sabato, Luglio 04, 2020 Anno XV
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L’epilogo del leggendario Blade Runner, ha tra i tanti pregi, quello di aprire le porte dell’immaginazione a scenari completamente nuovi rispetto al resto del film. La profondità con cui il replicante Roy coinvolge Deckard (e lo stesso spettatore) nel suo rimpianto, trasforma la percezione che si ha del personaggio, dandogli una connotazione umana diametralmente opposta alla figura del cattivo che rivestiva fino a pochi istanti prima.

Cosa vedrebbe Roy se avessimo girato la cinepresa ieri sera? Tremila persone, tra ragazzi, genitori e bambini, cantare e incitare per novanta minuti un gruppo di mezzi uomini sordi a qualsiasi stimolo esterno. E cercherebbe di capirne il senso.

Le considerazioni tecniche sono totalmente inutili e non intendiamo perderci tempo. Gente che dopo un pari al derby si sente sto cazzo e che si presenta allo stadio un’ora scarsa prima della partita, fa un riscaldamento in passeggiata che manco all’oratorio e sta sotto di due gol dopo dieci minuti contro un avversario avente un quarto del proprio monte ingaggi, ha evidentemente altre preoccupazioni che giocare per vincere. Si trova là perché è previsto dal contratto, nulla di più.

Guidati da un allenatore che ha sculato tre buone prestazioni a Novembre contro squadre messe peggio di noi, e che raccoglie ora i frutti della propria incompetenza. Credito finito anche per il sig. Fonseca, l’inventore del tiki-taka in retromarcia.

Ma su chi si concentrerebbe Roy? Non certo su queste comparse gonfie solo della propria supponenza. Cercherebbe di capire perché questi tremila matti scocciati continuavano a cantare nonostante dal campo non filtrasse alcuna speranza. E la risposta la otterrebbe solo modificando il proprio angolo visuale e capendo infine che l’amore per la Roma va al di là degli indegni che ne vestono abusivamente i colori.

Proverebbe forse pena o più probabilmente un po’ ci si riconoscerebbe, nel ricordare che lui diventa umano proprio nel momento in cui dimostra che i suoi sentimenti sono più reali di chi umano magari ci è nato, ma non ha provato quello che ha provato lui.

Vorremmo con questa iperbole far riflettere chi, sperabilmente, ci libererà presto da questa società e da questa squadra di bovini transumanti.

Potrà decidere, per chi ci casca, di continuare come fanno questi a prendere per il culo, dando magari la colpa all’ambiente, ai tifosi, alle cavallette. Oppure potrà decidere di avere un progetto e metterci al servizio dei professionisti, a partire dalla dirigenza, fino ad arrivare all’ultimo dei giardinieri.

In fondo la vita è questione di scelte, compresa anche il come si vuole essere ricordati. Nel dubbio può sempre chiedere a Roy.