martedì, giugno 25, 2019 Anno XV
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Con ancora negli occhi, e nel cuore, i momenti dell’addio di Daniele De Rossi, ci troviamo oggi nell’insolito ruolo di analizzare dei non-fatti.

Ma prima di addentrarci nei dettagli, ci si consenta di sgomberare il campo dalle prevedibili illazioni di chi, a fine articolo, troverà il sistema di raccontare una realtà distorta.

CoreDeRoma è un gruppo di amici, che prima ancora di essere diventati tali, sono nati tifosi dell’AS Roma. Cresciuti in borgate e città diverse e che hanno coniugato attorno a questa grande passione, l’impegno sul sociale. Pertanto, senza arrogarci la patente dei duri e puri, vorremmo mettere in chiaro che a noi ce rode er culo per la Roma completamente a gratis e senza alcun interesse secondario o nel nome di chicchessia, fosse esso De Rossi, Totti, i Sensi o chiunque altro.

Detto questo, riteniamo doveroso evidenziare, semmai fosse sfuggito ai più, che l’essere tifosi non determina necessariamente una sorta di atrofia cerebrale che impedisce di crearsi un pensiero critico.

Sebbene possa apparire strano, tra di noi, ma come fuori, ci sono professionisti, imprenditori, laureati e gente che semplicemente ha un livello di intelligenza nella media.

Abbiamo, letto stamani l’articolo apparso su “La Repubblica” a firma C. BONINI e M. MENSURATI, i quali hanno a quanto pare portato a casa uno scoop sensazionale sulle tensioni presenti nello spogliatoio della Roma a partire dall’agosto scorso.

Al di là del fatto che era sufficiente guardare un quarto d’ora di qualsiasi partita di quest’anno per capire che qualcosa non andava… ma andiamo avanti.

I suddetti, dal supremo centro d’osservazione di Siviglia (espressione perplessa), ci raccontano di congiure e minacce tra giocatori e dirigenti (espressione preoccupata) gestite dalla centrale spaziale di Boston tramite pizzini ed email (espressione divertita).

Ora, noi non abbiamo elementi per mettere in dubbio la buonafede dei due di cui sopra e che l’articolo sia stato scritto sulla base di informazioni realmente ottenute; ma ci sentiamo comunque autorizzati a porci e a porre, qualche semplice domanda:

  1. Nel momento in cui c’è una situazione così critica e ingestibile, è possibile che il padrone non prenda un aereo o non faccia quantomeno sentire la sua voce?
  2. Per quel poco che conosciamo la cultura lavorativa americana, è plausibile che un simile disallineamento non sia oggetto di azioni immediate?
  3. Pallotta è sempre stato abbastanza attivo nell’utilizzare i canali social per sparare contro chi non gli era congeniale; fossero essi tifosi, politici locali, allenatori o giocatori che non portavano risultati. E’ possibile che in quest’ultimo anno abbia magicamente vestito i panni del manager silenzioso?
  4. Ma soprattutto… se po sapé checcazzo c’azzeccano tutte ste chiacchiere da pollaio con la questione stadio o con il presunto interesse di Laurentiis e Ferrero per la Roma?

Abbiamo intitolato questo articolo “quarto potere”, perfettamente consci della capacità dei media di orientare l’opinione pubblica, fondamentalmente utilizzando sempre gli stessi vecchi trucchi, nonostante i vari social network abbiano quasi mandato in pensione la vecchia carta per l’insalata (pardon, stampata).

Chiunque abbia avuto l’incombenza di scrivere almeno sul giornalino della scuola, sa perfettamente che quando si vuole indirizzare la reazione del lettore, la chiosa dell’articolo è la parte più importante, non fosse altro perché è l’ultima frase che rimane nella testa, indipendentemente da quanto questa sia coerente col contenuto generale.

Pertanto, ci appare quantomeno dissonante, notare che tre quarti dell’articolo vertano su situazioni prettamente interne allo spogliatoio e la conclusione sia tutta un elogio al pragmatismo Pallottiano e, di contro, alla natura cannibale della Città.

Noi non abbiamo le risposte alle suddette domande e non abbiamo alcuna certezza, ma il dubbio d’aver fatto una tana grossa come una casa, a questa contro-controinformazione di bassa lega, ce l’abbiamo eccome.