giovedì, novembre 14, 2019 Anno XV
          Iscrizione Torna alla Homepage Segnala il sito


Autore, arrangiatore e cantante, simbolo di una Romanità genuina, appassionata e carnale, Romolo Balzani è certamente la figura più importante e rappresentativa della Canzone Popolare Romana.
Le canzoni più famose dei suoi quarant’anni di carriera, sono senza dubbio “L’Eco der Core” e “Barcarolo Romano”, brani eterni che ancora
oggi conquistano ed emozionano gli amanti del genere, grazie anche alle varie interpretazioni dei maggiori artisti romani, tra cui Claudio Villa, Gabriella Ferri e Gigi Proietti.

Nasce il 4 Aprile del 1892 nel Rione S. Eustachio, nei pressi di Campo de’ Fiori, dal vetturino Achille Balzani e dalla Trasteverina “purosangue” Maria Francisi. Quando Romoletto (come lo chiamano tutti) ha due anni, la famiglia si trasferisce a Trastevere, a due passi da Piazza Gioacchino Belli. Come la maggior parte dei bambini dell’epoca, non frequenta affatto le scuole, tanto che rimarrà analfabeta fino al servizio militare, durante il quale imparerà appena a leggere e scrivere: nonostante questo, è destinato a diventare l’autore simbolo della Canzone Romana. A cantare comincia invece fin da adolescente: all’età di sedici anni, mentre lavora come stuccatore, “canta a piena gola”, e dopo il lavoro fa serenate e si esibisce nelle Feste di Piazza, alle cerimonie e nelle osterie, guadagnandosi il soprannome di “ghitara e mannolino” (“chitarra e mandolino” N.d.R.)

Nel 1910 arriva il primo vero contratto al Salone Margherita, celebre teatro di Varietà dove si esibiscono i maggiori artisti dell’epoca. Ma nel 1916, nel corso della Prima Guerra Mondiale, è chiamato alle armi, e dopo un anno al fronte viene fatto prigioniero e deportato in un campo di concentramento, dove rimarrà fino alla fine del conflitto.

Tornato a Roma si dedica completamente alla musica, e nel 1920 fonda il suo primo complesso, con cui miete successi anche fuori dalla Capitale. Nel 1922 incontra colui che diverrà il suo più stretto e proficuo collaboratore, nonché un amico per la vita: il paroliere Oberdan Petrini, con cui scriverà la già citata “L’Eco der Core”, uno dei suoi brani più fortunati. Dal 1923, dopo il debutto di un suo spettacolo alla Sala Umberto, la sua notorietà e il suo successo diventano irrefrenabili: vince la prima edizione della Sagra dell’Uva di Marino (1926) e numerose edizioni del Festival della Canzone Romana di San Giovanni; ottiene contratti discografici internazionali; riceve, nel 1928, da parte del Ministero della Pubblica Istruzione, una medaglia d’argento e un diploma “per l’opera svolta per il rifiorire della Canzone Romana”; finché nel 1935 fonda la Compagnia Musicale Romana di Romolo Balzani – Pina Piovani – Gildo Bocci, con cui scrive e mette in scena fortunate commedie musicali in romanesco.

Durante la Seconda guerra Mondiale realizza spettacoli per le Forze Armate, scritturando i più famosi esponenti dell’Avanspettacolo romano e dona il suo anello d’oro per gli ebrei perseguitati e deportati dal nazismo.

Prosegue la sua attività di Capocomico fino al 1954, anno in cui abbandona le scene e si ritira definitivamente a vita privata.

 

Muore il 24 Aprile 1962, nella sua casa nei pressi di Piazza Navona: due giorni dopo furono celebrati i funerali nella Chiesa di Sant’Agostino. Migliaia di persone accompagnarono la bara per dargli l’estremo saluto, fra cui molti musicisti che con chitarre e mandolini eseguirono le sue canzoni durante tutto il corteo funebre.

L’eco der core al minuto 3.50

Barcarolo Romano