sabato, maggio 25, 2019 Anno XV
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Il nostro commento sull’ennesima tragedia che si consuma in seno alla nostra squadra gestita in maniera raffazzonata, senza anima e senza cuore ma anche senza lungimiranza da tristi figuri che risiedono tra le brume anglo-americane è quasi pleonastico.

Non c’è tifoso, non c’è sportivo, non c’è persona, che possa comprendere e/o avallare la scelta di questi personaggi di non rinnovare il contratto a Daniele De Rossi.

Decidere di privarsi dell’uomo, del capitano, dell’amico, del guerriero, del simbolo, dell’uomo-spogliatoio, di uno dei figli prediletti della nostra città è talmente autolesionistico che ci fa pensare che ormai sia stata varcata quella sottile linea rossa … e gialla che demarca il confine tra la lucidità e la follia.
Dopo che il signor James Pallotta ha pensato bene di inimicarsi i tifosi della curva sud (unico e inimitabile dal 1927 ad oggi), ovvero del tempio, del luogo in cui viene custodito il fuoco sacro della romanità calcistica, provvedendo ad etichettarli(ci) come fottuti idioti;
dopo essersene sbattuti del nostro rispetto maniacale per la tradizione e cambiato il marchio storico per sedicenti motivi di merchandising (sono le vittorie a far lievitare il merchandising non un marchio anziché un altro), peraltro con uno in voga già trent’anni fa sui prodotti contraffatti in vendita sulle bancarelle napoletane;
non pago di queste bravate dopo aver dato il benservito al capitano forzandolo all’abbandono della carriera di giocatore (cosa già provata ad inizio mandato, nel 2011 dall’ineffabile Frank Baldini che all’indomani della carica ricevuta ebbe come primo pensiero quello di sparare su Francesco Totti e dare mandato a Luigi Enrico per la sua marginalizzazione – e sappiamo tutti come finì perché il prode Luigi Enrico che stupido non è e non fu ci mise il tempo di un’eliminazione al preliminare di europa league contro un manipoli di dilettanti e un paio di pizze in campionato a capire dell’insostituibilità di Francesco Totti), per poi relegarlo a semplice uomo copertina in grado di proteggere, con la sua immensa aurea, le loro malefatte e senza prendere in considerazione le sue preziosi indicazioni e valutazioni;
dopo aver venduto pure i sassi di Trigoria, i migliori giocatori, i più rappresentativi, i più pugnanti, i più amati;
ebbene dopo tutto questo hanno ben pensato, in un momento così basso di risultati sportivi – che di per se sono il seguito peggiorativo di otto anni consecutivi di fallimenti assoluti – di strappare una bandiera della nostra città e del calcio italiano e soprattutto del calcio romantico che appartiene alla gente.

Sconosciuti dalla dubbia fede sportiva ci hanno comunicato le decisioni dell’azienda Roma in merito a Daniele De Rossi.
Beh, cari sconosciuti non sapete neanche su che carro siete saliti ovvero lo sapete, state a stipendio e siete lavoratori nel vostro immaginario di gente lontana da Roma, dal calcio, dal nostro sangue versato a fiumi.
Dovete sapere che quell’azienda rappresenta il vanto sportivo della città che un tempo fu padrona del mondo,
per quell’azienda Franco Sensi dismise i beni di famiglia e si ammalò, facendo seguito a Dino Viola che lasciò anch’egli la vita per inseguire il suo sogno;
per quella cazzo di azienda Agostino Di Bartolomei si tolse la vita il 30 maggio del 1994; ma voi che ne sapete cosa rappresenta il 30 maggio per noantri ?
Sapete chi era Antonio De Falchi o vi piace la coreografia che ogni anno la Sud gli dedica perché vi fa aumentare i like sui social, unico posto in cui si avverte la vostra frenetica attività ?
Sapete di Renato Rascel che alla notizia della nostra unica retrocessione smise lo spettacolo a teatro ?
Che Amedeo Amadei ceduto all’Inter da una Roma senza soldi pretese nel contratto meneghino di apporre una clausola che gli permetteva di non giocare contro la sua Roma, la nostra Roma, non certo la vostra ?
Sapete che Giacomo Losi, figura troppo grande e che faceva troppa ombra a Helenio Herrera, quando ricevette la notizia che la Roma non l’avrebbe mantenuto in rosa e si apprestava a venderlo smise di giocare nel pieno della sua carriera, perché o gioco nella Roma o non gioco ???
Sapete delle botte prese e date in tutti gli stadi d’Europa per difendere la nostra Romanità ? Di Dino Viola che in questura “senza i miei ragazzi non me ne vado” ?
Di padri e figli che si tramandano la tradizione ?
Ma che sapete. Siete business e lì vi dobbiamo colpire maledetti, e lì vi colpiremo.
Togliendo i like, costringendo Sky a mettere i pupazzi finti per non far vedere i vuoti nello stadio per le partite che verranno tranne quella del saluto a Daniele.
E non appoggiando la tua richiesta Paisà, di scendere in piazza per il nuovo stadio. Se il prezzo per il vostro agognato ritorno oltreoceano è quello di abbandonare per un po’ l’idea di una casa di proprietà (nostra non tua), sosterremo anche questo costo.
Scendi tu in piazza con i tuoi dipendenti.

E intanto il tempo se ne va, si porta via la nostra gioventù, i nostri eroi, si è portato via Agostino, il Principe, Francesco e ora Daniele, che però sanno che Roma è loro e con loro per sempre.
Si è portato via i tamburi, le trombe, le torce che incendiavano l’Urbe, gli amici, Luisa Petrucci figlia di Nello Ramponcino, Dante e il trombettiere, Cavallo Pazzo e Il Palla, Geppo e Roberto Rulli, Nilo e Fausto, Peppone e Paolo, Giorgio Rossi, e ci consuma dentro con questa rabbia che non può esplodere e non si può spiegare.

La sottile linea che divide noi e voi è questa, una sottile linea rossa… e gialla che demarca il confine tra la lucidità e la follia.

Sempre forza Roma