domenica, Agosto 09, 2020 Anno XV
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Anche la lingua di Roma ha una sua grammatica e una sua sintassi. Sono le regole dello scrivere romanesco affinatesi negli scritti degli autori classici: da Belli, a Pascarella, a Trilussa, a Marè, a Dell’Arco, a Roberti.

Un conto è parlare, un conto è scrivere e in queste pagine scopriremo alcune regole fondamentali dello scrivere romanesco.

L’uso dei verbi e l’uso degli articoli.

L’uso dei verbi

A Roma non si usa il verbo “avere” ma il verbo “avé”, con l’accento sulla é, come quello di “perché”.  Non si usa l’apostrofo, ma l’accento “acuto” (che è il contrario dell’accento “grave”, quello di “sarà”, “farò” “è”): l’apostrofo si usa quando una parola viene troncata.

Siccome nessun romano (o meglio: romanesco) dirà mai (e ha mai detto o scritto) “avere”, il dialetto ha selezionato il verbo “avé”, e basta: non è un “avere” troncato, è proprio e soltanto “avé”, quindi non una parola la cui troncatura è sostituita dall’apostrofo, ma una parola nata così.

Per essere più precisi, nel parlato (e nello scritto) comune è molto più frequente l’uso del verbo “avecce”, usato come sottolineatura di possesso.

Coniugazione del verbo AVERCI:
Adesso viene il bello: in italiano la coniugazione del verbo “averci” (corrispondente ad “avecce”) si declina: “ci ho”, “ci hai” “ci ha” ecc. In romanesco le cose cambiano. Quindi, come si declina il verbo “avecce”? Così:

io ciò
tu ciai (o ciài)
lui (o lei) cià
noi ciavemo (o ciàvemo)
voi ciavete (o ciàvete)
loro cianno (o ciànno)

Questo è!  Solo questa è la forma ortografica corretta! Tutto il resto è “sbajato”. Senza appello.

L’uso degli articoli – Gli articoli determinativi

  • in italiano sono:
    il – lo – la, al singolare;
    i – gli –le, al plurale.
  • In romanesco sono:
    er – lo – la, al singolare;
    li – li – le, al plurale.

Quello su cui si potrebbe fare confusione è l’articolo determinativo plurale maschile.

  • in italiano si dice
    Al singolare: il, lo.
    Plurale: i, gli.

In romanesco si dice (ma soprattutto: si scrive) solo e soltanto “li”.
Mentre per il singolare, nel parlato, viene tollerata (ma rimane forma gergale e quindi scorretta) la forma contratta ‘o (es: “nun sta a fà ‘o stronzo); per il plurale non ci sono deroghe: si dice (ma soprattutto: si scrive) sempre e comunque “li” (es: li laziali, li scemi, l’irricucibili).