lunedì, agosto 26, 2019 Anno XV
          Iscrizione Torna alla Homepage Segnala il sito


 


un semplice passatempo per occupare la mia vita. lo urlava michael stipe nel primo pezzo che mi fece innamorare dei r.e.m. persone, cose, passioni, emozioni sono moti dell’anima o sono semplici modi per occupare la vita? messa così non sembra molto romantica lo so. però ogni tanto temo che sia così. lottando contro la noia ci si attiva. e questo è bene per mia madre come per il professore. ma non sarà che ci si attiva per sfuggire alla noia? sto riempendo il tempo o lo sto aggredendo? a me pare di aggredirlo, specie ultimamente. lo sapete dove sono andato domenica? facile no? a parma. c’era parma-roma. sono partito sabato all’una con peppe, zalla, er muffa e caponi. trentasei ore dopo ero a letto a roma. nel mio letto. questo spazio l’ho trascorso a blocchi isterici. sette ore in macchina. sette ore a pavia. sette ore a dormire. sette ore a parma e sette, anzi sei in macchina. il benzinaio mi ha risposto in romano, il caffè me l’ha fatto una che parlava tipo la ferilli. un veloce panino da un omaccione toscano, di nuovo benzina a bologna. poi ho lasciato zalla e peppe a modena dal ragazzo della sorella della pippi, che non la conosco ma mi sarei fermato volentirei per conoscerla. er muffa e caponi l’ho lasciati a cremona e io sono andato a trovare un amico a pavia. anzi un gruppo di amici visto che oggi sono in vena di presentazioni. fausto e lasilvia, quelli di praga. brubeat e il marito. grosso personaggio il marito. pure lei … ma il marito! c’era kanna, tornata appena da firenze. poi c’era athir, una amica ella silvia che aleggiava più che esserci però aleggiava talmente tanto che era come se ci fosse. era insomma giornata di fantasmi. la pippi, athir, maria. maria più che sabato aleggiava domenica. mentre da pavia andavo a parma, all’appuntamento con gli altri al casello (che se non ce lo eravamo dato era lo stesso tanto ci fermava la polizia) era un continuo di macchine con sciarpe giallorosse svolazzanti dal finestrino e targhe di variegate province. che ci farà una macchina di vercelli con la sciarpa giallorossa al vento non me lo chiedete. però ci stava. io suonavo a tutti e mentre suonavo e acceleravo cresceva l’eccitazione. montava come la panna. provate a immaginare che vuol dire. centinaia di macchine che si raccoglievano sulla A1 come ruscelli nel po. mentre suonavo ad una di queste chi ti vedo? maria. strombazzare col clacson già strombazzavo. sai che c’è cerco di farli accostare. ma che ci fa maria la dentro. scendo col batticuore, saremo stati a fidenza o poco di li, e scendono pure loro, quelli dell’altra macchina. anzi delle altre due macchine. niente. non c’era. avevo visto male. erano targate torino. strano eh? in quelle due macchine c’era di tutto. un sacco di gente, bandiere e sciarpe giallorosse, panini, sigarette, emozioni e non c’era maria. e che cazzo.

arrivo a parma. tutto a posto entro allo stadio. uno stadio decisamente scadente. era la prima volta che ci andavo. pensavo di vedermela da paura la partita invece stavo dentro una specie di gabbia in cui non si vedeva neppure tutto il campo. faceva un freddo da cani. meno male che eravamo tutti pigiati mentre saltellando si cantava “sta’ggioca’ sta’ggioca’ sta’ggioca’n’ trasferta oggi er parma sta’ggioca’n trasferta”. pure li all’improvviso una visione. vedo una ragazza da dietro, quindi meglio vedo un po’ di capelli e mi pare sia lei. la chiamo. non rispondo ma c’è casino. che vuoi? mi sporgo in avanti per chiederle … da accendere. si gira. è lei cazzo … l’orecchio è uguale. è lei. deve essere venuta per forza per me. la odia la roma. finisce di girarmi io comincio a vedere un po’ appannato. la fisso un’istante. non era lei. andiamo bene. andiamo proprio bene. ora comincio ad avere pure le visioni. allo stadio e in trasferta per giunta. forse il freddo. chissà o la paura di perdere una partita che si stà dominando e che il parma stà conducendo. boh! ci mancavano pure le visioni. già la sogno un giorno si e uno no. già quando mi fisso guardando il monitor con l’occhio perso davanti al tool di mail mi pare di parlare con lei. mi devo assolutamente riprendere. l’altro giorno ho fatto un sogno articolato. tipo che a lei come a me piaceva la musica e io gli attaccavo un pippone sulla storia dei miei gusti musicali. sul fatto che il primo disco me lo regalarono i miei quando avevo 9 anni. tornarono da un magazzino che stà vicino roma. il primo esempio di megadistribuzione della capitale. ci voleva la tessera per entrare. era il 1978. non so perché lo fecero. però a quel disco sono rimasto ovviamente molto affezionato. era “sotto il segno dei pesci” di antonello venditti (quello di grazie roma … per intenderci e di “roma non si discute si ama”) che però ora considero una mezza merda. mezza perché è della roma e perchè in fondo qualche cosa di buono lo ha fatto. forse i miei volevano spingermi a suonare. la famiglia di mio padre pullula di diplomati al conservatorio e anche io già dimostravo un discreto orecchio. però mi intestardivo a non voler andare a lezione perchè mi dava noia il solfeggio. oggi, che suono e scrivo musica senza conoscerne la tecnica rimpiango il fatto che i miei non mi abbiano costretto allora. strano eh? comunque ci provarono. anche con quel disco credo. mi ricordo nettamente l’eccitazione che mi prendeva quando cercavo di metterlo sul piatto dello stereo di mio padre. neanche ci arrivavo e mi dovevo arrampicare sulla libreria.

passò non so quanto tempo. non credo molto. sarà stato il 1979 quando invece comprai il primo disco. all’upim. c’erano delle vaschette di 33 giri. ero con mia madre. andai dritto a quel reparto e col mento appoggiato alla vaschetta cercavo di scartabellare i dischi. ne comprai uno. cornice azzurra e dentro la cornice la foto di un ragazzo rosciastro e barbuto. collana RCA. “il mondo di….” la serie. francesco de gregori il barbuto autore. c’erano i pezzi che mi hanno fatto crescere. quel disco ce l’ho ancora. è consunto. gli voglio più bene che a me. poco meno che a maria. dentro c’era “signora aquilone”, “pablo”, “rimmel”, “bufalo bill”, “festival”, e altre. ma soprattutto “pezzi di vetro”. e’ una delle migliori canzoni di tutti i tempi. almeno secondo me. ” …. e non hai capito ancora come mai gli hai lasciato in un minuto tutto quel che hai … però stai bene come stai”. da allora fino a quando ho avuto 16 anni non ho ascoltato altro che francesco de gregori. anche a lui voglio un bene dell’anima. talmente bene che ora che non riesco proprio a seguirlo è come se fosse morto. sei anni non sono tanti ora che ci penso. ma a parte che hocontinuato anche dopo, allora mi sembravano tantissimi. erano tantissimi. erano quasi tutti i miei anni.

A sedici anni era il 1985. mi fratello si fece male ad un dito e fu operato. stette in ospedale una settimana. all’incirca. era primavera. roma e’ clamorosamente bella all’inizio della primavera. la mattina mi alzavo per andare a scuola. mi ero innamorato per la prima volta. kammamuri innamorato era contento pure di andare a scuola. quell’anno nel secondo quadrimestre non fece neppure una assenza. siccome mia madre era spesso da mio fratello in quei giorni cominciai a rifarmi il letto. letto … una specie di letto. era un divanoletto. rifarlo era sempre stata una persecuzione. mia madre arrivava e controllava. se solo c’erano delle pieghe lo sfasciava di nuovo. lo sfasciava ancora peggio e mi toccava rifarlo. mi faceva cosi incazzare che oggi che vivo da solo non lo faccio più il letto. in quei giorni mi piaceva pure rifare il letto. mi alzavo, facevo colazione (al bagno ci ho sempre bazzicato poco…) e poi dritto in camera a rifare questo benedetto letto. prima però mettevo un disco. sempre lo stesso. “viva l’italia” e una traccia. sempre la stessa, “stella stellina”. potere dell’innamoramento adolescenziale. dopo anni passati a non voler suonare andai nel salone. dietro la libreria c’era una vecchia chitarra di mio padre. la suonava spesso dopo pranzo. sempre la stessa canzone suonava. vecchio frac di modugno. allora mi sembrava una cosa da vecchi. ora la adoro.forse sono invecchiato. presi la chitarra e comincia a suonare. non ho ancora smesso.

Allora in classe andavano i duran duran, gli spandau ballet e gli wham. poi c’era una ragazza che non faceva che cantare “shout” dei “tears for fears”. se ci ripenso mi pare un incubo. le timberland, i 501 col cavallo alle ginocchia e il moncler. io allora ero il classico cojone. però pure quelli alla moda non stavano mica meglio. in quel periodo mi facevo le flebo di “smiths”, “smiths” e “smiths”. morrissey era per me una specie di divinità. “meat is murder” cantava e io per la prima volta cominciavo a riflettere sulle sofferenze degli animali. “The boy with the thorn in his side”… un desiderio da morire di amore dietro la diversità. “yhere is a light that never goes out” l’avrò sentita migliaia di volte. il giorno in cui si sciolsero. nell’estate del 1987 non dormii tutta la notte per sentire lo speciale su stereonotte. nel frattempo avevo conosciuto mangiafuoco. suonava la chitarra e io allora la batteria. avevamo una amica comune e ci ritrovammo dar “saponetta” per delle prove. ne abbiamo riparlato qualche settimana fa, entrando per l’ennesima volta dar “saponetta”. gli ho detto: “…andre’ ti ricordi la prima volta che abbiamo imboccato sta discesa? ….a me me pare che camminavi nello stesso modo … la chitarra sicuramente è la stessa”. qualche mese dopo, sarà stato ottobre, sempre ascoltando stereonotte improvvisamente ebbi una folgorazione. non mi ricordo chi era il conduttore quella notte. mi ricordo però che era il secondo turno. quello checominciava all’una e mezza e finiva alle tre. era appena uscito “document”, quinto album dei r.e.m. e fecero sentire “the one i love”. la mattina mi alzai alle otto e andai a comprare il disco. anche michael stipe entrò così nel mio cuore. come de gregori, come morrissey, come brunetto conti. “this one goes out to the one i love … this one goes out to the one i left behind”. ognuno in una canzone ci può trovare quello che vuole. forse è il bello della musica. io in quelle parole ci trovo maria, diventata in un giorno qualunque ciò che io amo trasformatasi poco dopo in ciò che io mi sono lasciato dietro.
kammamuri


Parma, 13 dicembre 1998, stadio Tardini
Parma-Roma 1-1

Parma (3-4-1-2): Buffon 6.5, Thuram 6, Sensini 6, Cannavaro 7, Fuser 6, Baggio 6, Boghossian 6, Benarrivo 6, Veron 6 (30′ St Fiore 6), Crespo 6.5, Chiesa 6 (22′ St Balbo Sv). (22 Nista, 24 Vanoli, 14 Mussi, 19 Orlandini, 26 Giunti). Allenatore: Alberto Malesani 6.
Roma (4-3-3): Chimenti 5.5, Cafu’ 6.5, Petruzzi 6, Aldair 6, Candela 6, Tommasi 7, Di Biagio 6.5 (46′ St Tomic Sv) Di Francesco 6.5, Paulo Sergio 5.5 (11′ St Gautieri 6.5), Delvecchio 5.5, Totti 7. (1 Konsel, 20 Dal Moro, 23 Conti, 18 Frau, 9 Bartelt). Allenatore: Zdenek Zeman 6.5 

Arbitro: Boggi di Salerno 6.5
Angoli: 4-3 per la Roma
Ammoniti: Thuram e Petruzzi per gioco scorretto.
Spettatori: 28 mila.

I gol:
40′ pt: prima vera azione della gara e Crespo da tre passi segna. Chimenti aveva respinto ma non trattenuto il tiro di Chiesa.

17′ st: Gautieri accompagna la palla in rete sorprendendo la difesa e Buffon sul cross di Totti.


I giallorossi alla grande, rovina tutto un errore dell’arbitro. Quattro in Nazionale: c’è anche Delvecchio
Roma scippata

Pari a Parma, ma Boggi non vede un clamoroso rigore su Totti


immagini by bobodrum