lunedì, Aprile 19, 2021 Anno XV
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Doveva essere una domenica tranquilla, l’ultima in casa per salutare la squadra aspettando il triplice fischio per tributare il giusto applauso ad una squadra e ad una società che ce l’hanno messa davvero tutta e i numeri sono dalla loro.

Arrivando allo stadio si percepiva più l’aria da ultimo giorno di scuola, quello in cui i giochi sono già fatti quindi inutile pensare se sarai promosso o bocciato meglio pensare a salutare i compagni.

Non è stato così, e per ‘colpa’ dell’Inter è stata un’altra domenica di sofferenza, di budella rintorcinate, di mal di milza. La vera partita non era in campo ma sugli spalti.

I ritmi soft dell’incontro permettevano belle chiacchierate con i vicino di seggiolino e il gol di Vieira doveva essere il sigillo della ‘scampagnata’ al Tempio.

Segna Panucci, autore tra l’altro di una prova superba, ma le bocce restano ferme, tutto normale tutto previsto. I bergamaschi non stanno a guardare e sfiorano il pareggio in più di un’occasione.

Il pareggio del Siena viene accolto con un boato più forte del vantaggio giallorosso, il gol di Balotelli allo scadere del primo tempo invita tutti a lasciar perdere.

Nel prato dell’Olimpico si continua andare al trotto ma nel giro di due minuti i cuori, fino a quel momento al minimo, iniziano a pompare al limite dello scoppio. Prima una piccola accelerazione allo splendido gol di De Rossi su punizione, poi la violenta botta al gol di Kharja, si proprio lui che l’aveva promesso.

L’orecchio sempre più attaccato a quella maledetta radio, lo sguardo sul campo era finto, gli occhi non vedevano la partita, la mente era altrove.

I minuti scorrono lenti, ferme le lancette. Arriva la notizia del rigore per l’Inter, il classico rigore inesistente che avrebbe chiudo degnamente questa stagione segnata in modo pesante dalla classe arbitrale.

Tutti pazzi per Materazzi, grazie a te, grazie di aver prolungato la nostra felice sofferenza. Siamo arrivati ad un punto, un misero punto che dice che non c’è nessuna differenza tra i nerazzurri e noi. L’Inter non ha dimostrato di essere la più forte, anzi. È durata un girone, quello di andata, poi è sparita.

Nessun rammarico, godiamoci l’atto finale con il sorriso sulle labbra, novanta minuti stretti stretti con i nostri petti gonfi, d’orgoglio e d’amore.

petraur@corederoma.net

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