martedì, ottobre 22, 2019 Anno XV
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«Albe’, dai retta a me. Tu non stare a guardare Roma, Juventus, Real Madrid, Barcellona. Vai da chi ti dà più soldi, Albe’, dà retta a me. Come si chiama tuo padre, Albe’». «Claudio». «A Cla’, diglielo pure te. Non fate cazzate, pensate solo ai soldi, non ad altro. Andate da chi vi offre di più. Che qui la carriera è breve. In un minuto arriviamo a trent’anni e ce danno un calcio in culo, Albe’».
Suppongo che più di un romanista, nel leggere nel “virgolettato” CdR le parole carpite ad Antonio Cassano nel suo colloquio con Alberto Aquilani, abbia storto il naso, se non proprio gridato allo scandalo, e quantomeno abbia pensato: “ma perché Cassano nun se fa un pacco de caxxi sua?”.
Io non mi sono scandalizzato. Semmai sono rimasto sorpreso. Sorpreso nel cogliere un attimo di sincerità sotto la maschera di Cassano che mai come ora mi appare come un personaggio patetico. Avesse pronunciato questi stessi concetti su di sé, nel periodo del sofferto rinnovo con la Roma, quando giurava e spergiurava fedeltà ai nostri colori, lo avrei rispettato di più Cassano Antonio, classe 1982 da Bari Vecchia. Perché nella vita quello che conta sono le motivazioni e i soldi sono certamente una motivazione anche se pubblicamente facciamo finta di scandalizzarci. Quanti di noi hanno cambiato lavoro (o vorrebbero cambiarlo) per guadagnare più soldi? “Naturalmente nella vita ci sono tantissime cose più importanti del denaro, ma costano un mucchio di soldi!” diceva Marx, non Karl, Groucho.
D’estate, quando gli stadi si svuotano e i calciatori si godono il meritato riposo, mi sembra di vederli tutti in una vetrina, col loro bel cartellino attaccato. E attorno a loro i compratori veri, quelli che fanno finta di comprare, perché si veda che almeno c’hanno provato e i semplici curiosi. Come ai saloni dell’auto o della nautica. Uno si avvicina ad un cabinato o a una fuori serie. Fa finta di essere interessato, ammira gli interni, si fa anche dare il dépliant. Poi s’allontana corrucciato. “Ci penserò su. Devo parlarne a mia moglie” dice alla sfavillante hostess pensando alla rata del mutuo d’imminente scadenza.
Chi cerca di farsi vendere, o si vende spudoratamente, tradisce. Chi accetta di farsi comprare sposa una causa, una maglia. O così vorrebbe farci credere. E poi ci sono gli “incedibili”, quelli che nessuno vuole comprare. Dalle parti nostre abbiamo sentito i lamenti di Freddi lasciato definitivamente al suo palcoscenico di provincia, ma non ci è giunta conferma delle aste miliardarie a cui la Roma lo avrebbe, secondo lui, sottratto per confinarlo in un oscuro campo di seconda categoria. E che dire di Vincenzo Montella di cui ancora si paga la metà dell’ingaggio (che solo la metà è quello di Riise) solo per vederlo giocare con i blucerchiati? Care se l’è fatte pagà le sostituzioni di Capello e, da bravo ragazzo furbacchione, quando da avversario viene a casa nostra si prende anche i cori di giubilo di chi ancora lo ricorda a braccia tese. Un caro ricordo, caro in tutti i sensi, c’ha lasciato di sé l’aeroplanino.
Ogni anno ha la sua telenovela. Ci fu a suo tempo quella dell’innominabile che per farsi cedere alla Vecchia Signora esibì certificati medici a raffica di depressione conclamata. L’anno scorso è stata la volta di Chivu. Ora tocca ad Amantino. Domani, chissà, ad Albertino lanciasguardi se darà retta a Cassano Antonio, da Bari Vecchia.
Io non mi scandalizzo e non mi indigno. Se c’è un mercato c’è merce. Basta parlar chiaro. Se uno è in vendita lo dicesse senza tanti giri di parole. Come le belle villette a schiera americane col loro cartello “FOR SALE” fai-da-te. L’unica cosa che non sopporto è questo diluvio di attestati di fedeltà un attimo prima di cambiar maglia o mentre si cerca disperatamente un compratore.
Un mesto teatrino al quale sembrano voler partecipare tutti. Dai calciatori che non vogliono passare per “traditori”, ai mass media, che: “abbiamo in esclusiva le dichiarazioni di tizio e di caio” fino alle società che preferiscono di gran lunga tenerci occupati in simili diatribe morali o moraleggianti. Tradì o fu tradito? Fu infame o poco considerato?
Per tagliar corto ci sarebbe, a parer mio, una strada facile e pulita.
Aprire e chiudere la campagna abbonamenti prima dell’apertura del mercato delle vacche.
Mi abbono perché sono della Roma. Chiunque vesta la Sacra Maglia.
Lo faccio per la mia passione, per i miei colori, per respirare l’aria carica di tensione che si assapora solo al Tempio. Non certo perché è stato comprato tizio o caio. E gli unici soldi che mi interessa avere in questo momento sono quelli che spenderò per rinnovare l’abbonamento.
Comunque o, se preferite, a prescindere.
Semplice, diretto, romanista.
Il resto lo lascio a chi ci inzuppa il pane in questo mercimonio.
A proposito, chi sarà l’anno prossimo il Capitano della Lazio?