vigilia della decima giornata di campionato, il derby del sole, ormai da tempo ottenebrato dalle vicissitudini che hanno reso protagoniste di scempi degni di nazionale vergogna le due tifoserie. Si disputa la gara in un San Paolo pronto all’eruzione che, come sappiamo, costituisce forse il più grande fattore a favore dei partenopei, vincitori delle ultime tre sfide casalinghe, anche se le statistiche degli scontri tra Roma e Napoli pendono decisamente dalla nostra, contando 65 vittorie giallorosse e 48 azzurre, tra campionato, Coppa Italia e amichevoli. Qualunque sia l’esito della partita, gli sviluppi della testa della classifica rimarranno altalenanti, presumibilmente fino alla fine, salvo “spiacevoli sorprese” (a buon intenditor..); noi siamo gli stessi di sempre, siamo dietro quelle bandiere e quei sussurri che scalfiscono e scuotono l’Urbe tutta..

Stavolta, quasi strano, azzardato e provocatorio a dirsi, è giusto porre sulle spalle della squadra il peso dei due titoli italiani e la speranza di un cammino europeo, vanificando ogni pronostico avverso, all’altezza del nome della città di cui siamo paladini.

È giunta l’ora di credere in quell’ideale che è Roma stessa, la nostra Roma. Ora si può. SUSSURRATELO.

Giulio Minelli