lunedì, Aprile 19, 2021 Anno XV
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La gara di ieri sera contro i rigoristi cronici è stato quanto di peggio ci si potesse aspettare. Un arbitraggio infame, che i vari giornalini incarta-pesce del nord non hanno esitato a definire coraggioso o addirittura equo, ha evidentemente impiccato una partita che al netto degli errori del prezzolato di turno, non prometteva nulla di buono a partire dalla lettura della formazione di partenza. Ma per quanto ci ritroviamo uno zombie ben pettinato in panchina e una rosa di mezzi giocatori, non è ancora chiaro come mai, da due anni a sta parte, la VAR funziona sempre e solo nella nostra metà campo e su episodi di dubbia interpretazione.

Ma che non contamo un cazzo non lo scopriamo oggi. E sappiamo chi dobbiamo ringraziare.

Detto questo, ci risultano altrettanto incomprensibili certe lungaggini mentali che Fonseca si permette regolarmente negli scontri diretti, ma anche in altre partite che si pensavano alla portata, come Benevento. Regola fissa, zero cambi prima che sia passata un’ora. E lo fa sempre, mortacci sua. Il tutto, condito da un modo di giocare stantio e inutile, basato su una soporifera ragnatela di passaggi a centrocampo, partendo sempre dalla difesa, che già portava a poco quando si aveva una vera punta davanti (Dzeko) che consentiva agli esterni di salire. Ora che per motivi didattico-educativi da terza elementare, ci siamo trasformati in un collegio dell’infanzia e gioca fisso Mayoral, sono più gli attaccanti avversari che mandiamo in porta che altro.

Sono mesi che chiediamo alla società di allungare la panchina (i centrali di difesa sono dei morti ambulanti e segnano solo i centrocampisti) e di valutare, soprattutto dopo la sveja rimediata al derby, di partire subito con un nuovo tecnico in grado di impostare un progetto serio e di medio termine. Così non è stato, e il valore reale da sesto/settimo posto della squadra, sembra adesso corrispondere alla classifica.

Che fa la società? Non è dato saperlo.

L’unica parvenza di vita apparsa negli ultimi giorni ha poco a che fare col campo ed è in merito all’infinita telenovela dello stadio.

Con “solo” dieci anni di ritardo, la AS Roma ha emanato una nota con la quale (finalmente) dichiara di voler uscire dal progetto Tor di Valle, progetto assurdo ed evidentemente irrealizzabile che ci avrebbe visto come “meri utilizzatori” dell’impianto. In culo al Fuckin’ Idiot panzone di Boston.

Sono anni che cerchiamo di richiamare l’attenzione sul fatto che quello che veniva chiamato progetto-stadio, era in realtà una vasta operazione di speculazione edilizia su un terreno geologicamente problematico, con all’interno, in via del tutto accidentale, un campo da calcio che non sarebbe nemmeno stato di proprietà.

Quante cazzate che ci avete propinato per anni! Quanti soldi buttati e quanti giocatori svenduti (con annesse stecche) in nome di un farlocco fair play finanziario che serviva solo ad impoverire il progetto sportivo, passando per la demolizione del Romanismo, evidentemente elemento di disturbo per gli appartamenti e uffici in classe A, ma a favore di quello speculativo.

Quanti scienziati del giorno dopo adesso, a partire dai giornalai fino ad arrivare ai tifosi-clienti da popcorn. Ma quelli che volevano il male della Roma eravamo noi, Totti, Ranieri, l’ambiente, le radio, Rosella Sensi bla bla bla, i tifosi che andavano transennati e chiusi in un acquario.

Che serva da lezione. E che si certifichi finalmente che la società va rintuzzata a ogni minuto, evitando di berci cazzate extra sportive di cui poco ce ne fotte e ancora meno ci appassiona. Troppa merda abbiamo magnato per farlo ripetere ancora.

Sempre fieri di quello che siamo. Disallineati.