lunedì, luglio 22, 2019 Anno XV
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638E’ l’estate del 1966 e all’hotel Gallia, sede del calcio mercato, tutti si contendono il portiere-acrobata Pierluigi Pizzaballa. Si è imposto alla grande nell’Atalanta, tanto da meritare la convocazione in azzurro, l’esordio in Italia-Austria a San Siro il 18 giugno (un’amichevole in preparazione ai mondiali d’Inghilterra dove sarà il terzo portiere), viene definito la grande speranza per la prosecuzione della tradizione dei grandi portieri azzurri. Fra conferme e smentite, se lo assicura la Roma e i tifosi giallorossi già pregustano le prodezze di un ragazzo che ha smentito quanti (e non erano pochi) dicevano: “”Uno con un nome così non arriva da nessuna parte””.
Tutti contenti, quindi, meno colui il quale dovrà cedere il posto a Pizzaballa, Fabio Cudicini. Fabio Cudicini che ha giocato per otto anni nella Roma, ha disputato 165 partite in campionato, ha conquistato la Coppa delle Fiere nel ’61 (trofeo che resta l’unico internazionale della squadra giallorossa) ed è nel cuore di tanti ragazzi tifosi, primo verso della prima soave poesia imparata a memoria (“”Cudicini, Fontana, Corsini, Pestrin, Losi Guarnacci; Ghiggia, Lojacono, Manfredini, Schiaffino, Selmosson””). Ma il calcio è questo: arriva il portiere-acrobata dal nome impossibile e così il portiere triestino, che sarà un giorno Ragno Nero, deve cambiare aria. E va a Brescia.

Il calendario del nuovo campionato (allora si faceva senza computer, con una specie di sorteggio guidato) combina uno di quegli incroci che rendono affascinante questo sport. Il Brescia giocherà la prima giornata del suo campionato con Cudicini in porta proprio all’Olimpico, nello stadio che lo ha visto tante volte protagonista.
Roma sembra imbronciata quel 18 settembre del ’66, un acquazzone rinfresca l’aria afosa della fine estate, ma quando l’arbitro Bigi di Padova guida le squadre in campo c’è un bel sole. Cudicini entra in campo e sembra quasi confuso nel dover affrontare tanti dei suoi vecchi compagni con quella maglia nera con una V bianca sul petto che sembra non essere la sua. Va a prender posto nella sua porta mulinando le lunghissime braccia come per scaldarsi e, arrivato nella piccola area, ha il suo bel daffare per convincere uno stormo di bengalini e passerotti a lasciargli libero il campo. Poi si passa i pugni chiusi sugli occhi, come a proteggersi dal’abbaglio del sole o, forse, a cancellare un velo di commozione per i suoi vecchi tifosi che lo salutano al grido di: “”Cu-di-ci-ni, Cu-di-,ci-ni””.

La Roma schiera: Pizzaballa; Olivieri, Sensibile; Scala, Losi, Carpanesi; Pellizzaro, Spanio, Peirò, Tamborini, Barison. L’allenatore è il grande Oronzo Pugliese. Il Brescia (nella cui rosa c’è anche un imberbe Ciccio Cordova)risponde con: Cudicini; Mangili, Fumagalli; Rizzolini, Vasini, Casati; Salvi, Mazzia, Troja, Bruells, Pagani. L’allenatore è Gei che ordina alla sua squadra un catenaccione degno di miglior causa. La Roma schiuma rabbia tutta la partita, ma a difesa della porta delle rondinelle c’è Cudicini che intende farsi rimpiangere, anche al cospetto di quell’incerto dirimpettaio di Pizzaballa, il portiere-acrobata che gli ha preso il posto e che rischia, nei rari contropiede bresciani, di far saltare le coronarie ai tifosi giallorossi con le sue esitazioni. Cudicini, invece, lui no, non esita, si erge a diga contro i vari Peirò, Pellizzaro, Paolone Barison dal sinistro al fulmicotone, persino contro il “”terzinaccio”” Sensibile, che gli scarica contro una bordata maligna su cui il futuro Ragno Nero vola da palo a palo per respingere. E quando sembra che lo 0-0 sia ormai inchiodato sul tabellone dell’Olimpico, c’è una sortita in avanti di Giacomino Losi, sui cui Mazzia commette fallo al limite dell’area. Barison si sistema il pallone e disegna una splendida traiettoria verso l’incrocio dei pali, lontano dalla portata di Cudicini. I giallorossi già esultano ma Fabio vola ancora a respingere sulla faccia interna del palo il pallone che torna in campo.
Riprende Tamborini e questa volta, con Cudicini ancora a terra, mette in rete. E’ 1-0 per la Roma, è il 75′ del secondo tempo e il risultato non cambia più. E’ vittoria per la Roma, ma Ragno Nero ha dimostrato di che pasta è fatto. Giocherà 18 partite in quel campionato, poi andrà a fare le fortune del Milan di Rocco, campione d’Italia e d’Europa.