domenica, novembre 17, 2019 Anno XV
          Iscrizione Torna alla Homepage Segnala il sito


Ci sono serate, molto rare invero, in cui le cose tornano al loro posto naturale e ci si può dimenticare delle sofferenze che seguire l’ AS Roma ci impone da sempre.

Torna per esempio un po’ di ordine tra centrocampo e difesa, che con Veretout e Mancini a tenere in piedi la diga, balla molto meno e concede agli avversari un quarto delle palle gol che subiva alle prime uscite stagionali.

Torna il sacrificio di squadra, che consente anche a Pastore di fare la sua bella partita (con tributati applausi) e a Zaniolo di recuperare un po’ di smalto che sembrava smarrito… il tutto in culo agli ex-allenatori diversamente juventini.

Torna un bel tifo e una bella coreografia della Sud che spinge la squadra per novanta minuti e certifica la posizione che si va sempre più compattando nell’ambiente giallorosso: sostenere la squadra, contestare la società.

Torna al suo posto anche la fascia di capitano; al braccio cioè, dell’uomo mascherato che di testa le prende tutte, compresa quella del gol del vantaggio, e consente sempre alla squadra di ripartire, trascinandola da vero leader.

E appare sempre più evidente che il miglior acquisto di questa disgraziata gestione, sia stato evitare di farlo partire, probabilmente più grazie al braccino corto dello sguercio, che alla lungimiranza dei nostri pseudo-manager.

Ma tant’è. E quando si vince contro i polentoni, per quanto siamo oggettivamente poca roba, si festeggia a prescindere da tutto.

La strada deve essere questa: pochi fronzoli, tanta tigna e nessuna invenzione tattica estemporanea. Se Fonseca l’ha capito, è solo una buona notizia; se poi recuperassimo un po’ di lucidità sotto porta, il cerchio quadrerebbe del tutto (arbitraggi permettendo).

Avanti a testuggine e lavorare quindi, che la strada per risalire la china è ancora molto lunga. O come avrebbe detto il nostro fratello Orco “ite a lavorà”.