lunedì, agosto 26, 2019 Anno XV
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per ogni parola che lascio scritta ci sono mille pensieri, mille sogni che rimangono dentro. pensa un po’ dove posso arrivare. pensa un po’ … quello che della mia fantasia trapela fuori è solo la punta dell’iceberg, di un iceberg dentro al quale trovo sempre rifugio. non lo so se è un bene o un male. il professore dice che è un male. a me quando sto bene sembra un male ma quando st

o male … allora si che lo ringrazio quell’iceberg. si perché le sensazioni, i sogni, i pensieri, i desideri almeno quelli la realtà non me li può negare. sublimazione pare che si chiami no? beh sublimerò. non è colpa di nessuno, non c’è nessuna colpa. tanto meno ho cercato la bisaccia dentro la quale mi sono cacciato. forse è stato un attimo di distrazione. questo è possibile. smarrisco spesso me stesso tra le pieghe della realtà.

dentro questa bisaccia non ci sono entrato apposta. anzi, nemmeno me ne sono accorto. ad un certo punto ho aperto gli occhi e intorno a me c’era soltanto buio. meno male che maria è abbastanza umana e ogni tanto apre e mi tira fuori per un po’. altrimenti soffocherei. tutto questo perché kammamuri ha l’atroce debolezza di guardare sempre a trecentosessanta gradi e insieme la colpa di indulgere un po’ di più su chi gli lancia uno sguardo affettuoso. mica è colpa mia se da piccolo ho avuto dei traumi che si sono incastrati proprio in questo modo. ho letto in un libro che a tre anni è tutto bello e fatto. la persona è formata. chissà se è vero, perché se è vero allora sono completamente innocente. comp

letamente. è inutile che maria si barrica dietro questa freddezza che sa di vendetta. cosa c’entro? mica è colpa mia se arrivo sempre tardi. ho cominciato a scuola, continuato a lavoro. ovunque io vada arrivo in ritardo. pure con maria. tardi. tempo scaduto. occupato. velo ricordate quel gioco che si faceva da bambini. il padrone di casa metteva un 45 giri. al centro della stanza c’erano delle sedie, una in meno del numero dei presenti. si gironzolava intorno a quelle sedie finché all’improvviso il disco non veniva interrotto. in un istante si creava il panico. c’era una bambina molto dolce che stava in classe con me che stava sempre zitta, ma quando doveva conquistarsi la sua sedia cacciava certi urli … si perché il succo del gioco stava nel doversi accaparrare una sedia. uno rimaneva fuori. di solito io. ed ero eliminato. stop. fine del gioco. non sei capace. che cazzo ci vieni a fare a queste feste. i bambini si divertono e tu sei un coglione. vieni eliminato subito. questi grossomodo i pensieri che mi circolavano per la testa. pressappoco gli stessi di oggi, di oggi che mi tocca uscirà dal giro perché sono finite le sedie. e mi tocca pure vedere maria andare via con un altro. ma fottetevi tutti. in particolare tu maria. almeno mi lasciassi libero. macché dentro la bisaccia. pronto ad essere tirato fuori al tempo debito. pronto per essere osservato, ascoltato, maciullato e richiuso. ma dico … è questa una fine tollerabile? tutto questo perché io arrivo sempre tardi? solo per questo? per questo che poi deriva da traumi di cui non ho memoria e quindi nemmeno responsabilità? no. non ci posso credere. non è possibile.

professore pensaci tu che io non so più che pensare. accetto il rischio di non poter più vivere senza di te. accetto il rischio di considerarti il mio grillo parlante. anzi peggio il mio equilibrio delegato. d’altra parte se le mega aziende hanno l’amministratore delegato perché io non posso avere il’equilibrio delegato? spiegami come funziona la vita che io non ci capisco una mazza. non capisco per esempio perché ieri la roma non è riuscita a vincere col bari. bella cazzata penserai. e invece no. è una cosa seria. prendete una videocassetta di quella partita e fatela vedere ai vostri bambini. ecco cosa devi fare se vuoi affermarti: lo stronzo. menare, tendere

la mano, perdere tempo, approfittare, fare lo stronzo appunto. la vita ti premierà. no … non dire di no … professo’ è così … è così. ma non lo vedi. e ho capito che bisogna saper stare al mondo. vabbè allora mi devo arrendere che per stare al mondo io devo fare lo stronzo? guarda che dalla bisaccia io voglio uscire. cioè … ci starei pure bene dentro ma da solo. così comincia a mancarmi l’aria sempre più spesso. ecco sono malato. accetto la tua diagnosi. non è tollerabile che io debba sentirmi posseduto. è vero … è verissimo … il possesso è un sentimento che detesto. mi fa schifo. se penso ad una persona che ne possiede un’altra mi vengono i conati. ma che cosa ci posso fare? se maria mi fa uno sbrocco da malata. senza senso perché oltretutto lei ha pure la sua vita e pare che io non c’entri se non di striscio. dico se fa uno sbrocco di gelosia malata fuori posto io mi squaglio. sono malato … ok .. sto male … mi dovrei curare. in realtà farei prima a stare con maria … no? no … non devo neanche pensarlo. no guarda accetto che non posso dirlo. ma pensarlo non ce la faccio. mica li controllo io i pensieri. sono loro che controllano me. guarda che è proprio un bel casino. andrebbe risolto così: io sono la roma, maria è lo scudetto, quello stronzo del cervide che sta con lei è la fiorentina. se le cose stanno così è assolutamente chiaro che meriterei lo scudetto, però siccome la vita va avanti per traverso è in testa la fiorentina. però non è finita. siamo appena ad un terzo del cammino si e no. allora magari nel prosieguo la fiorentina va in crisi e la roma si invola verso maria … volevo dire verso lo scudetto. a quel punto come da magia maria mi tira fuori dalla bisaccia la capovolge, scuoteforte. fa cadere tutta la mondezza umana c

he c’è dentro e mi ci rimette pure … si però da solo che sono geloso. mi raccomando da solo. mica è colpa mia che arrivo sempre tardi. pure dentro le bisacce. sto pensando, dicendo, scrivendo un mucchio di cazzate. lo so, ma non ci posso fare niente. vengono da sole. mi rendo conto di questo. capisco pure che non è normale. infatti non sono così scemo da pensare che solo per un mio desiderio la roma vinca lo scudetto e maria mi dica ti amo. però sono così scemo da averlo desiderato e da desiderarlo probabilmente fino a domani. tutti i santi oggi però.

p.7s. per questa settimana intanto basta un desiderio un po’ più piccolo. domenica c’è il derby … speriamo che non debba cercarmela la bisaccia

kammamuri


Roma, 21 Novembre 1998, stadio Olimpico

Roma-Bari 1-1

Roma (4-3-3): Chimenti 6.5, Aldair 5, Petruzzi 6, Zago 7, Candela 6.5, Alenitchev 5, Tommasi 6, Di Francesco 5.5, Paulo Sergio 6, Delvecchio 5 (28′ st Frau), Totti 6.5. (22 Campagnolo, 19 Quadrini, 20 Dal Moro, 23 Conti, 16 Tomic, 14 Gautieri). All. Zeman 5.5.

Bari (1-3- 5-1): Mancini 6.5, De Rosa 6, Garzya 6.5, Neqrouz 6.5, De Ascentis 7, Zambrotta 5, Bressan 6 (7′ st Innocenti 6), Andesson 6, Marcolini 5.5, Madsen 5 (1′ st Osmanowski 7), Masinga 6.5. (12 Indiveri, 20 Said, 21 Campi, 18 Knudsen, 14 Olivares). All. Fascetti 7.

Arbitro: Bazzoli di Merano 5.

Angoli: 6-0 per la Roma

Ammoniti: De Rosa, Garzya, De Ascentis, Zambrotta, Neqrouz, Zago, Candela, Mancini

Spettatori: 47.466, incasso 1.435.741.000 lire.

I Gol:

31′ st: Osmanowski e’ solo sulla sinistra, sul suo cross non riescono a intervenire Aldair, Di Francesco e Candela, il pallone giunge a Masinga che lo sospinge in rete.

37′ st: da Aldair a Totti, c’e’ un braccio sospetto di Neqrouz. Rigore non limpido che Totti trasforma.


A vuoto il tentativo di fuga dei giallorossi: pareggiano col Bari, sono in testa al campionato ma oggi tocca alle altre Roma, primato degli errori

Sbagliano tutti, anche l’arbitro Bazzoli. E Zeman se ne va per protesta

Renga del Messaggero


immagini by bobodrum