sabato, dicembre 15, 2018 Anno XV
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Rosella Sensida figc.it

Il Procuratore Federale ha deferito alla Commissione Disciplinare Nazionale il presidente della Roma Rosella Sensi “per avere espresso, nel corso di dichiarazioni pubblicate da organi di informazione, giudizi e rilievi lesivi della reputazione della classe arbitrale, in particolare del sig. Carmine Russo, arbitro della gara Brescia – Roma, disputatasi il 22.09.2010 e delle Istituzioni Federali nel loro complesso nonché per aver adombrato dubbi sull’imparzialità e sulla buona fede degli ufficiali di gara e sulla regolarità del campionato a causa dell’operato degli arbitri. Per responsabilità diretta è stata deferita anche la società giallorossa.

da forzaroma.info

Umberto BossiUmberto Bossi e la sua versione dell’acronimo S.P.Q.R. tengono banco, ormai, da giorni. Ora dalla Uil arriva un’iniziativa: una “serenata per Bossi”, o meglio “contro Bossi”, organizzata dalla Uil di Roma e Lazio a Piazza Pasquino il 4 ottobre per contestare le “battute facili” del ministro delle Riforme. Ad annunciarla, come riferisce l’ANSA, a margine di un sit-in in Regione, il segretario Luigi Scardaone, che spiega: “Dalle 8 di sera in poi, il 4 ottobre, saremo a piazza Pasquino, dove abbiamo organizzato una serenata per Bossi. Ci saranno cantanti tipici romani, e tutti coloro che sono stanchi del suo atteggiamento. Hanno già dato la loro adesione il presidente della Provincia Nicola Zingaretti e Francesco Totti”. La serata, prosegue il segretario Uil, “si aprirà con il brano ‘Te c’hanno mai mannato a quer paese?’ e si chiuderà con ‘La società dei magnaccioni'”.

da il Corriere dello Sport – forza-roma.com

Da quando allena la Roma ha dilatato i confini oltre i quali può spingere la sua romanità. Claudio Ranieri lo fa con il solito stile, ma con l’orgoglio delle sue origini. E’ appena uscito da un periodo difficile, ha vissuto giorni carichi di tensione, ma ne sta venendo fuori. La sua Roma è ripartita, anche se non è ancora quella della passata stagione. Ranieri ha cominciato da un mese la sua seconda stagione in giallorosso. E’ rimasto per tentare di vincere. A maggio scorso ha sfiorato lo scudetto, sarebbe stato un miracolo al primo tentativo. Quest’anno vorrebbe riprovarci, ha una squadra più forte, «tanti giocatori capaci di risolvere una partita» . La falsa partenza può essere annullata da una lunga striscia positiva.

Ha saputo tenere in pugno la squadra in un periodo delicato, ha scacciato con un soffio di vento le voci di suoi possibili sostituti. Certi sussurri gli hanno dato fastidio, non capisce come sia stato possibile mettere in discussione il capolavoro della passata stagione con tre partite storte. Ma il suo orgoglio viene fuori tra le difficoltà. Ranieri assicura che la Roma ha ancora tanto da dare.

Claudio RanieriRanieri, alla luce di Inter e Cluj, possiamo dire che la Roma è guarita?
«Credo sia ancora convalescente, sto cer cando di portare tutti al top e siamo sulla buona strada. La gara di Brescia e quelle con Inter e Cluj ci hanno riportato a un livello di gnitoso e ci hanno dato una grande carica psicologica. Ripeto, siamo sulla buona strada».

E’ certificato che lei sia un grande allena tore. Ma non ha vinto grandi trofei. Adesso ha una squadra competitiva per farlo?
«Il motivo per cui sono rimasto è proprio perché ho l’obiettivo di vincere a casa mia. Abbiamo cercato di creare una rosa larga perché in tutto il mondo si vince così, con un gruppo di giocatori che ti permette di non su bire le assenze. Guardate l’Inter: ora vince più di tutti ma quanti anni ci ha messo Moratti prima di iniziare a raccogliere successi? Io ho il desiderio di vincere con la Roma da romano e romanista».

In Champions ha fatto giocare tutti i suoi attaccanti, ma solo Totti è rimasto in campo 90 minuti. Prepara la sua esclusione per la gara con il Napoli?
«No, avevo programmato con Menez che avrebbe giocato un tempo perché era stanco. Mentre Totti ora avrà un giorno in più prima del Napoli rispetto al tempo intercorso tra Inter e Cluj. Quindi… La verità è che ci sarà spazio per tutti, Borriello è in forma, Vucinic sta arrivando, Adriano lavora sodo».

A proposito di Adriano: perché gioca così largo?
«Adriano giocherà centrale, ora lo sposto a destra per farlo giocare con più tranquillità, senza la pressione immediata del marcatore ».

La Roma ha un grande parco attaccanti ma le manca qualcosa in difesa. Si vince con un grande attacco o una grande difesa?
«Si vince con l’equilibrio. La nostra campa gna acquisti è stata limitata da vicende arci note, con Burdisso e Borriello abbiamo fatto i colpi migliori alla fine. Abbiamo battuto l’Inter ma non siamo ancora al livello dei nerazzurri, abbiamo aggiunto un attaccante nel gioco quindi c’è bisogno di maggiore corsa da tutta la squadra. Serve tempo. Giochiamo alcune gare da squadra, altre con minore continuità, come con il Cluj. Ma sono fiducioso, siamo più forti dell’anno scorso. E il campionato è diverso: l’anno scorso l’Inter andò in fuga e poi rallentò, in più alcune squadre hanno toppato. Quest’anno quelle stesse squadre vogliono rifarsi quindi sarà un torneo molto più competitivo».

Ma chi vincerà?
«Chi ci crederà di più».

Sarà una big?
«Difficile dirlo, la classifica è e resterà corta, quindi potrebbe esserci spazio per una sorpresa. Non dimentichiamo che è un anno post-Mondiale e molti giocatori sono stanchi. Non hanno mai staccato, a lungo termine questa fatica, anche mentale, qualcuno la pagherà ».

Parla di sorprese. Quali squadre intende?
«Il Napoli. E’ bello e quadrato. Lavezzi è tornato Lavezzi, Cavani e Hamsik sono fior di giocatori, è una grande squadra, può farcela. Poi ci sono delle outsider, la Lazio è uscita dagli equivoci dello scorso anno ed è partita bene. Il Palermoè sin troppo giovane ma ha Pastore e Hernandez. Potrebbe venire fuori un campionato come quello vinto dal Verona. Io sono stato innamorato del Cagliari di Riva, se non dovesse vincere la Roma mi piacerebbe vincesse una di quelle che ho nominato».

Anche la Lazio?
Ride di gusto. «Non mi provocate…».

Un pareggio a Napoli sarebbe un’occasione persa?
«Io gioco sempre per vincere, poi a fine gara si valuta. Un punto potrebbe essere la con ferma di una striscia positiva, di una guarigione in corso».

E’ un caso che gli ultimi gol vincenti, di Vucinic e Borriello, siano nati da lanci di De Rossi?
«No, è una cosa che i miei giocatori hanno nel dna. Vucinic ha velocità, Borriello sa suggerire la verticalizzazione. E’ la situazione ideale con De Rossi e Pizarro bravissimi a vedere lo spazio. Non mi piace dire che facciamo schemi in attacco, a calcio si gioca con l’organizzazione difensiva, poi negli ultimi 30 metri dipende dalle nostre idee».

Perché non gioca Simplicio?
«L’ho spiegato, è un ottimo affare ma viene da una precedente lesione guarita in estate. E’ un giocatore stupendo, perfetto per far rifiatare Pizarro. Ma se lui mi dà l’ok, Simplicio va in panchina».

Ci sono voci di mercato su una sua possibile partenza a gennaio, destinazione Genoa?
«A me non risulta. Lo scorso anno non avevamo un vice-Pizarro, ora ce l’abbiamo e per di più preso a parametro zero. Simplicio ha solo bisogno del tempo necessario per inserirsi del tutto».

Ma lo vede anche come esterno?
«Non ha la corsa di un esterno, anche se ha ottimi piedi. All’occorrenza può fare tutto».

Menez che giocatore è?
«Gli manca solo la concentrazione per essere continuo ma ora è sempre presente nell’azione. Gli parlo sempre: “Sei troppo pretenzioso con te stesso”, gli dico, “in Italia si gioca per un’azione, una sola, fatta bene”. Jeremy invece si macera a ogni minimo errore che fa, è encomiabile ma è anche un suo limite. Sta comprendendo che se fa una giocata buona lui ci ha risolto la partita. Jeremy ha tutto. Io ci credo, se si scioglie, diventerà un numero uno internazionale».

Totti sembra tornato nella posizione da trequartista ma lo fa volentieri?
«In realtà non ha mai fatto il centravanti, arretrava sempre, poi gli esterni cercavano il fondo e la crossavano dietro, o per gli inserimenti dei centrocampisti o per Totti e Vucinic. La cosa nuova è che ora Totti ha davanti a sé un compagno che gli toglie un paio di avversari dalle caviglie».

Sì ma lui è contento?
«Non mi ha detto una parola. Totti è un capitano stupendo, che si allena con una professionalità unica ed esemplare».

Da fuori se lo aspettava diverso?
«Mah, sapete, sentivo dire preparatore personale… Invece è un esempio».

Lei è nel calcio da anni. Si è stupito che qualcuno si sia mosso per portarle via la Roma?
«Non so nulla di certo, ho solo avvertito delle sensazioni e letto i giornali. ho visto che è venuto fuori il nome di Lippi ma io, vi giuro, non ho mai fatto nomi. A me preme solo il bene della Roma, non mi sorprenderei se arrivasse una nuova proprietà e portasse un uomo nuovo, mi è già successo altrove. Ma non sono uno che dorme in piedi, ho avvertito delle cose e mi sono stupito della situazione».

Ma, scusi, tra grandi colleghi non ne parlate?
«No, e non ho mai pensato a un nome. La battuta del sigaro mi è venuta solo perché stavo per dire pipa e poi ho detto sigaro per non sembrare troppo romano. A meno che voi non sappiate qualcosa in più…».

La Juve ha fatto con un anno di ritardo quello che aveva chiesto lei?
«La Juve ha capito di doversi rinnovare come società. Ora c’è un direttore generale ed è cambiato il presidente. Io alla Juve mi sono assunto tutte le colpe perché ero l’unico uomo di calcio».

Le sue colpe? Quella di essere arrivato secondo?
«Meno male che lo dite voi… Comunque me le sono prese, ma sono andato via sapendo sapendo di aver fatto più del massimo. Avevano chiesto di tornare al top in 5 anni, io ho fatto terzo il primo anno ed ero secondo l’anno dopo. Forse la mia colpa era solo quel la di essere arrivato al vertice troppo presto».

Lei ha allenato Nedved. Krasic può imitarlo?
«Pavel era un professionista incredibile. Per ora sono lontani ma il serbo ha le premesse giuste. La facilità di corsa di Nedved era impressionante ma Krasic ha lo stesso strappo, la stessa potenza. Poi Nedved ha vinto il Pallone d’Oro, Krasic vedremo».

L’Inter è più debole dello scorso anno?
«Prima potevi mettere Balotelli, ora il primo cambio è Coutinho. E’ un’altra cosa. Però Benitez sta cercando di cambiare, Mourinho aveva dato una enorme carica nervosa, faceva credere a tutti di essere in guerra. Ora si cerca il possesso palla e il pressing alto, filosofia stupenda ma serve tempo. Sarà più bella, d’altronde Mourinho è il più italiano degli allenatori».

Benitez ha detto che se si rigiocasse altre 99 volte l’Inter non perderebbe mai.
«Difficile dirlo, noi all’Inter abbiamo concesso solo tiri da fuori. Però 99 volte mi sembra troppo…».

Il Milan è Ibrahimovic-dipendente?
«Quando hai Ibrahimovic è logico che dipendi da lui. Lo svedese si esalta in quelle situazioni. La squadra ti lavora ai fianchi poi ci pensa lui con quei piedoni. E’ devastante, non solo per il calcio italiano. In Spagna comunque ha fatto 22 gol stagionali, poi succede che uno non si ambienti. Non posso nemmeno dare torto a Guardiola se ha preso Villa, l’attaccante della nazionale».

Quindi ha ragione Sacchi, Ibra è troppo individualista?
«Scusate, ma quanti sono i tecnici che fanno davvero un gioco corale? Guardiola, forse Wenger. Ma anche all’Arsenal servirebbe uno come Ibra, là davanti. Secondo me Zlatan non si può discutere, altrimenti siamo proprio insaziabili».

Per la qualificazione in Champions?
«Fondamentale la prossima in casa con il Basilea. Se vincessimo, saremmo dentro al 50%. Poi potremmo puntare al primo posto nel girone. D’altronde abbiamo perso con il Bayern quando loro erano in forma e noi rabberciati. Ma ai ragazzi devo dire grazie».

Lo spogliatoio parla delle vicende societarie?
«No, Rosella Sensi ci ha messo tutto a di sposizione, risorse morali e finanziarie. Poi credo sia interesse di Unicredit trovare un acquirente con i mezzi per mantenere la Roma ai vertici. La famiglia Sensi merita un grazie, da un decennio la Roma è sempre in testa al calcio italiano. L’accordo è di vendere la Roma in due anni. Sono tranquillo».

Anche per il suo contratto?
«Ho feeling con la dottoressa Sensi, e la banca ha dato l’assenso. Dovremmo firmare fino al 2013, vorrei essere io l’artefice del nuovo progetto».

Ma nel suo futuro cosa c’è?
«Mi piacerebbe una nazionale».

Un allenatore o un giocatore romano possono dare qualcosa in più?
«Dipende. Guardate Mexes, Pizarro, Riise. La gente li ama perché si identifica. Il norvegese gioca con la fede, è d’acciaio. E i tifosi sono disposti a perdonargli anche una giocata sbagliata. Ecco, in questa “romanità” sta entrando tutta la squadra».

Perché Cicinho è finito ai margini?
«L’ho conosciuto dopo sei mesi di stop per infortunio, ma sta ritrovando spunto e corsa, avrà le sue chance. Mai pensato di escluderlo ».

Idem per Doni?
«Sì. Era uno dei più acclamati della A, ha avuto problemi al ginocchio, ha giocato con terribili. Adesso si sta allenando alla grande, niente a che vedere rispetto all’anno scorso, ora è un altro portiere. I campionati si vincono con chi magari gioca una sola volta… ».

Si aspettava un Borriello così forte?
«Sì, l’avevo visto al Genoa, era impressionante. E’ un punto di riferimento in area ma sa farsi vedere ovunque».

Perché i giocatori non vogliono giocare sotto le feste?

«Dipende dal modo di vivere di un Paese, in Inghilterra sono abituati così. Con Ferguson e Wenger provammo a chiedere una so sta a Natale. Ci fu concessa un solo anno. Da noi si può giocare una gara in più prima di Natale».

Da cittadino di Roma, cosa pensa delle “battute” di Bossi?
«Che se la nostra politica è solo “battute”, i politici pensino di più ai problemi seri che in Italia sono tanti».

Come ha reagito agli applausi dei tifosi anche quando non brillavate?
«Mi ha fatto felice. Portavo i giocatori a scaldarsi sotto la curva e stavo con loro per dire “noi siamo uniti”. La gente lo ha capito. Gli applausi significano “crediamo in te”».

A Brescia cosa le scatenò quella reazione?
«Capisco gli errori ma lì è stato troppo. Troppi, troppi errori. E di tutta la terna. In più, da una parte sola.”