domenica, maggio 26, 2019 Anno XV
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Arne SelmossonC’è stato un solo calciatore ad aver realizzato, nel derby capitolino, almeno un gol sia con la maglia della Roma che con quella della Lazio. E’ Arne Selmosson, svedese nato nella cittadina di Sil il 29 marzo del 1931, in maglia giallorossa dal 1958 al 1961. Selmosson era sbarcato in Italia nel 1954, ingaggiato dall’Udinese che aveva investito su di lui una cifra record (150 milioni dell’epoca), seguendo una moda alquanto praticata allora dalle società italiane, quella cioè di ingaggiare giocatori provenienti dalle nazionali che avevano in precedenza bastonato quella azzurra nelle varie competizioni internazionali. Arrivavano così a frotte giocatori scandinavi che, in numerosi casi, si rivelavano bidoni notevoli. Ma non fu il caso di questo ragazzone mancino, biondo biondo e con una carnagione nivea, tanto da guadagnargli ben presto il nik di “Raggio di Luna”. Da qui anche un piccolo equivoco che si trascina ancora oggi. Nel 1955, i grandi Garinei e Giovannini scrissero una, a suo modo rivoluzionaria, commedia musicale, intitolandola “La padrona di Raggio di Luna” e in molti ci videro (e ci vedono ancora), un collegamento con la vicenda di Arne Selmosson. In realtà, l’ispirazione venne ai due autori, attenti ai fatti del calcio e fra l’altro anche tifosi romanisti, da un fatto di cronaca realmente accaduto, nel quale Selmosson non c’entrava per niente. Quell’opera era la trasposizione della vicenda che vedeva protagonisti lo storico presidente del Palermo, il principe Raimondo Lanza di Trabia, la sua vedova, l’attrice Olga Villi, ed un calciatore argentino dalla non trascendentale notorietà, tal Martegani.Arne Selmosson Il principe Raimondo Lanza di Trabia, era un personaggio originale e stravagante, ancorché munifico mecenate rosanero. Fu in pratica l’inventore del calcio mercato e si racconta avesse l’inveterata abitudine di condurre le trattative nella sua elegante suite all’hotel Gallia, nudo e seduto sul water della stanza da bagno. Un modo, si raccontava, per porre le controparti in soggezione ed ottenere i risultati migliori. Successe che il Martegani non venne acquistato dal principe per la società, ma per se stesso e, quindi, lasciato in eredità ad Olga Villi. Di qui, la vicenda che ispirò la commedia musicale. Il debutto, alla vigilia di Natale del 1955, fu un successo strepitoso, che garantì continue repliche nel corso degli anni. E ciò fu il frutto, oltre che della inedita formula di ispirarsi ad un fatto di cronaca, di uno straordinario cast che vedeva la presenza di Ernesto Calindri, Lauretta Masiero e, nella parte di “Raggio di Luna”, dell’attore italo americano Robert Alda, cui l’interpretazione di un ruolo principale nel musical “Bulli e Pupe” aveva dato una notorietà planetaria. Più o meno con lo stesso cast, “La padrona di Raggio di Luna” arrivò, nel 1961, anche al grande schermo per la regia di Eros Macchi.
Arne Selmosson, nel 1957, approdò alla Lazio. Il “mecenate” biancoceleste, il conte Vaselli, non badò a spese e regalò il campione al presidente Tessaroli. Evidentemente, però, quella spesa fu eccessiva anche per la tasche del conte e disastrosa per le finanze laziali che registrarono un deficit di 818 milioni e 558mila lire di allora. Nell’estate del 1958, il presidente della Roma Anacleto Gianni si fece allora avanti per rilevare il cartellino di Selmosson e offrì la bella cifra di 135 milioni, ossigeno puro per la società di Tessaroli.Arne Selmosson Il quale, uomo dalla granitica volontà, dichiarò subito: “Se proprio dovremo rinunciare a Selmosson, lo cederemo a chiunque, ma non alla Roma!”. Difatti, di lì a poco, lo svedese divenne giallorosso. La reazione dei tifosi laziali non tardò a manifestarsi, sfociando persino in incidenti di piazza, con l’inevitabile corollario di feriti e arrestati dalla Celere.
Da lì cominciò un’altra storia. Arne Selmosson, elegante, sempre corretto e leale, dalla classe adamantina e dal tiro al fulmicotone, disputò nelle tre stagioni giallorosse 99 partite, segnando 32 reti e dando il suo fondamentale contributo alla conquista di quello che è ancora l’unico trofeo internazionale della bacheca giallorossa, la Coppa delle Fiere del 1961. Un campione vero, dentro e fuori del campo che fu, a suo modo e per il suo grande fair play, l’inventore dell’esultanza pacata quando si segna agli ex compagni. In quel caso, il 30 novembre del 1958, si trattava dei suoi ex compagni laziali.