mercoledì, novembre 20, 2019 Anno XV
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Perché iniziare con Giggi Zanazzo questo nostro viaggio alla riscoperta di personaggi e artisti legati al teatro e al cinema dialettale romano? Innanzi tutto perché quest’anno ricorre il centenario della sua morte, e un omaggio ci sembrava doveroso. E in secondo luogo perché Giggi Zanazzo è l’autore che più di ogni altro ha contribuito a tenere viva la memoria delle tradizioni romane prima che andassero perdute, in seguito alla forte immigrazione nella Capitale e a una profonda trasformazione economica e sociale.
Luigi Antonio Gioacchino Zanazzo, detto Giggi, nasce a Roma, in Via dei Delfini 5, nel Rione Campitelli (a pochi passi dal Ghetto), il 31 Gennaio 1860. Inizia la sua attività letteraria nel 1886 come poeta: è infatti considerato il naturale erede della scuola poetica di Giuseppe Gioacchino Belli. La sua fama supera presto i confini della Capitale, tanto da arrivare a Milano, dove viene invitato per rappresentare Rugantino, famosa maschera Romana della Commedia dell’Arte, ripresa poi da Garinei e Giovannini nella famosissima commedia musicale interpretata magistralmente da Nino Manfredi, e successivamente da Enrico Montesano.
Il linguaggio di Zanazzo è quello parlato per le strade di Roma dalle classi sociali più basse, meno borghese e raffinato di quello utilizzato da Trilussa o Pascarella, ma molto più vicino a una romanità verace e popolana.
Importantissima è la sua attività di studioso della Romanistica : a lui si deve infatti la creazione dei periodici “Rugantino” e “Calandrino”, primo esempio di stampa dialettale romanesca. E proprio dalle pubblicazioni del “Rugantino” prende vita il Festival della Canzone Romanesca di San Giovanni. Pubblica inoltre numerosi saggi dedicati al folclore (tra cui il famosissimo “Usi, costumi e pregiudizi del popolo di Roma”) che ancora oggi sono considerati tra le più importanti e dettagliate fonti di informazioni sulla vita, la quotidianità e il pensiero del popolo Romano.
Non da ultima va considerata la sua produzione di commedie e lavori teatrali in dialetto, in cui fotografa tipi, caratteri ed eventi dei quartieri popolari Romani del suo tempo, ispirandosi anche a tradizioni tramandate fino ad allora solo dai racconti orali degli anziani. Sposa Agnese Bianchini, prima attrice della Compagnia Romana, da lui stesso fondata insieme all’attore e poeta Pippo Tamburri. La compagnia diventa presto famosissima a Roma, tanto che anche la Regina Margherita, incuriosita, decide di assistere ad alcune rappresentazioni presso il Teatro Rossini (oggi Palazzo Santa Chiara) a Piazza Santa Chiara, nel Centro di Roma, fino a pochi anni fa Teatro di Tradizione Popolare Romana con la Compagnia di Checco Durante e del suo successore Alfiero Alfieri.
Giggi Zanazzo muore il 13 Dicembre del 1911, a soli 51 anni. A lui sono dedicati una strada nel quartiere di Trastevere, e un monumento (una targa con il suo busto in bronzo posta sulla parete della casa in cui nacque a Via dei Delfini) realizzato dalla scultore Amleto Cataldi e inaugurato il 31 gennaio 1929.
In occasione del centenario della sua morte, il Comune di Roma ha istituito un “Comitato per Giggi Zanazzo” presso la “Commissione Cultura del Comune di Roma”, con l’obiettivo di far riscoprire alla città un grande protagonista della Tradizione Romana. E noi speriamo, con questo breve articolo, di aver contribuito a tal fine.