venerdì, dicembre 06, 2019 Anno XV
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“ma che cazzo di partita hai visto? … no dimmi tu che partita hai visto … il guardalinee ha fischiato un fuorigioco inesistente … capito? i-ne-sis-ten-te … ma cos’ha? non è possibile. non poteva vedere il fallo di mano, pure se c’era perché era coperto. ancora … e infatti non ha visto neppure il tacco di paulo sergio, ha visto il capannello e ha fischiato. va bene … va bene … bravo … sei bravo … si hai ragione tu … avete buttato la partita … si si … ma l’hai vista. porca miseria nel primo tempo avete fatto un tiro, su lanci di 50 metri … ma dico l’hai visto? quello è football americano mica calcio … eh si ho capito che quei due giocano con voi però … ma che partita hai visto? no … dimmi che cazzo di partita hai visto? siete finiti … fi-ni-ti … “. ma dai che in campo c’era solo una squadra. ok se sei contento tu? mica ti devo convincere per forza. no … no … è che ti voglio bene cazzo. e mi dispiace che sei della lazio. che sprechi tempo, soldi, energie. ma dai che se la partita durava altri cinque minuti avevate perso. lo so che non c’erano. dico per dire che in campo c’era solo una squadra. avete segnato su episodi. e mica vi può dire sempre culo sfacciato. ah … allora siamo noi che dovremmo ringraziare il cielo? ma dai? daaaaiii? che cazzo di partita hai visto? si … proprio … certo che mi sono fissato. taci. soffri in silenzio. se mi ronzi nelle orecchie certo che ti rispondo. ma pure il tifo non c’è stata partita. siete ridicoli. cantavamo solo noi.

mica lo so ancora se è meglio che esiste la lazio o se sarebbe stato meglio se non fosse mai esistita. mica lo so se mi mancherebbero i laziali in un eventuale modo dei sogni, in cui evidentemente non ci sarebbero. in fondo a qualcosa servono. in fondo c’è un certo gusto nel litigarci. prendi ora questo posto e questa discussione oziosa che nessuno riesce ad interrompere e che finirà per sfinimento. in fondo la colpa non è neppure la loro. forse è la mia. che cosa ci sono venuto a fare a mangiare questa maledetta pizza dopo il derby? ogni anno la stessa storia. basta. basta. non ne posso più. eppure se qualcuno mi avesse detto di fare qualcosa ieri sera, poteva tirare giù non lo so cosa io gli avrei detto di no. dovevo essere li a cercare inutilmente didimostrare ai miei amici della lazio che sono finiti, che avevano giocato una partita di merda. che cosa ne sapevo da prima? un po’ sono avvantaggiato perché è la lazio. un po’ … baro. voi non lo dite troppo in giro però per esempio ieri sera mancini ha fatto un gran goal. però ieri sera ho affermato imperterritamente che aveva sculato. che l’aveva presa male e che chimenti aveva fatto una papera. mi spiego? per lo stesso motivo sapevo che comunque sarebbe andata in quel posto in quel momento avrei sostenuto che la lazio è una squadra finita e che aveva giocato di merda sculando ogni eventuale risultato. che poi ieri hanno sculato per davvero. mamma mia che strippata. io non sapevo più che inventarmi. avevo provato tutti gli spostamenti, mani in tasca, sinistra accavallata sulla destra, destra sulla sinistra, braccia conserte. niente non riuscivo a uscire fuori dall’incubo che mi avvolgeva la testa. si proiettava ancora una volta esattamente lo stesso film dello scorso anno quando, per chi non lo sapesse di derby ne abbiamo persi quattro. ero così stravolto che mi sembrava tutto nero. ma guarda se le cose cui tieni devono servire a litigare per capire quale fa più male. in settimana avevo sentito maria. ovviamente le avevo telefonato io che lei … figuriamoci. potrei morire e se ne accorgerebbe probabilmente il giorno che dovesse arrivare pure lei all’inferno. sempre che ci finisca all’inferno come me. eh già … cazzarola. mi devo pure sincronizzare per la vita ultraterrena. perché va bene sopportare la sua assenza nella vita, ma nell’eternità no eh? ti prego! no … non lo so se lo reggerei. se continuo così io mi sa che vado all’inferno. pure lei però. occhio e croce. sempre che non mi sbagli. sempre che non si converta alla fine. sai che inculata? io faccio il mostro per andare all’inferno con lei e lei che fa si ripiglia alla fine. no non lo reggerei. penso che mi convenga tentare la carta santità così intanto finirei in paradiso. se poi lei dovesse finire all’inferno io penso che dal paradiso all’inferno potrei chiedere il trasferimento. che dite? merda mio sono perso un’altra volta. insomma l’avevo chiamata per dirle che sono tornato a roma. hai visto mai che per il giubileo le venisse voglia di fare un salto. come al solito un paio di miracoli vietavano la calata. vebbe’ che devo da fa’? recriminare oppure rimpiangere. me lo immagino pure da solo che sono sentimenti in cui cado spesso, ma mica è colpa mia. ancora una volta sono innocente. ormai sta venendo fuori sono un innocente condannato al rimpianto. e infatti ieri come stava andando? esattamente verso la condanna al rimpianto. la situazione era talmente grama che improvvisamente il baratro maria mi sembrava un dolce prato fiorito, fonte di tutte le mie gioie. maria ti prego. pensavo. maria ti amo. pensavo. maria ho bisogno di te. pensavo. maria. pensavo. maria.

mentre pensavo maria, io sto all’inferno. come faccio ad andare in paradiso? mancano due goal e giochiamo in dieci. non è possibile. posso solo sperare che tu finisca all’inferno. almeno ci becchiamo li. mentre pensavo che quel film lo avevo già visto. chi me lo faceva fare di rivederlo. perché non me ne andavo ai caraibi. perché sarei andato a capo chino ad ascoltare i discorsi deliranti dei laziali. mentre pensavo maria. cinque minuti di fuochi di artificio mi prelevavano dal girone dei disperati e mi depositavano in una calca immane. di gente che urlava e si abbracciava. di occhiali che volavano. di lacrime di gioia. i due goal che dovevano arrivare erano arrivati. scusa maria. sospendo di pensarti. solo un paio d’ore, poi ritorno. ora però devo ridere, ridere, ridere, devo andare non a capo chino ma con passo tronfio a mangiare un boccone. lo dedico a te questo derby. lo so che non ho giocato io. ma siccome sono stanco come se avessi giocato. siccome ho le ossa rotte e pure gli occhiali. quelli che mi hai regalato tu. allora vuol dire che la posso fare una dedica. alla faccia dei laziali. ma che partita hanno visto. beh … qualcuno si regola. lupo, orfano di zeman, ormai da due anni scuote la testa. ieri la scuoteva ancora di più. che gusto, mentre cercava di convincermi che non dovevo essere contento perché la roma aveva perso una grossa occasione contro una squadretta (la lazio). mio fratello. parlava molto poco. chissà com’è? il bomber, con l’erremoscia, sragionava. bisogna capirlo, la sera prima aveva fatto fare una torta a forma di stadio, biancoazzurra. lui la partita proprio non l’ha vista. e si incazzava quando glielo dicevo. maria mancavi solo tu. non che c’entrassi molto con quella serata. lo so. non ti è mai piaciuta questa storia. però la vita è strana e a volte capita di riuscire a risalire dall’inferno fino in cima al paradiso. piano piano, tornante dopo tornante sto risalendo. ieri ne ho fatti bue belli tosti. oh … non fare cazzate … aspettami

kammamuri


Roma, 29 Novembre 1998, stadio Olimpico
Lazio-Roma 3-3
Lazio (4-4-2): Marchegiani 5, Pancaro 5.5, Negro 6, Mihajlovic 7 (20′ St Couto 5.5), Favalli 5.5, Conceicao 5.5 (18′ St Venturin 6), Stankovic 6, Almeyda 6, Nedved 5.5, Salas 6.5 (40′ St De La Pena Sv), Mancini 7.5 (22 Ballotta, 3 Lombardi, 17 Gottardi, 27 Iannuzzi). Allenatore Eriksson 6.5.
Roma (4-3-3): Chimenti 5, Candela 5.5, Petruzzi 5, Aldair 6, Wome 5, Tommasi 6, Tomic 6.5, Di Francesco 6.5, Paulo Sergio 6.5 (40′ St Zago Sv), Delvecchio 7 (45′ St Bartelt Sv), Totti 7.5 (22 Campagnolo, 20 Dal Moro, 23 Conti, 18 Frau, 14 Gautieri). Allenatore Zeman 6.5.
Arbitro: Farina di Novi Ligure 5.
Angoli: 5-4 per la Roma.
Espulso: 20′ St Petruzzi per doppia ammonizione.
Ammoniti: per gioco scorretto Di Francesco, Petruzzi, Candela e Mihajlovic; per comportamento antiregolamentare Almeyda, Salas, Totti e Tommasi; per proteste Aldair.
Spettatori: 75 mila.
I gol:

26′ Pt: Paulo Sergio sgomita con Pancaro, Wome si invola sulla sinistra, centro rasoterra su cui Marchegiani non arriva, Delvecchio e’ piu’ lesto di tutti e mette in rete.

28′ Pt: lungo lancio di Mihajlovic, Mancini tutto solo sulla sinistra colpisce al volo, Chimenti non riesce a controllare un pallone che sembrava alla sua portata.
12′ St: punizione gioiello di Mihajlovic, esterno vellutato di MancinieE palla in gol.
24′ St: Wome atterra Salas, che trasforma in rigore.
33′ St: spiovente di Totti, Nedved si fa anticipare da Di Francesco, che mette in rete.
36′ St: errore di Couto, assist di Delvecchio per Totti ed e’ la palla del pareggio.


Dopo la rete di Delvecchio, la squadra di Eriksson si scatena: doppietta di Mancini.
Espulso Petruzzi, segna Salas su rigore. Poi Di Francesco accorcia e Totti pareggia
Lazio sogna, Roma rimonta. I biancocelesti vicini alla quinta vittoria consecutiva, ma i giallorossi in dieci recuperano due gol

Renga del Messaggero


immagini by bobodrum