domenica, dicembre 15, 2019 Anno XV
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In principio era di Domenica.

Ogni gesto, a partire dalla veglia mattutina, è funzionale al risultato. Scenderanno in campo in 11, ma sul quel campo saremo molti di più.

La pioggia autunnale, alternata da qualche barlume di sole, conferisce alle foglie quell’odore a cui fai caso solo quando la Città rallenta dal suo caos settimanale. L’intercalare delle fermate del 2, chi si trova alla palla, chi sotto l’obelisco; da Ponte Milvio arrivano gli altri, ondeggianti in quel serpentone di sciarpe e bandiere al vento.

I regazzini fanno troppe domande ed i papà rispondono malvolentieri, nervosi. Una birra ai baracchini, l’ultima sigaretta e poi dentro.

Gli anni, e soprattutto gli interessi televisivi, hanno diluito il rituale a più giorni settimanali, ma non l’amore e la voglia di “lottar per la Maglia Storica”.

Abbiamo già dato conto nelle scorse settimane, di campagne social, quantomeno tardive, che additano la società di seguire una strategia di comunicazione sbagliata e servile nei confronti dei padroni del vapore. A costoro si sono sommati, nelle ultime 48 ore, leoni da tastiera e tifosi pantofolati, che osservano un ipotetico effetto carrozzone a beneficio di Pallotta e soci.

E quindi, visto che non ci difetta nè la memoria, nè l’esperienza di sapere che mamma-sorcio è sempre incinta, puntualizziamo qualche aspetto. La linea di CoredeRoma e dello zoccolo duro dei tifosi che in casa e in trasferta non è mai mancato, è sempre stata quella di sostenere la squadra e di contestare la società, la quale ha nell’ordine:

  1. leccato il culo a più riprese a chicchessia, ladroni compresi, sbeffeggiando quei pochi, tra cui Totti, Garcia e De Rossi, che si lamentavano in maniera sacrosanta per quei torti arbitrali inaccettabili e oltre i limiti della giustizia penale.
  2. umiliato i nostri simboli, Totti, De Rossi e in ultimo Nainggolan, che rappresentavano quell’idea di Roma testaccina e stradarola che noi sentiamo come nostra, al di là del risultato.
  3. allontanato i tifosi dallo stadio, con l’introduzione di barriere, campagne persecutorie e politiche sui biglietti, fondate sul leccaculismo al prefetto di turno, in cambio di chissà quale favore immaginario che a tutt’oggi non si vede (a parte la carriera politica di qualcuno).
  4. smantellato e svenduto a ogni fine Giugno, tutti i giocatori più forti, precludendo sempre e comunque la possibilità di qualsivoglia obiettivo sportivo, certificato dal fondamentale apporto dei vari Pianjic, Salah e Alisson (giusto per citarne qualcuno) alle vittorie delle squadre in cui militano attualmente. E non raccontateci la fregnaccia del fair play finanziario dopo che con la semifinale di Champions si incassarono 80 milioni.

Pertanto, chiediamo sommessamente, madecheccazzo state a parlà? Questi sono i fatti, e non sarà certo qualche buon risultato a cancellarli. Buon risultato che merita la nostra attenzione dal momento che la squadra ha trovato quell’anima tignosa e combattiva che aspettavamo; perchè anche la fondamentale vittoria di ieri sul Napoli, è maturata col sacrificio, coi giocatori che imprecavano per un pallone perso o per una decisione arbitrale discutibile e con Dzeko, nostro capitano, e guidare la Sud all’incitamento alla squadra durante il ridicolo minuto di silenzio in memoria del defunto sfottò ai tifosi avversari.

Ma questi genii pensano veramente che ci sia qualcuno che si auguri l’eruzione del Vesuvio? Ma pensate alle cose serie.

In alto i cuori, e fuori la voce dunque; si tifa allo stadio, in casa e in trasferta, e non davanti alla tv. Questa Roma ha dimostrato di meritare il nostro sostegno, che da qui in avanti non dovrà mai mancare.

Noi ci siamo stati e sempre ci saremo ma la società faccia adesso quel passo avanti che chiediamo da tempo: consenta, con prezzi più accessibili, di riempire il Tempio.

Perchè canteremo fino alla morte. Davvero.