mercoledì, novembre 20, 2019 Anno XV
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Nelle ultime settimane abbiamo sentito commentatori più o meno autorevoli provare a spiegare l’involuzione di risultati della Roma, partendo dal paragone coi fasti della scorsa semifinale di Champions.

Commenti e critiche di superficie, per lo più concentrati sull’aspetto tecnico, come si confà al modo moderno di fare informazione poco incline al faticoso lavoro di ricercare i fatti in profondità.

Radio romane, giornali e, ahi noi, tanti tifosi hanno passato settimane ad analizzare il quattrotrettrè, il ritardo di preparazione, la formazione di partenza sbagliata.

Ma chi ci segue regolarmente, sa benissimo che noi il proverbiale anello al naso ce lo mettiamo quanno cazzo ce pare a noi, senza dover aspettare un fenomeno parteno-yankee d’oltreoceano che oggi si dichiara disgustato. Lui.

Già la partita col Milan, aveva evidenziato la pochezza di un’accozzaglia di giocatori messi in campo da un allenatore diversamente-uomo che si ritrova a pagare la sua inadeguatezza caratteriale prima ancora che tecnica.

Di Francesco ha scelto chiaramente di stare dalla parte della società e contro i suoi stessi giocatori, avallando le cessioni di coloro che formavano la spina dorsale di una squadra che finalmente era temuta in Europa. Posizione incomprensibile e ai limiti della demenza senile, dal momento che, se non dovessero essere raggiunti gli obiettivi sportivi prefissati (con annessi premi), il primo e naturale capro espiatorio sarà necessariamente l’allenatore.

E’ diversamente-uomo Pallotta che, con  tipica supponenza, si permette di calpestare ed insultare Roma e la sua gente da sette lunghi anni. Bla bla bla

“Benatia non è mai stato in vendita” – 2014
“Pjanic non si vende. In passato abbiamo sbagliato a fare troppe operazioni di mercato” – 2016
“Salah al Liverpool?” Con queste domande mi sembrate di giornalisti di Roma. Continuano a farci offerte per molti giocatori e, se dessimo retta a tutti, partirebbero i tre quarti della nostra rosa” – 2017

E si potrebbe andare avanti per ore fino a Nainngolan e Strootman, le cui cessioni hanno evidentemente tolto a tutta la squadra qualsiasi tipo di motivazione.

E’ diversamente-uomo Monchi che, dopo aver cacciato il simbolo della Roma più grande di tutti i tempi, ha eseguito operazioni di mercato degne di un ds di quarta serie, senza neppure grande fantasia e sotto costante dettatura del proprio capufficio.

Dice che siamo umorali. Ma se per umorali significa elencare i fatti, allora vorrà dire che siamo umorali anche nel dire che è un incapace. Bla bla bla.

Sono diversamente uomini Baldini, Baldissoni, Zanzi e tutti gli pseudo-manager che pullulano trigoria.

Sono diversamente uomini quei tifosi, tanti purtroppo, che hanno in questi anni accettato di tutto, omologandosi ed addirittura applaudendo Monchi al suo arrivo al Tre Fontane a Luglio durante l’allenamento.

Avete ferito mortalmente Franco Sensi. Avete insultato senza pudore la figlia Rosella che, con i pochi mezzi a disposizione, stava per compere assieme a Mr. Ranieri nel 2010 un autentico miracolo contro chi, di li a poco, avrebbe conquistato il triplete, tanto per ricordare i veri valori in campo. Bla bla bla.

La partita incolore di Madrid e quella di oggi col Bologna non sono altro che l’applicazione di un progetto coerente di natura puramente finanziaria, come la marchetta alla Qatar Airways sull’acquisto del bidone Pastore per ottenere lo sponsor sulle maglie e le varie plusvalenze realizzate negli anni.

Soffermarsi sull’aspetto tecnico fornirebbe l’ennesima copertura a questa banda de cazzari e chi dice che non c’è un progetto non vede che il progetto c’è, eccome.

Con la questione stadio quasi definitivamente archiviata, non possiamo fare a meno di prevedere che, non appena costoro saranno rientrati del disturbo, leveranno le tende, lasciandosi dietro solo una montagna di macerie.

Nel vostro essere diversi, voi diversamente-uomini, siete tutti accomunati dal nostro più profondo disprezzo.

Ma dormite sereni, prima o poi po’ esse pure che umorali ce diventiamo davvero.

Ci piacerebbe che almeno il Capitano, quello col 10, trovasse le parole per mettere le cose in chiaro, liberando il campo dall’equivoco che, volente o nolente, lo vede comunque coinvolto. Ma forse in questo caso gli ingenui siamo noi.

Vogliamo solo riservare l’ultimo pensiero a Giorgio Rossi, che si è spento dopo 87 anni, di cui 55 passati a servire i colori giallorossi. Una persona autentica che questo schifo non se lo merita e che probabilmente era troppo stanco pure per incazzarsi.

Ciao Giorgio, dagli una massaggiata sulla capoccia da lassù.